Se il «caso Miroglio» fosse un thriller, il “giallo” sarebbe bello e servito. Invece, si tratta del destino di 227 lavoratori e allora bisogna andarci con le molle. Perchè tutto dipende dalla Be4Energy, il gruppo tedesco che si è candidato a subentrare ai piemontesi, dalle sue intenzioni e dalle azioni concrete. «Questione delicata» fanno sapere dagli uffici della Regione Puglia, che escono dal tradizionale riserbo per chiarire, pur senza chiudere porte, i termini della vicenda. Perchè, fanno presente da Bari, «sono circolate notizie che non corrispondono alla situazione di questo momento». E i fatti, nudi e crudi, sono che «ad oggi non abbiamo una richiesta di autorizzazione unica presentata da Be4Energy», neanche un foglio al posto dei tre faldoni che servirebbero. Insomma, la vertenza è ferma alle mosse fatte sul tavolo romano, dove c'è la proposta del gruppo tedesco, disposta alla riassunzione dei lavoratori per utilizzarli in un mega parco fotovoltaico da 240-250 megawatt, poi ridotto circa alla metà. Il resto, quindi, va ricondotto alla «richiesta di documenti» da parte della Regione, per cui «si è ancora in una fase preliminare». Il problema vero - al netto del processo in corso al Ministero dello Sviluppo economico - è che l'autorizzazione unica è un procedimento complesso, in cui entrano in gioco le competenze di più Enti (Regione, Provincia, Comuni, Arpa, Autorità di Bacino, ecc.). In soldoni: non si possono fare sconti, anche se «l'attività è in corso». E le cose si complicano quando si corre il rischio «di usare strumentalmente i lavoratori». Nel frattempo, confermano dalla Regione, «Be4Energy non ha fornito il piano industriale al Ministero, nè ha presentato i file che servono per lo screening di fattibilità». E allora si può solo «sperare che vada bene, ma non si può dire, ad oggi, quale sarà l'esito». E i tempi, come sempre, «dipendono dalla presentazione esatta e completa dei documenti». Non servono, invece, «notizie falsamente ottimistiche, ma energie concentrate nella presentazione della domanda». Sembrerebbe un consiglio dato da un amico. Ciò di cui hanno bisogno i lavoratori che si riuniranno sabato a Ginosa. Appuntamento alle 10,30 al teatro Alcanices: l'attesa, per il loro futuro, è ancora dannatamente lunga.