È stato denunciato in stato di libertà dai carabinieri di Leporano, in provincia di Taranto, il proprietario di un fondo agricolo all’interno del quale si trova un casale dove l’uomo avrebbe gettato nel fuoco tre cagnolini. Si tratta di un operaio di 56 anni, F. B., che ora deve rispondere di uccisione di animali e rischia una pena detentiva fino a 18 mesi. Il 9 settembre scorso alcune volontarie dell’associazione animalista «Quattro cani per strada», nei pressi di un casolare di Leporano, si erano trovate dinanzi ad una scena straziante: qualcuno aveva gettato nel fuoco tre cagnolini dei quattro che le animaliste accudivano in quell’immobile abbandonato dopo averli trovati chiusi in una busta di plastica qualche giorno prima. Le indagini hanno consentito di accertare che, proprio quello stesso giorno, il proprietario del casolare aveva trovato i cagnolini e, infastidito per la presenza indesiderata e per i pochi escrementi lasciati a terra, ha appiccato un piccolo fuoco dove ha gettato anche i cuccioli. Uno era riuscito a scappare ed è stato trovato incolume mentre due sono morti carbonizzati ed un quarto è stato trovato a poca distanza ancora vivo ma con gravi ustioni ed è morto successivamente tra indicibili sofferenze. Quella del maltrattamento degli animali è purtroppo una piaga. Nei giorni scorsi a Laterza, sempre nel Tarantino, un cane randagio, vittima di avvelenamento, sarebbe stato lasciato in strada per nove ore prima di ricevere un soccorso adeguato, mentre gli addetti al canile, avvisati dalla polizia municipale, avrebbero badato solo a disinfettare l’animale, lasciandolo sul posto. La segnalazione è giunta da alcuni volontari della Lega nazionale per la difesa del cane, i quali hanno poi prelevato il cane, ormai in stato comatoso, trasferendolo in una struttura veterinaria privata. Il cane è ancora in pericolo di vita. Gli ani malisti hanno anche chiesto al commissario prefettizio di Laterza se siano state adottate tutte le misure di sicurezza per evitare che qualcuno sparga in strada bocconi avvelenati, facendo vittime tra gli animali randagi. Ogni tanto, in passato è circolata voce, in qualche zona turistica, di «soluzioni finali» adottate contro i cani, in particolare in estate, quando turisti insofferenti e residenti intolleranti si sono accaniti contro quelli che pure vengono definiti i migliori amici dell’uomo. A fronte di tanta crudeltà, va evidenziata viceversa l’opera di numerosi volontari che, in forma associata o anche singolarmente, si spendono per l’aiuto e la cura di animali in difficoltà. Non è un caso che su Facebook, uno dei più frequentati social network internazionali, siano nati gruppi spontanei di animalisti che non solo si occupano della sensibilizzazione intorno ai temi del randagismo ma si preoccupano anche di pubblicare annunci finalizzati all’adozione di cuccioli abbandonati. Decine e decine di fotografie di bestiole in cerca d’affetto vengono fatte circuitare quotidianamente on line nella speranza che trovino finalmente una casa.