Le news di LATERZA.ORG http://www.laterza.org Le ultime news dal portale Laterza.org it Perla Studio s.n.c. , Comune di Laterza <![CDATA[LATERZA A “COSE DELL’ALTRO GEO”]]>
]]>

E’ stata la “Gravina di Laterza” la protagonista della trasmissione Rai del 3 Febbraio 2012 “Cose dell’altro Geo”, dedicata alla concessione del “Diploma di Comune virtuoso” a Laterza, all’interno dell’intesa Anci - Res Tipica.
Il conduttore Massimiliano OSSINI ha consegnato l’importante riconoscimento al termine di una giornata ricca di entusiasmo e di preziose “scoperte”. Per tutti ha parlato il più grande “canyon” d’Europa: la gravina, con il suo percorso meandriforme, i suoi pendii scoscesi, i suoi profumi, le sue piante, i suoi incontrastati abitanti del cielo, del fondo e dei dirupi; la gravina, con la sua storia millenaria, barriera sicura per i primi abitanti del borgo antico, meta nel tempo di escursioni, studi e ricerche, scrigno ambientale per i volontari che già molto tempo fa volevano farne parco naturale, orgoglio per chi ha voluto farne “Oasi Lipu”, speranza per chi vuol farne centro propulsore del nascente Parco Regionale della Terra delle Gravine.
E quando il conduttore si è detto curioso di conoscere il perché della presenza di una pecora nello stemma comunale, è stata ancora la gravina a rispondere; ha parlato con lo storico che ha ascritto il primo popolamento del borgo laertino allo spostamento delle popolazioni dalle paludi malsane del metapontino all’aria più salubre tipica del clima collinare, con l’agricoltura e la pastorizia attività prioritarie; ha parlato con il cuoco che ha presentato la preziosa “callaredd”, infuso aromatico di erbe e carne di agnello o pecora, gelosa ricetta di uno dei più antichi conoscitori dei segreti degli anfratti e dei sentieri della gravina; ha parlato con il mastro casaro che ha lavorato sul posto i derivati del latte, formaggi di vario tipo, aromatizzati con i profumi dei pascoli tipici degli allevamenti nostrani di ovini e bovini; ha parlato con il pittoresco gruppo di canti popolari che ha chiuso la trasmissione col divertente (manco a farlo apposta) “u pastore“, satira impertinente su un pastore che privilegiava i suoi armenti agli affetti coniugali.
In precedenza erano stati gli esperti di scienze ambientali e i ragazzi del Laboratorio urbano (con lo stupendo plastico della gravina in cartapesta) a valorizzare la “buona pratica” sia per il presente (programma di recupero dei rapaci svolto dall’Oasi Lipu, con l’ormai raro “capovaccaio” in prima fila) che per il futuro (attività previste nel programma del Gal “Luoghi del Mito” e nel progetto di valorizzazione dei percorsi botanici, delle vie del bosco, della pastorizia e dell’acqua, dei sentieri, del turismo itinerante, dei programmi di ricerca e di monitoraggio degli habitat dell’Area delle Gravine, inserito nel PO FESR Puglia 2007/2013 “Interventi per la rete ecologica”, coordinato dall’Aria Vasta Tarantina).
A tutto, si è aggiunto lo spazio riservato alla Cantina Spagnola (unicum di chiesa rupestre del ‘600, con scene sacre e profane), con la riproduzione in studio dei costumi spagnoli, presenti negli affreschi delle pareti e indossati per l’occasione da quattro giovani figuranti.
Altri tasselli importanti, sono stati quelli relativi all’appartenenza del Comune laertino alle Associazioni “Città del Pane” e “Città della Ceramica“; il “Pane di Laterza” (forme di semola rimacinata di grano duro cotte in forno a legna di 1, 2 e 4 chili) e i prodotti da forno erano in bella mostra nello studio, insieme ad altre tipicità (carne (njumirredd, zampini, marro), funghi, confetture); poco distanti, i ragazzi del Liceo Artistico ad indirizzo ceramico (un figulo ed un decoratore, emozionati ma molto sicuri del fatto loro), erano impegnati a ripercorrere la strada dei più illustri predecessori, foggiando al tornio pani d’argilla (il conduttore ci ha provato ma ha fatto cilecca) e decorando con perizia un albarello in fase di realizzazione.
]]>
Fri, 3 Feb 2012 09:00:00 GMT
, Comune di Laterza <![CDATA[Conferimento della Cittadinanza Onoraria al dott. Pino Aprile]]>
]]>

