Dalla terapia all’autonomia. Anche le persone con grave handicap psicomotorio possono raggiungere buoni standard di indipendenza e di relazione interpersonale, partendo dalla casa, dalla famiglia, per arrivare, poi, al quartiere, al paese e alla città. Con questo spirito, da più di due anni, il centro di riabilitazione Osmairm di Laterza, la più grande struttura pugliese per la cura e l’assistenza della disabilità grave, ha avviato nei tredici ambulatori del territorio un progetto pilota che ha coinvolto diversi gruppi di ragazzi di un percorso di autonomia e di realizzazione del sé. «Si è partiti – dice lo psicologo Domenico Coppi, tra i coordinatori del progetto – dai bisogni primari, come lavarsi, come vestirsi, come comportarsi in casa e in famiglia». «Una difficoltà principale – ammette Coppi – è soprattutto staccare il cordone ombelicale tra genitori e i ragazzi con handicap, facendo capire a mamma e papà che il loro aiuto è fondamentale, ma è possibile che i ragazzi facciano anche da soli, fin dove possono». La seconda fase del progetto, che ha visto capofila gli ambulatori di Ginosa e Castellaneta, insieme alla sede centrale di Laterza, ha coinciso con l’uscita di casa, una puntata al bar, al negozio di alimentari per un po’ di spesa, lungo le strade principali per capire e gestire il traffico e i segnali. «I ragazzi - dice Coppi – hanno progressivamente imparato come si attraversa la strada, hanno acquisito un certo senso dell’orientamento, hanno imparato, per quello che potevano, ad usare i soldi e a tornare autonomamente a casa». Ma l’iniziativa dell’Osmairm si è spinta oltre, a cercare possibili prospettive di inserimento sociale e lavorativo. Molto indicativa in questo senso è l’esperienza di Carmine, non sappiamo se si chiami esattamente così, ma non importa, un ragazzo con handicap che è stato inserito in noto bar del centro di Castellaneta ed ha imparato a fare il caffè espresso, a servire ai tavoli e a pulire, seppur opportunamente guidato. «Non si vogliono fare miracoli – come spiega il dottor Coppi – solo raggiungere le autonomie possibili e lavorare sull’autostima e sulla costruzione della personalità dei ragazzi». Si procede a piccoli passi, che diventano grandi. L’esperienza di Carmine non è un caso isolato. Anche i suoi genitori hanno preso più coscienza delle sue capacità e possibilità. Il ragazzo frequenta con profitto l’istituto alberghiero, è possibile che presto, come è stato per la “Caffetteria” di Castellaneta, potremmo vederlo in un’esperienza di scuola lavoro nella mensa dell’ospedale di Castellaneta. La grandezza del progetto, come rilevano tutti gli operatori coinvolti, è il livello di interazione e di accoglienza raggiunto. I risultati sono stati possibili anche grazie alla disponibilità degli operatori economici e della gente di Castellaneta, Ginosa e degli altri ambulatori che hanno recepito e collaborato nella realizzazione dei percorsi di autonomia. Il centro di riabilitazione non è più una struttura chiusa ma si apre al mondo e alle persone che di esso fanno parte. Non si insegue l’impossibile. Ma volete mettere un caffè servito di tutto punto da Carmine? Il progetto è ancora in corso. Nei gruppi sono nate grandi amicizie e forse anche piccoli amori. Tutti si sono rivisti e ritrovati persone. L’handicap si supera cominciando da noi, da quello che siamo e da come accogliamo. A piccoli passi, che diventano grandi negli occhi di ragazzi che ci incontrano.