La città di Laterza in rete

Scanzano-Roma-Laterza è l'autostrada della speranza. Corre sul filo sottile che unisce manifestazioni, cortei e blocchi stradali che dal piccolo centro lucano hanno preso la via della Capitale e, ieri, anche quella di Laterza. Il ticket è di sola andata: no alle scorie, recita. La speranza, ovviamente, è quella di far fare marcia indietro al Governo sul decreto che ha affibbiato - oggi o tra cinque od otto anni cambia poco - il sito di stoccaggio nazionale alla comunità scanzanese. In linea d'aria si tratta di pochissimi chilometri dalla Terra delle Gravine; idealmente e culturalmente sono, da ieri, la stessa cosa: è la Magna Grecia che rinasce duemila anni dopo, una landa carica di storia che insorge contro il diktat piovuto dall'alto. Ieri mattina, quando siamo arrivati al primo blocco sulla Castellaneta-Laterza c'era una strana atmosfera, una nebbia irreale che non appartiene a queste terre. I trattori sistemati di traverso per sbarrare la strada, gli agricoltori là davanti con cappellini e bandiere. Poi un sorriso ed un invito: "Resti con noi qualche minuto". Accettato. E l'atmosfera uggiosa si è sciolta, diradata insieme con la nebbia, tra una stretta di mano e una battuta sulla levataccia. Grazie anche alle mozzarelle di Paolo Giannico, allevatore in prima linea: "Non voglio produrre mozzarelle al nucleare, ma col marchio della Terra delle Gravine". Come non essere d'accordo con lui: "Ho investito tanto nel mio lavoro: finirò di pagare quando avrò 72 anni; è in gioco il futuro di tutti noi". Così, proprio là in mezzo ai trattori, si svela un sogno da coltivare: decidere il proprio destino. O più prosaicamente continuare a lottare per strappare alla terra i propri frutti. Ma qual è la differenza, poi? Nessuna. Perché nel suo giorno più lungo, questa comunità ha riscoperto il "cemento" dell'identità, l'orgoglio dell'appartenenza, la forza coagulante della battaglia comune. Ad ogni blocco, sulla strada per Santeramo, per Matera o per Ginosa, abbiamo incontrato gli stessi volti, la stessa voglia di affermare un punto di vista primario: quello della società civile. Che ieri, abbiamo visto in azione nella sua vera dimensione, strappata alle adulazioni dei politici o ai "movimentismi" più o meno di parata. La cornice di bandiere, di colori ha arricchito il quadro dipinto dalla gente in un raro esempio di democrazia diretta, sicuramente partecipativa. Con gli agricoltori di Coldiretti e Cia a fare da motore d'avviamento di una sfida raccolta da Cgil, Cisl e Uil e da un Consiglio comunale. Quello di Laterza, che non è solo il paese più vicino alla provincia di Matera, è anche la punta socialmente più avanzata della nostra provincia. Un esempio da seguire, come il sindaco Giuseppe Cristella, fascia tricolore in resta e davanti a tutti: dall'inizio alla fine, mentre i parlamentari ionici latitano e gli altri sindaci pure (eccezion fatta per Giovanni Quero, sindaco di Mottola e per l'assessore GiuseppeRochira, in rappresentanza di Castellaneta). Cristella, primo cittadino alla testa del popolo delle gravine, con un concetto chiave ben chiaro nell'agire e nelle parole: "Sono orgoglioso d'essere sindaco di un Consiglio comunale capace di formare un gruppo consigliare unico e di esprimere una posizione così forte e compatta. E' un salto di qualità rispetto a tutti gli altri Comuni, operato con i fatti e non con le parole. Il decreto del governo non è in linea con le nostre aspettative e prospettive: è sbagliato, perchè non sono stati coinvolti i cittadini". Una posizione politica, nel senso antico del termine: cioè della Polis, della comunità, dei cittadini appunto. Gente più o meno comune come Gianni Forte, segretario provinciale della Cgil: "Noi chiediamo infrastrutture e sviluppo, il Governo risponde con le scorie. Il sito nucleare è una macchia nera sul futuro di questa zona, sulle produzioni agricole e sul turismo". Concorde la posizione di Vincenzo Balestra, della Cisl: "La contraddizione di fondo sta nei modi e nei metodi: con un atto d'imperio non si può stravolgere la Costa d'Oro. Di sicuro questa è una lotta di popolo in difesa della propria terra e per ottenere il ritiro del decreto". Ma il significato politico più alto è stato quello che la polis laertina ha poi trasposto nello splendido corteo per le vie della cittadina. 