Il Sindaco e l’Amministrazione Comunale di Laterza comunicano che domani, 1 febbraio 2012, alle ore 19.00, presso l’auditorium comunale “M. Giannico”, sarà conferita la Cittadinanza Onoraria al dott. Pino Aprile, giornalista e scrittore di spessore nazionale.
Le ragioni di questo importante riconoscimento sono da ricercarsi nel valore e nel grande successo di pubblico e di critica riscontrato dal libro Terroni, nel quale la città di Laterza recita una piccola ma significativa parte, nelle radici laertine della sua genitrice e, quindi, nel legame affettivo che lega Aprile al nostro paese.
L’importanza del ruolo che il dott. Aprile riveste nel dibattito sulla “questione meridionale” e sugli aspetti meno noti e più controversi del processo che ha portato all’Unità d’Italia è l’elemento cruciale che ha indotto l’Amministrazione Comunale di Laterza a conferire la più alta onorificenza della città.
La cerimonia, presieduta dal sindaco Gianfranco Lopane e alla quale interverrà il sindaco di Bari Michele Emiliano, si concluderà con la presentazione del volume “Giù al Sud”, ultima fatica letteraria del dott. Aprile.
“Un momento importante per tutta la città, nel quale viene riconosciuto pubblicamente il ruolo culturale e storico che il dott. Aprile riveste nell’importante dibattito sulla storia della nostra nazione e sul ruolo essenziale del meridione nella ripartenza economica, politica e culturale dell’Italia” – ha commentato Gianfranco Lopane, Sindaco di Laterza.
“Momenti come questo si vivono di rado. È importante, infatti, ascoltare la voce del dott. Aprile che con il suo best seller Terroni ha illuminato quel cono d’ombra che oscurava molti eventi della storia della nostra Italia. Con Giù al Sud, invece, Pino Aprile scorge il futuro e la speranza di un miglioramento proprio nelle nostre terre spesso accusate di immobilismo. Pagine fondamentali, dunque, che confermano la rilevanza del pensiero del dott. Aprile” – afferma Leonardo Matera, consigliere comunale delegato alle Politiche Culturali.
]]>
Tue, 31 Jan 2012 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Michele Cristella <![CDATA[Laterza, un’automedica in regalo al 118]]>
]]>

Il regalo dei 18 anni.
L’associazione di volontariato “La Luce”, nata nel 1989 per soccorrere tutte le fragilità laertine, dai tossici agli alcolisti, dagli anziani ai soli, e per sostenerne tutte le cause, 18 anni fa, esattamente il 24 gennaio 1994, regalava al paese un’autoambulanza per il trasporto infermi; oggi, come regalo di compleanno, da fare, essendo composta da volontari, regala alla sua comunità un’automedica.
Fondatore de “La Luce”, insieme con un pugno di benemeriti, fu un tecnico scolastico, Basilio Solazzo, e in meno di cinque anni, con un’instancabile “questua” fra i cittadini, riuscì a colmare una lacuna nella approssimata sanità locale. “Perché?”, gli fu chiesto. Rispose: “Stando a contatto con i più deboli, quando essi hanno bisogno d’ospedale, ci siamo soltanto noi, con i nostri incertissimi e inadeguati mezzi”.
Poi venne il 118 e la regolamentazione dell’assistenza diffusa e quei volontari hanno fatto tutto quello che occorreva fare, poi venne la Protezione Civile e seppero esserne parte, oggi hanno il “Comitato Sanità pubblica art. 32” per sostenere il principio del massimo rispetto del diritto alla salute e nelle vicissitudini dell’ospedale di Castellaneta sono stati sempre in prima fila, spesso da soli. Oggi il Comitato e Solazzo in primis sono la memoria storica della sanità locale.

