La città di Laterza in rete

Tante mail e pochi documenti davvero utili. Sulla strada che dovrebbe condurre lo stabilimento Miroglio - e ciò che conta di più i suoi 227 dipendenti - a passare in carico alla tedesca Be4Energy c'è molto di virtuale e pochissimo di cartaceo. L'incontro di sabato scorso a Ginosa, tra politici, sindacati e lavoratori, doveva sortire l'effetto di spingere gli emissari del gruppo che punta a realizzare il più grande impianto fotovoltaico di Puglia (e oltre) a fare qualche passo concreto nella direzione voluta dalla Regione. Uno almeno: presentare la richiesta di Autorizzazione Unica, con il carteggio che la legge prevede per far partire il procedimento. E invece, negli uffici regionali continuano a girarsi i pollici, in attesa di poter esaminare la documentazione. In effetti, proprio a cavallo con la riunione di Ginosa è giunta una mail dal dott. Berling (il rappresentante della Be4Energy che tiene i contatti con la stessa Regione e col ministero dello Sviluppo economico) che tuttavia rappresenta poco più che una manifestazione d'interesse; corredata, certo, da un elenco delle possibili aree su cui si vorrebbe realizzare l'arcipelago di parchi fotovoltaici da 120 megawatt, ma senza null'altro che possa evitare di far trapelare un commento laconico, ma incontrovertibile: «Si tratta di documenti non conformi». Di qui la risposta conseguente degli uffici regionali, stando a quanto si è appreso successivamente, contenente una richiesta di chiarimenti (letti in copia dal Ministero) sia sulla documentazione sia sulle intenzioni, che suona un po' come le parole pronunciate dai lavoratori Miroglio a Ginosa: «Be4Energy deve dire se sta dentro o fuori...». Del resto, il tempo stringe. Per il 15 novembre è già in agenda un vertice al Ministero per definire “la pratica” e, subito prima, dovrebbe tenersi un incontro preparatorio in Regione che, a questo punto, diventa sempre più aleatorio per mancanza della materia su cui discutere. Insomma, si continua a maneggiare «documenti diversi dai file richiesti», in assenza di uno «screening di fattibilità» e senza uno straccio «di progetto, di impegni e fidejussioni», nessuno studio d’impatto ambientale, certificati di destinazione urbanistica o accordi con il gestore della rete elettrica. Cioè tutto ciò che serve per mettere in moto la conferenza dei servizi che è la strada per arrivare all'esito positivo dell'autorizzazione unica. Altri tipi di comunicazione, per così dire, restano nel Limbo di ciò che «non è esaminabile dalla Regione». Unici dati certi, al momento, sono quelli che conoscono bene i dipendenti Miroglio: lo spauracchio Intini (l'offerta precedente finita nel nulla) e la scadenza della Cigs ad agosto 2011. Una domanda aleggia sinistra: ma a che gioco si sta giocando?



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» Fonte: Corriere del Giorno
» Autore: Corriere del Giorno
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