Vino di qualità, ancora troppo poco rispetto alle potenzialità della zona ionica ma con ampie prospettive di ulteriore crescita. Sono sempre più numerose, di anno in anno, le superfici dedicate a vitigni Doc (Denominazione di origine controllata) ed Igt (Indicazione geografica tipica) che entrano in produzione. Secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori) il dato attuale invita senz'altro alla riflessione. C'è un'oggettiva «esiguità della produzione con certificazione Doc, Docg e Igt ». Nel 2001, evidenzia la Cia, su un totale di vino prodotto pari a 1.392.170 ettolitri, è stata solo di 200.000 hl quello Doc e 210.000 quello Igt, i restanti 982.170 erano di vino comune. Sullo sfondo, a Taranto, ci sono circa 13.000 aziende agricole per un totale complessivo di 30.105 ettari coltivati a vite con evidenti potenzialità di crescita. «Dal 1985 ad oggi c'è stato un decremento del 32% per la scarsa remuneratività dei vini generici e per "la falsa chimera" dei premi di comunitari per lo svellimento - fa notare la Cia - . Nonostante ciò la vitivinicoltura ionica produce una media di 2 milioni di quintali di prodotto che, con una resa media del 70%, corrisponde a circa 1.400.000 ettolitri di vino». Come commentare questi dati? «E' vero, si potrebbe produrre molto più vino di qualità, ma Doc e Igt sono in crescita esponenziale - dice Luigi Primiceri, presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria - mentre è sempre minore il vino da tavola non qualificato. La situazione migliorerà ancor più con gli ettari in riconversione, in cui si è passati da varietà poco pregiate e che miravano alla quantità destinata alla distillazione, a varietà autoctone per fare qualità». Tante le differenze di regole fra Doc, più severe, e Igt, meno impegnative, e che partono addirittura dal vigneto. Per il Primitivo, ad esempio, l'Igt richiede quantitativi di produzione per ettaro mediamente di 150 quintali mentre per la Doc è fissato un massimo di 90 quintali. «Di Doc, non a caso, ce n'è solo una, di Igt ci sono invece Salento, Puglia e Tarantino. Io sostengo - conclude Primiceri - che per l'Igt non dovrebbe essere consentito l'utilizzo del nome del vitigno. Il consumatore meno accorto va tutelato, perchè indicando Primitivo sull'etichetta potrebbe comprare un Igt quando cercava un vino Doc. Nell'ambito del Consorzio di tutela stiamo discutendo sull'opportunità di avviare un'azione legale su questo elemento che mi pare condizioni il mercato». A rafforzare lo sforzo di qualità dei produttori tarantini c'è anche la richiesta di una nuova Doc. Giuseppe D'Onghia, presidente della cantina sociale Dolcemorso di San Basilio (Mottola) dove ha sede il comitato promotore del Colline Joniche Doc, ritiene che entro fine anno la parte preparatoria sarà conclusa. «La Doc è indispensabile per dare il giusto valore allo sforzo di qualità che portiamo avanti da anni - conclude D'Onghia - . E il riconoscimento riguarderà per intero le produzioni dei Comuni di Mottola e Laterza, e parte di Ginosa, Castellaneta, Massafra, Crispiano ed anche Martina Franca». La Doc Colline Joniche, però, non sarà operativa a breve tenendo conto che l'iter preparatorio non ancora concluso è stato avviato alla fine degli anni '90.