La città di Laterza in rete

E’ tutta lì, Laterza, racchiusa fra quelle pagine: strade, case, fontane, chiese, chiese rupestri, campi e poi, soprattutto, uomini, donne… Tutto, fra le pagine di un’opera – la “Storia di Laterza. Dalla preistoria ad Internet” – data alle stampe da Mario D’Anz i, scrittore e giornalista, già redattore del Corriere del Giorno e presidente della “Cooperativa 19 luglio”. Il volume di Mario D’Anzi – opera imponente per dimensioni, contenuti e impatto visivo – è stato presentato nel SantuarioMater Domini, al quale l’autore riserva un capitolo di gran pregio, arricchito da preziose immagini d’epoca della festa grande, quella del 20 maggio. Anche questa è Laterza. Laterza sacra. Laterza vera. Laterza autentica, quella che vive il vero significato della festa patronale, quale occasione di profonda aggregazione familiare e comunitaria. Dalla preistoria ad Internet, passando dunque dal lungo respiro della storia alla cronaca recente, la città cresce, si evolve, conserva, rivaluta, forse qualcosa perde, ma il rimpianto non serve, sembra ricordarci l’Autore, per il quale il tempo è sempre pregno, poiché apre ad orizzonti sempre nuovi. E’ la magia della scrittura, che scava nel tempo e affonda nelle esistenze. E Mario D’Anzi lo fa da giornalista di specchiata onestà intellettuale, immune da un peccato, quello dell’artificio retorico, consapevole com’è che il linguaggio della carta stampata non può essere ampolloso né può scivolare nella goffaggine ambiziosa. Spinto dall’e sigenza di chiarezza e dall’ansia di comunicazione, egli sente la responsabilità della parola, facendo proprie le considerazioni di Manzoni, secondo il quale talvolta “le parole sono più ritrose e intrattabili delle cose”. Gli interventi del delegato vescovile per il Santuario, don Domenico Giacovelli, e di Marilù Ruocco, vicecommissario straordinario del Comune di Laterza, hanno immesso immediatamente nel vivo della serata – inserita peraltro nell’ambito dei festeggiamenti in onore dei Santi Cosma e Damiano – mentre la “nota” introduttiva dell’Autore ha permesso di penetrare in profondità sia le idee ed i sentimenti, sia gli antefatti stessi del libro. “Ahì estàn los jardines (Là sono i giardini)” scriveva Borges, parlando dei volumi importanti (“Il guardiano dei libri”). Metafora, questa, che ben si addice al dotto e brillante percorso tracciato di Pietro Dalena, nel condurre l’uditorio, attento e qualificato, in una sorta di scoperta del testo, presentandone di volta in volta le suggestioni, le componenti, i colori e tutto ciò che determina le insite “provocazioni intellettuali”. «Mario D’Anzi – ha spiegato l’illustre relatore – con encomiabile esercizio sapienziale e autentica passione civile, analizza con il piglio del giornalista la documentazione superstite, che del territorio di Laterza conserva i caratteri originari, e ne coglie, in una visione integrata, i valori profondi, il senso dei legami sociali e dell’appartenenza, cioè quei caratteri primigeni, che concorsero in passato a costruire il modello storiografico erudito, e li consegna in un agile, fluente volume». Il giornalista Rai, Salvatore Catapano ha poi offerto ulteriori stimoli di riflessione ed ha sottolineato il valore della ricerca d’archivio e dell’apparato fotografico, indicando altresì i collegamenti della storia laertina, scritta da D’Anzi, con quelle di altri comuni e della stessa Taranto, “città sostanzialmente scollegata dalla sua provincia”. Ha fatto seguito l’intervento dell’amico e collega Silvano Trevisani, dalle cui riflessioni è emerso quell’indiscusso spessore culturale ed umano, che contraddistingue ogni suo dire: «Mi pare di vederlo Mario che si mette in piedi di fronte al fluire del fiume della storia e immerge le mani per pescarvi i misteri, i segni che vi scorrono, con la stessa curiosità di un fanciullo che ascolti per la prima volta il racconto di Ulisse e ne tragga le immagini, che poi faranno parte per sempre del proprio bagaglio culturale ed emozionale. Questo lavoro di Mario è una miscellanea di studi, un mosaico molto ampio di tasselli, che costruiscono il racconto non come semplice racconto della storia della città, ma come storia della conoscenza storica della cittadina…». Di particolare interesse anche le parole di don Vito Mignozzi: «Da queste pagine emerge la figura di uno storico credente. E’ un’operazione rilevante, che ha saputo esplicitare la volontà della comunità credente di rendere visibile la fede. La comunità ha costruito chiese, tante chiese – tutte riportate da Mario D’Anzi – perché il tesoro della fede non rimanesse nel vissuto personale. Il volume ha un valore pedagogico». “Là sono i giardini, i templi e la giustificazione dei templi”. Nella mente ancora i versi di Borges, in un’alternanza di pensieri ed emozioni, confermati anche all’ultimo “dono”, il messaggio di mons. Pietro Maria Fragnelli, affidato proprio a don Vito: «Ne sono il primo lettore. Mi colloco quotidianamente sul dirupo, in senso fisico, oltre che metaforico, nella mia casa sulla gravina! – a meditare con l’autore sulla notte dei tempi e sullo scorrere dei secoli incontro al futuro. (…). Questa storia contribuisca a purificare ogni nostra scienza cieca e a coltivare quell’amore, umanamente e cristianamente maturo, che edifica in terra laertina e in ogni terra».



» Corriere del Giorno

» Fonte: Corriere del Giorno
» Autore: Maria Carmela Bonelli
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