Solazzo, cos’è questa storia di cittadini che fanno regali allo Stato?
«Noi, per i nostri concittadini, con la nostra ambulanza, anticipammo il servizio del 118, oggi ci prepariamo per l’imminente nuovo modo di portare soccorso. Offriamo un’automedica, cioè una station wagon in grado di portare medico, infermiere e soccorritori e sul retro le attrezzature di primo intervento in modo che si possa rispondere alla chiamata nel più breve tempo possibile, fare il necessario e, se del caso, indicare l’ospedale più idoneo a far fronte al malanno capitato».

Maestri di prevenzione, allora; ma non per l’ospedale naturale della zona occidentale ionica, quello di Castellaneta, che par condannato a stare sempre in tempesta.
«A nome del comitato abbiamo fatto il possibile per ottenere delle certezze. Non elenco qui i casi particolari, ma abbiamo sempre chiesto che la Conferenza dei sindaci dicesse la sua e la dica ancora sulle tante voci che hanno agitato e agitano la quieta necessaria all’ospedale. Ancora oggi, dopo l’intervento della magistratura sul nostro ospedale andiamo facendo volantinaggio per sollecitare la Conferenza a pronunciarsi, abbiamo chiesto al sindaco e a tutti i consiglieri comunali di Laterza di convocare un consiglio monotematico sulla sanità locale, con la presenza di Ippazio Stefàno, presidente della Conferenza dei sindaci, e di Vito Scattaglia direttore della Asl».

Ma che cosa succede all’ospedale?
«Diciamo che cosa dovrebbe succedere alla sanità ionica occidentale: dopo la chiusura degli ospedali di Massafra e Mottola, quello di Castellaneta avrebbe dovuto diventare un ospedale intermedio, cioè vicino all’eccellenza; ed invece: il Pronto Soccorso che scoppia, accorpamenti di reparti, dimissioni di primari, ora anche interventi della magistratura, punto nascita che ora è certo che ci sarà, ora no, ora nessuno ne sa niente…».

L’incertezza debilita i sani, figurarsi i malati…
«Ecco, appunto. E noi chiediamo che la politica sia chiara e determinata…».

La politica che sa parlare ormai parla solo di se stessa…
«E noi non ci stanchiamo di sollecitarla ai propri doveri…».

Anche incatenandosi alla cancellata dell’ospedale, come lei ha fatto. Risultato?
«Noi facciamo quel che possiamo ed io mi sostengo con una massima di Gandhi: la verità ha molti seguaci».

Il saggio latino Aulo Gellio, però, diceva che la verità è figlia del tempo, cioè che ogni tempo ne ha una sua…
«Vorrei dire un’altra cosa approfittando dell’ospitalità del “Corriere”».

Dica.
«Alla Protezione civile, o meglio all’assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva: che solleciti i Comuni a redigere i Piani di Protezione civile ex lege 225/92 e illustri il Piano provinciale per prevedere e prevenire rischi, perché qui in quel campo siamo ancora all’anno zero».
]]>
Sun, 29 Jan 2012 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Michele Cristella <![CDATA[Il coraggio del dovere, parla un sopravvissuto della Concordia]]>
]]>

L’ordine in ritardo, il panico, il coraggio.
Il naufragio della Costa Concordia è ormai un giallo dalle foschissime tinte e, perciò, di portata internazionale. Gli inquirenti stanno ricostruendo, come un complesso puzzle, i momenti di quella tragica serata . Il “Corriere” può raccontarli dal di dentro, per voce di Francesco Di Lena, un laertino di 30 anni, componente dell’equipaggio come assistente del direttore di crociera, cioè responsabile dei 90 membri che si occupano dell’intrattenimento, musicisti, artisti, ballerini, animatori e tecnici.
È a casa Di Lena a far cicatrizzare le ferite dell’anima di quella notte che finì alle sette del mattino, un ragazzo robusto e solido, essenziale e sicuro nel parlare, e tuttavia in lui s’invera un principio della filosofia: ricordare è rivivere.

