Ci vorrebbero le campane per annunciarlo alla città, ma prima c’è da mettere su il campanile. E allora ci pensa la Gazzetta: è stata depositata in municipio la comunicazione di inizio lavori della nuova torre campanaria di Santa Maria la Grande, o dell’Assunta in Cielo, la chiesa più antica di Laterza (XII secolo) fondata da Matilde, moglie di Alessandro conte di Matera. Cartello già affisso in loco, apertura del cantiere data per imminente: sarà l’impresa di Mario Montrone, maestro muratore del luogo e presidente del Comitato della Madonna del Carmine (il cui culto proprio nella chiesa dell’Assunta trova luogo e riferimenti), a realizzare l’opera progettata (a costo zero) da Mario Mele, ingegnere laertino e cassiere del Comitato, “vistata” in aprile dalla Soprintendenza e nell’agosto scorso inserita tra gli eventi programmati in diocesi per la celebrazione dei 900 anni dell’Assunta. Eventi che, partecipati dal vescovo Pietro Maria Fragnelli alla comunità parrocchiale, si susseguiranno fino al 15 agosto 2012: al 1112 risalgono, infatti, la consacrazione e la consegna del luogo sacro ai padri Benedettini. Il nuovo campanile si appresta a diventare realtà quattro anni e mezzo dopo (fine gennaio 2006) la demolizione del vecchio che, concepito in cemento armato, più o meno mezzo secolo fa, in sostituzione della torre demolita negli anni ’60 in occasione della costruzione della canonica, fu bloccato in corso d’opera per l’evidente “dissonanza”, non solo architettonica, con il resto della chiesa. E’ stato don Antonio Rizzi, decano dei sacerdoti laertini e fino a qualche anno fa parroco dell’Assunta, a incalzare il Comitato della Madonna del Carmine, di cui è Padre spirituale, per portare l’opera a compimento: invito raccolto e rilanciato poi da don Luigi Nuzzo, parroco attuale. La torre campanaria dell’Assunta, abbassata di un livello rispetto a quella abbattuta nel 2006 (avrà un’altezza di 9,60 metri, cappello e guglia a parte: si arriva a 11,20 metri), sarà realizzata in muratura. E in economia: contenute le spese di manodopera, tufi, rigorosamente di provenienza locale, forniti a prezzo di costo dall’impresa Vittorio Papapietro. Dodicimila euro l’importo complessivo: contribuscono a “coprirlo” benefattori cittadini al momento anonimi, imprese locali, Comune e Provincia (1500 euro a testa). Intanto le tre campane “rifuse” tra il 1961 e il 1968 dalla ditta «Artifex» del Cav. Nicola Giustozzi e figli, di Trani, attualmente depositate nell’Assunta, ripassano i rintocchi a memoria.