3mila, forse 4-5mila persone in un cordone vibrante, saltellante, per certi versi emozionante. Ma poi che importa quanti fossero i partecipanti? E' bastato il colpo d'occhio: eccezionale per intensità e partecipazione. Per condivisione, soprattutto. Generazioni a confronto, a partire da Giovanni, manifestante di due anni appena, che nel corteo ha trascinato suo nonno. Ci sono tutte le scuole, dalle elementari al Liceo. E i ragazzi delle medie che urlano: "Vogliamo Berlusconi nei contenitori...". Calmi: qui non c'è nessun covo di comunisti... C'è piuttosto una tribù multicolore che "danza" per le vie, dove puoi incontrare Paolo Nigro, presidente provinciale della Coldiretti con prole al seguito: "C'è voluto tempo per far muovere la nostra gente - commenta - ma questo di oggi (ieri per chi legge, ndr.) è il massimo del coinvolgimento sociale che si sia mai visto da queste parti. Noi agricoltori l'abbiamo promossa, ma la lotta è di tutti. Il rischio c'è ancora, per questo c'è bisogno che il Governo abbia la dignità di interagire con la gente: Berlusconi è capace di farlo, e noi speriamo che lo faccia, ma nel frattempo il territorio si ribella ad un atto unilaterale e preconfezionato". Dicono "no" le famiglie e i bambini, il comitato pro Parco - che da ieri ha il via libera ufficiale delle organizzazioni agricole - studenti e professori, impiegati e casalinghe. "Il nostro territorio - continua un ecumenico Nigro - non può essere violentato: dov'è finità la sussidiarietà, il federalismo? Oggi siamo tutti insieme e senza steccati ideologici per difendere la nostra terra: è bellissimo". Tutti d'accordo, è il messaggio unico che arriva anche da Vito Rubino, della Cia provinciale: "L'effetto-annuncio - aggiunge - sta già provocando problemi sugli ordinativi". Franco Catapano, vicepresidente della Cia regionale, sottolinea che "per la prima volta tutti sono interessati alla questione-Scanzano, sulla quale ci vogliono criteri scientifici seri, mentre il decreto governativo è sbagliato nella forma e nella sostanza: semplicemente Scanzano non è adatta per densità di popolazione e per geo-morfologia del territorio". "Probabilmente - sottolinea - si pensava che una Regione così piccola e senza santi nel paradiso della politica potesse subire in silenzio: invece è stato ottenuto l'effetto contrario". Giuseppe Scagliola, direttore provinciale della Coldiretti, aggiunge un particolare che spiega la forte presenza degli agricoltori: "In Puglia su 100 persone che lavorano 27 lo fanno in agricoltura: è un dato significativo rispetto al 5-7 per cento della media nazionale". Una testa di ponte non casuale, dunque, anche per altri motivi: "Denuclearizzare la zona è fondamentale, perchè altrimenti va in fumo tutto il lavoro fatto in due anni per la tutela dell'ambiente, del biologico e dei prodotti tipici". Argomenti su cui anche il capitano Massimiliano Conti, comandante della Compagnia dei Carabinieri, dice la sua: "Sicuramente è stato sbagliato il metodo: la questione andava gestita meglio". Istituzionale, ma non troppo. La situazione, intanto, è tornata normale: i blocchi stradali sono rientrati. Ma il popolo delle gravine è ancora là fuori e ha un sogno: che sia la gente a decidere al posto dei potenti. Per una volta, almeno. In serata, poi, arriva la notizia: il Governo ha deciso di allargare a venti la rosa dei siti idonei e di sottoporla alla conferenza Stato-Regioni. Qualcosa, allora, si muove per davvero.



» Fonte: Corriere del Giorno
» Autore: Massimo D’Onofrio
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