Che cos’è una nave crociera?
«Un piccolo pezzo di mondo, vi abitano persone d’ogni età e di ogni provenienza, famiglie, una breve vacanza».

La vita a bordo?
«Al mattino, se si sta in porto per l’imbarco di altri passeggeri si può scendere a terra e visitare la città e l’entroterra, oppure si può rimanere sulla nave e usare la piscina, la biblioteca, la cappella, il casinò, il salone di bellezza, fare shopping; si può anche chiedere una copia delle 3200 testate giornalistiche, stampate all’stante; nel pomeriggio fino a sera tardi ci si divide in due grandi gruppi per far teatro e cena e cena e teatro».

Il suo lavoro?
«Assistente del direttore di crociera e coordinatore delle 90 persone che si occupano dell’intrattenimento. Quella sera stavo intervistando il manager del Casinò per radio Costa Concordia, quasi un giornalista a bordo, nel senso che racconto la crociera minuto per minuto, dalla vita a bordo, alle promozioni, alle escursioni e dando la parola a passeggeri, equipaggio e dirigenti».

In quale spazio e in quanto tempo si svolge la crociera?
«In sette giorni passando per i porti di Savona, Marsiglia, Barcellona, Palma di Maiorca, Cagliari, Palermo, Civitavecchia e Savona. Com’è evidente con un ricambio continuo di persone, perché in ogni porto alcuni finiscono la crociera altri la iniziano».

Quella fatidica sera…
«Avevo appena cominciato l’intervista quand’ecco il botto, la nave trema, esco dall’ufficio, buio, panico fra i passeggeri. Il primo pensiero: “Chissà che cosa è successo”. Corro nell’ufficio del direttore. Con le international hostess, perché ciascuna, in base a ciò che dice il comandante, spieghi ai passeggeri delle varie nazionalità l’accaduto e il da fare, si va sul ponte di comando. Si parla di un guasto elettrico e s’invita tutti alla calma, intanto però la nave imbarcava acqua e s’inclinava…».

È stato detto di un deficit d’addestramento dell’equipaggio…
«Noi siamo tutti addestrati, abbiamo più esercitazioni a settimana, insieme e individualmente».

E allora?
«In tal genere di situazioni bisogna aspettare gli ordini per fare tutto con efficienza. Si comincia con l’allarme di emergenza, sette squilli brevi seguiti da uno lungo. Nessuno di noi deve indossare il giubbotto di salvataggio per non creare panico. Invece i passeggeri lo fecero spontaneamente e si sono precipitati nelle master station, nei luoghi di riunione, mentre noi aspettavamo l’ordine del comandante, qualcuno di noi cercava di mantenere la calma invitando i passeggeri ad andare nelle loro cabine e aspettare il da fare».

Come si svolgono questi allarmi?
«Dopo l’allarme di emergenza generale, che comporta che tutti vadano nelle master station si attende l’ordine di abbandonare la nave…».

Invece?
«L’allarme generale fu dato dopo oltre un’ora dal botto e quello di abbandonare la nave quando tutti avevano visto la nave inclinata ed erano in preda al panico».

Continui il suo racconto nelle master station.
«All’allarme generale tutti noi raggiungiamo i passeggeri, noi, ufficiali ed equipaggio, con il giubbotto giallo, per farci riconoscere, i passeggeri col giubbotto arancione: il nostro compito era di guidare i passeggeri a salire ordinatamente nelle scialuppe…».

Cosa che avvenne, salvo qualche confusione da panico.
«Inoltre mancavano tre scialuppe, quelle della parte superiore della nave inclinata, che avrebbero potuto ospitare 450 passeggeri».

