La città di Laterza in rete

Crisi e frantumazione. Oggi cominciano ufficialmente le manovre per le elezioni comunali della prossima primavera: apre il Pd. Quelle private sono in corso da un po’ di tempo. Prima che Bersani ne riesumasse l’intenzione, il Pd ha invitato nella sua sede per oggi tutti i partiti che hanno fatto parte dell’Ulivo, per discutere della coalizione e delle primarie per il candidato sindaco. Nella sezione del Pd dovrebbero trovarsi tre raggruppamenti: il Pd, appunto, l’Idv e i vendoliani. Ognuno ha il proprio “quid”, ma tutti e tre hanno una caratteristica comune: sono divisi al loro interno e son portatori di divisioni. Innanzi tutto il Pd, con i suoi due candidati alle primarie, Gianfranco Lopane e Sebastiano Stano, appare, e forse è, diviso in due; a loro volta i vendoliani sono divisi tre gruppi, altri dice tribù: quelli della Fabbrica, capeggiati da Rocco D’Anzi; quelli di sempre, di Vito Sannelli; gli ultimi arrivati, ma molto gallonati, i cigiellini Mario Fraccascia e Lorenzo Caldaralo; poi il dipietrista Arcangelo Cirielli, come il suo leader nazionale, un riottoso a tutto ciò che non sia di sua produzione, un divisore. Al summit di riulivizzazione è certo che non andranno Fraccascia e Caldararo, sia perché non sono stati invitati, in quanto non ancora costituitisi in corrente partitica, sia perché non ci sarebbero andati comunque, essendo gli strateghi che usano sfruttare gli errori degli altri, il più delle volte aggiungendovi i propri. Non si sa se ci andrà Cirielli, un cislino vecchio democristiano, nella sua verde età incompatibile con i comunisti; oggi i vendoliani sono comunisti inclusivi, ma i cislini, marchionizzatisi, vedono di nuovo i comunisti irriducibili come il fumo negli occhi. Cirielli ha fatto sapere che non gradisce le primarie, di avere un nome pesante per la candidatura a sindaco, cui, quindi, non infliggere la “diminutio” della lizza con chicchessia, e di essere attratto da un altro ex democristiano, l’Udc Franco Frigiola, che ora non può più essere alleato del Pdl, sia perché Berlusconi ha imposto il “o con me o contro di me”, sia perché l’Udc ionico è alleato del centrosinistra, sia perché se si andrà alle elezioni politiche l’Udc diverrà la Dc degasperiana, “partito di centro che guarda a sinistra”. La riunione in casa Pd è importante per tre motivi: per vedere in quanti ci andranno, cioè la consistenza della coalizione; e per sapere in quanti aderiranno alle primarie e per fiutare il vento: molti candidati alle primarie, coalizione vasta e competitiva; pochi “primaristi”, coalizione rachitica, anzi frammentata. Finora solo D’Anzi, è il non Pd disposto alle primarie; ma se nessun altro vorrà partecipare gli verrà qualche dubbio sulla convenienza a misurarsi da solo contro i due del Pd. La qual cosa, però, certificherebbe che la coalizione comincia con una fragilità strutturale, bisognosa di molto tempo e molta generosità per essere irrobustita. E questa nascita gracile interessa alla destra, che ha divisioni non meno profonde della sinistra e interessa a quanti vogliono departitizzarsi, o perlomeno distinguersi dai partiti su piazza, i facitori di liste civiche. Il Pdl al momento è diviso in tre: i seguaci dell’ex sindaco Giuseppe Cristella, che per fidelizzare il suo elettorato non può non imporre a sindaco un suo fedelissimo, il cugino Vito Minei, un surrogato di dinastia; un gruppo di generali con truppe ed ex generali forse senza più truppe, Franco Perrone, Agostino Perrone, Vito Di Lena, Franco Cristella, Licia Catucci; gli amici di Leonardo Pugliese che versa in due lancinanti incertezze: fare il terzo competitor a destra, senza alcuna speranza, restare nel Pdl o andare con Fini e Poli Bortone quando nascerà il Fli, o dedicarsi a casa e bottega. La sinistra spera che la divisione del Pdl vada in porto, perché così diventerebbe competitiva; gli spezzoni della destra hanno tutto l’interesse a far rompere la già lesionata sinistra, per batterla con più facilità; gli aspiranti “civici”, fra i quali il primo a dirsi pronto è il fittiano Gianpiero De Meo, hanno interesse alla rottura in entrambi gli schieramenti principali perché così il “quantum” per la vittoria si abbasserebbe fino ad essere alla portata di tutti: più liste, meno voti bastevoli alla vittoria. I voti validi di Laterza, infatti, sono circa 10 mila, se le liste in lizza fossero quattro o più, sulla carta tutte più o meno alla pari, la vittoria si situa al di sotto dei 3000 voti, traguardo giudicato raggiungibile da tutti: idea espressa con molta efficacia da un detto pokerista: piatto ricco mi ci ficco. Chi dice di conoscere i protagonisti dà per certa a destra la rottura fra cristelliani e perroniani-dileniani e la fuoriuscita di Pugliese o in una lista di centro con Frigiola ed altri, o a casa; e a sinistra la formazione di un’altra lista: quindi da quattro liste in su. Chi conosce il male italiano, osserva che è presente anche a Laterza: tutti in a brigare per vincere le elezioni; cioè conquistare il potere; nessuna idea, nemmeno balzana, per la città. Laterza è un paese del profondo Sud in progressivo sprofondamento, cioè in crisi endemica; ma le classi politiche di destra e sinistra raddoppiano, triplicano, si frantumano. Una crisi alimenta l’altra: quella di sistema contagia quella della classe politica e questa quella.



» Corriere del Giorno

» Fonte: Corriere del Giorno
» Autore: Michele Cristella
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