La città di Laterza in rete

Tutto è cominciato in viale Europa. Bandiere, cappellini colorati, fischietti, striscioni, tamburi e, in testa, grossi trattori. Il popolo della protesta, tra guizzi di colore e urla di denuncia, si è incanalato per le vie cittadine, raccogliendo, come un fiume in piena, il contributo di numerosi affluenti. Agricoltori, politici, rappresentanti delle categorie produttive, Coldiretti e Cia, sindacati e poi ancora docenti delle scuole laertine e soprattutto tanti, tanti studenti. Forse duemila, forse qualche centinaio o migliaio in più. Stime ufficiali non ce ne sono. Di certo, però, la manifestazione di protesta ha riversato nelle strade più gente di quanto ci si aspettava: un cordone lungo oltre un chilometro. Un cordone colorato e rumoroso dai diversi volti: quello ufficiale dei rappresentanti in doppio petto, quello "agricolo" dei trattori e delle bandiere Coldiretti e Cia, quello energico degli studenti laertini. Di certo, i più emozionati di tutti. "Non è giusto che il Sud diventi il rifiuto del Nord! Ci dobbiamo far rispettare!" gridano a gran voce Bruno, Antonio, Celeste e i compagni della III A della Michelangelo, mentre tengono per mano il grande striscione con la bandiera della pace. "Se non ci fossimo noi studenti, - in tono un po’ critico Silvia Perrone – non ci sarebbe nessuno a manifestare!". E mentre il corteo sta per partire, i ragazzi delle Scuole medie affilano gli "strumenti" della loro protesta: uno indossa il suo cappellino, uno chiede di sventolare una bandiera, un altro intona uno slogan, qualcuno, invece, vuole dire la sua e, come esperti o politici, i giovani studenti si fanno avanti per spiegare il loro no: "Perché proprio al Sud? – si chiede il gruppetto della III F - Siamo una pattumiera!". "E’ una scelta sbagliata – obietta uno di loro, Giuseppe Perrone - ogni regione dovrebbe avere il suo sito nucleare, in base a quanto produce". "Il Sud è considerato una discarica, il Nord rimane ricco", va giù il compagno Pietro Cirielli. "A loro non interessa, - dice la collega Tania Minei - pensavano che noi non ci ribellassimo, invece sono state organizzate tante manifestazioni per la sicurezza del Sud". "Non possono distruggere terre fertili come le nostre, che andrebbero valorizzate di più con l’agricoltura", dice infine Maria Carmela Galeandro. Più timorosi gli alunni delle prime medie, che, a differenza dei loro amici più grandi, sono alla prima vera esperienza di manifestazione pubblica: "Non è giusto", dice, ad esempio Vanessa Clemente della I B, che paventa a causa delle scorie un "territorio brutto". Insomma, tutti i ragazzi delle medie hanno le idee abbastanza chiare sul grave rischio che costituirebbe un sito nucleare a qualche chilometro da casa. D’altra parte a scuola se n’è parlato molto in questi ultimi giorni, attraverso la lettura dei giornali e l’approfondimento disciplinare: "La scuola partecipa a questa manifestazione - ha detto la dirigente della Scuola media Dante-Alighieri, Pasqua Sannelli, - sentendo l’impegno di formare la coscienza civile degli alunni su valori universalmente condivisi come l’ambiente, la pace, la salubrità, esprimendo sia ragioni emotive sia una presenza preparata da approfondimenti su ambiente e smaltimento dei rifiuti". D’accordo con la preside i docenti: "L’obiettivo primario della scuola è formare le coscienze", ha detto la prof.ssa di Lettere, Antonia Casarola, che, sullo spunto delle attività svolte in classe, osserva: "Stiamo leggendo in questo periodo il libro di Carlo Levi, "Cristo si è fermato ad Eboli", che oggi si rivela più attuale che mai, nonostante siano passati 50 anni, perché Cristo è ancora fermo ad Eboli". Non si ferma, invece, la voglia di protesta dei laertini, che, dopo l’arrivo del nutrito gruppo del Liceo Vico, cominciano a sfilare per la vie cittadine: via Dante, via Monte Faiti, via Puccini, e, poi, svoltando per Enrico Toti, via Roma, piazza Vittorio Emanuele, via Dante, per tornare a mezzogiorno inoltrato su viale Europa. Lungo il tragitto, festosa è l’accoglienza dei bambini delle scuole elementari Marconi e Diaz che, se non hanno preso parte al corteo, hanno assicurato comunque il loro sostegno, con cartelloni colorati. E provocatori. "Non uccideteci, siamo troppo piccoli per morire" il pesante monito di uno di questi. Oppure: "Berlusconi per Natale donaci la Vita", "Non vogliamo il cimitero nazionale di scorie nucleari a Scanzano", "Noi non siamo spazzatura". Parole ferme, che si sono aggiunte a quelle altrettanto decise dei manifestanti: dalla sarcastica "Offerta speciale: prendi due scorie paghi una vita" all’ironica "A che serve studiare se il futuro è nucleare?" fino alla solidale "Siamo tutti cittadini di Scanzano". Il corteo, però, non è fatto solo di parole scritte, ma anche di quelle urlate ("Chi non salta radioattivo è!") e di quelle scambiate tra i manifestanti: "Non ci aspettavamo una tale risposta dai laertini, sia per oggi, sia per le manifestazioni di Scanzano. – dice Gianfranco Lopane, tra i componenti del Comitato cittadino - E’ una risposta forte, che ci conferma nella convinzione che il decreto vada ritirato, perché frutto di una scelta unilaterale, che penalizza ancora una volta il Meridione ". "Anche oggi, come domenica a Scanzano e 15 giorni fa a Gravina, c’è una straordinaria mobilitazione di massa, - di rimando Mario Tucci – si tratta di un corteo che non ha precedenti a Laterza". E la straordinarietà dell’evento non sfugge neanche ai ragazzi del Vico: "L’emozione è grandissima, - commenta a caldo una liceale, Angela Tocci – è la prima manifestazione che ci vede tutti partecipi, perché ci sentiamo veramente sensibili al problema". "E’ una manifestazione importante – dice dalla testa del gruppo del Vico, Antonio Gigante - tutta la scuola ha aderito, dimostrando che i cittadini di tutti i comuni non vogliono le scorie". E dimostrando, senza dubbio, la maturità dei liceali, come hanno sottolineato gli stessi docenti ("Hanno partecipato tutti, mentre altre volte molti preferivano andare via", ha detto il prof. Agostino Sorrenti) e il dirigente scolastico, Mauro Corrado: "Si tratta di una grande manifestazione di protesta contro una decisione inopportuna e unilaterale". Insomma, tutti uniti contro le scorie, "senza se e senza ma". "Ho provato una grande emozione nel vedere che ci sono dei problemi che coinvolgono tutta la gente. – ha fatto notare, a tal proposito, il parroco di Santa Croce, don Andrea Cristella - Sono convinto che nulla può fermare il popolo quando il popolo è compatto". Un popolo che rivendica, però, il rispetto delle risorse e della vocazione agricola del territorio: "Noi intendiamo difendere i nostri prodotti dalle scorie – ha puntualizzato il presidente provinciale dell’Associazione produttori latte, Franco D’Aprile – perché il Sud è veramente la California d’Italia per la qualità delle sue produzioni". E, si direbbe, per la qualità della sua gente.



» Fonte: Corriere del Giorno
» Autore: Corriere del Giorno
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