Per rappresentare visivamente l’accaduto, può raccontare il suo apporto ai soccorsi?
«Io vado sulla master station B del lato sinistro della nave e faccio imbarcare con ordine 150 passeggeri sulla scialuppa numero 6. Poi ho accompagnato alcuni animatori a prua, cioè nel loro punto di sbarco, infine vado a poppa, sul lato destro della nave, 230 metri di corsa, per il mio sbarco…».

Fine corsa…
«No. Qui stavano le scialuppe bloccate, il comandante in seconda dà l’ordine di utilizzare le zattere, cioè i gommoni gonfiabili: tiro giù la zattera, poi la corda per farli gonfiare, poi la si getta a mare, entro in essa scendendo in perpendicolare con una scala di corda e accolgo i 35 passeggeri, tirandoli dentro dalla corda e dando loro un posto. La Guardia Costiera ci trascina fino a un traghetto, e da qui all’isola del Giglio. Si va in chiesa dove stanno altri passeggeri, tutti insieme si va a Porto Santo Stefano e si viene tutti censiti in una scuola. Sono le 7 del mattino di un’avventura cominciata alle 21:45».
L’intervista è finita, ma non la disavventura della Costa Concordia in ciascuno di quanti erano a bordo: resistere al panico diffuso richiede una saldezza di nervi eccezionale. Poi, come dimenticare i morti, gli sguardi allucinati, i pianti dei bimbi… e l’inesplicabilità di quell’infinito ritardo nel dare gli ordini richiesti dalla gravità della situazione.
Ancora i media si soffermano sulle disfunzioni di comandante e azienda. Ma altra sarebbe stata la tragedia se fra il personale di bordo i Francesco Di Lena fossero stati di meno, o si fossero lasciati travolgere dal panico collettivo, o avessero ceduto al “si salvi chi può”: sono questi i casi in cui il dovere sgorga dal coraggio e dall’altruismo.
]]>
Wed, 25 Jan 2012 09:00:00 GMT
, Comune di Laterza <![CDATA[Il Comune di Laterza ospite alla trasmissione “Cose dell’altro Geo”]]>
]]>

Il 18 gennaio il Comune di Laterza sarà ospite della trasmissione di Rai Tre “Cose dell’altro Geo”.
Il Comune è stato selezionato dall’Associazione Res Tipica, costituita dall’ANCI insieme alle Associazioni Nazionali delle Città di Identità, per la promozione delle identità territoriali italiane.
Res Tipica ha lo scopo di valorizzare la cultura dei territori, per far conoscere in Italia e nel mondo la ricchezza di paesaggi, saperi e sapori. In collaborazione con la Rai propone la partecipazione dei Comuni alla trasmissione “Cose dell’altro Geo” in base ad una “Buona Pratica” realizzata e per la quale il conduttore Massimiliano Ossini consegna ”Il diploma di Comune virtuoso”.
Res Tipica ha scelto il Comune di Laterza perché associato all’Associazione “Città delle Ceramiche”, per aver recentemente istituito il marchio CAT “Ceramica Artistica Tradizionale” e per aver patrocinato mostre di ceramiche in diverse città italiane: Bari, Lecce, Milano.
Ma non solo ceramiche.
Si parlerà della Gravina di Laterza e della sua flora, dei percorsi naturalistici, delle “vie dell’acqua”.
Nella trasmissione sarà presente anche la LIPU (Associazione Italiana per la Protezione degli Uccelli) che, sul ciglio della Gravina di Laterza, gestisce un centro visite e che ha curato un progetto di riproduzione assistita di alcuni rapaci a rischio di estinzione, tra i quali il Capovaccaio.
Vi parteciperà anche un gruppo di anziani, associati all’Utep (Università Territoriale per l’Educazione Permanente) affiliata all’Auser come dimostrazione di Buone Pratiche messe in campo, con il sostegno del Comune, per la socializzazione delle persone anziane e per la conservazione della memoria. L’Utep presenterà canti popolari, frutto di una preziosa ricerca effettuata tutta all’interno dell’associazione.
E poi ancora, esibizione di pezzi d’artigianato, d’enogastronomia con l’esposizione del famoso “Pane di Laterza”, dei prodotti della carne e del latte e la dimostrazione pratica dell’arte culinaria tradizionale.
Il GAL Luoghi del Mito con la presenza del suo presidente Paolo Nigro, presenterà i programmi ed i progetti che nel triennio 2007 – 2013 saranno finanziati per la valorizzazione del territorio dei Comuni: Mottola, Palagiano, Palagianello, Laterza, Ginosa e Castellaneta ;

Infine sarà presentato il nuovo progetto, proiettato al futuro, portato a termine proprio in questi giorni, nell’ambito delle iniziative promosse dalla Regione Puglia denominate “Bollenti Spiriti”. Con i fondi regionali, è stato ristrutturato un vecchio immobile, quasi fatiscente, e destinato a laboratorio multimediale e culturale ”Philos – Lab4Art”. In esso saranno ospitate le associazioni che potranno organizzare corsi d’informatica, di arti grafiche, corsi di musica, sala di registrazione, convegni e incontri per lo sviluppo di attività culturali.

Si ringrazia per la collaborazione:
GAL “Luoghi del Mito”, Consulta delle Associazioni, Centro Servizio per il Volontariato, Consorzio “Il Pane di Laterza”, associazione “Macellai di Laterza”, azienda vinicola Perrone, azienda Di Girolamo Erasmo e tutti i cittadini di Laterza che hanno permesso la realizzazione di questo evento.
La messa in onda delle riprese sarà effettuata il giorno 3 Febbraio 2012
]]>
Tue, 17 Jan 2012 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Michele Cristella <![CDATA[L’Ospedale di Castellaneta: «Impoverirlo per chiuderlo»]]>
]]>

Il circolo vizioso.
Rocco Loreto convoca la stampa per comunicare alcune indiscrezioni, “voci dal sen fuggite”, che, però sono talmente sostenute dai fatti da essere vere. E preoccupanti.
Loreto, prima di essere sindaco e senatore è stato presidente della Asl Ta1, quindi conosce dal di dentro molti dei labirinti della sanità nazionale e regionale e nel parlare sceglie di star discosto dal confine dell’allarmismo sociale. E dice: «Non è passato nemmeno un anno da quando il dottor Domenico Colasanto, presentando il nuovo primario di cardiologia, Domenico Maria Carretta, annunciò il potenziamento del reparto e l’imminente riapertura dell’Utic. Invece il dottor Carretta, di indubbia e provata professionalità, dopo aver invano chiesto assicurazione sulla riapertura dell’Utic, il 12 dicembre si dimette e il giorno dopo il reparto di Cardiologia viene accorpato a quello di Medicina. Ora attendibili indiscrezioni danno che dal prossimo mese Ortopedia sarà accorpata a Chirurgia, con la conseguente mortificazione di un’altra elevata e provata professionalità, quella del primario di ortopedia Nicola Galante.
«Ciò – continua Loreto – è uno strisciante processo di impoverimento dell’ospedale» che si concluderà fra non molto, quando, da inequivocabili segnali, «sarà chiuso il punto nascita».
Quali siano questi segnali è presto detto: «Qui si accorpano reparti, a Martina si disaccorpa. Se in provincia di Taranto – continua Loreto – sono stati previsti tre punti nascita, dei quali uno al SS. Annunziata e uno alla clinica Bernardini, dove sarà lasciato il terzo, fra gli ospedali di Castellaneta, Grottaglie, Manduria e Martina? La risposta è semplice: nell’ospedale in cui i reparti vengono potenziati attraverso il disaccorpamento, non certo in quelli dove l’accorpamento è un segno di indebolimento».
«Ma – accusa Loreto – eliminando il punto nascita di Castellaneta si mortifica non solo un territorio di 140 mila abitanti, ma anche un altro reparto dell’ospedale qual è quello di Ostetricia e Ginecologia, distintosi negli ultimi anni per l’elevata capacità chirurgica ginecologica, promossa e attuata dal dottor Valentino Stola e dalla sue équipe.
Un dato su tutti: l’ospedale di Castellaneta è quello dove i parti cesarei sono inferiori a quelli di tutta la Regione: il 39,44% a fronte del 46,7%, sia in ospedali pubblici sia in privati».
«Altre considerazioni – riprende Loreto -: i tagli sono fini a se stessi, indipendenti dalla domanda di sanità del territorio; basterebbero 10 infermieri per tenere in autonomia i reparti, somma che verrebbe risparmiata dalla mobilità passiva, se invece di investire per rispondere adeguatamente alla domanda di sanità dei cittadini, si disaccorpa, non si fa altro che impoverire l’ospedale, anche come immagine, dando così inizio al circolo vizioso: impoverimento, diminuzione dei pazienti, ulteriore impoverimento, fino al limite della chiusura.
Infatti, quello di Castellaneta è un ospedale di confine, Laterza e Ginosa stanno a un tiro di schioppo da Matera, Castellaneta da Acquaviva. I cittadini di questi paesi, se non sicuri al cento per cento del loro ospedale, andranno in questi più vicini». Eppure, incalza Loreto, «il Pronto soccorso conta una media di 25 mila interventi all’anno, e l’Agenas allora presieduta dall’attuale ministro Renato Balduzzi pone come 20000 il limite perché un ospedale sia trattato come intermedio».
«Va da sé – conclude Loreto – che questa perdita per l’intera parte occidentale della provincia di Taranto è conseguenza di una politica debole e silente delle istituzioni locali, in primis di quella castellanetana in tutt’altre faccende affaccendata».
]]>
Sun, 15 Jan 2012 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[Evasione, scovate 800 “case fantasma”]]>
]]>

D’ora in poi sarà più difficile tenere nascosta una casetta, un villino oppure un pied-à-terre. Sarà per la reintroduzione dell’Ici-Imu sulla prima casa, sarà perché i Comuni sono sempre più affamati di soldi e quindi sono diventati veri e propri segugi anti-evasione. Più per necessità che per indole a dir la verità, ma tant’è e allora attenzione a dove si è messo su casa. Perché con i nuovi strumenti catastali a disposizione, l’aerofotogrammetria ad esempio, è difficile sfuggire all’occhio voglioso dei cacciatori di “case fantasma”. Proprio così: case invisibili per l’erario ma solide e abitabili. Con un unico “difetto”: non sono mai state accatastate, quindi non tassabili.
Non sarà più così a Laterza, dove il tosto assessore al Bilancio Mimma Stano, nomen omen, ha “stanato” almeno 800 case fantasma (con Imu e Tarsu da incassare più o meno sulla metà) e scoperto, in un solo mese, un centinaio di passi carrabili non censiti. L’obiettivo di questa “caccia grossa” lo spiega lo stesso assessore: «Vogliamo far pagare tutti, soprattutto chi non l’ha mai fatto, per poter diminuire l’imposizione fiscale». Insomma, un Comune non più cattivo ma sicuramente più giusto. E per centrare l’obiettivo l’assessore al Bilancio ha dovuto affrontare, da subito, «una situazione finanziaria complessa, dovuta a costi alti e spese da tagliare a fronte di risorse in entrata molto ridotte».
Un piano di austerity vero e proprio, basato su maggiori entrate e minori uscite, in cui l’assessore ha dato fondo alla capacità tutta femminile di far quadrare i conti. Dunque, una sforbiciata netta alle spese telefoniche degli uffici, con un risparmio del 30%. E poi il consumo idrico: «C’erano costi altissimi – spiega Stano – la maggior parte causata da una falla enorme nell’impianto idrico del campo sportivo sulla quale stiamo già intervenendo. La sola fontana in piazza – aggiunge – costava 5mila euro l’anno». E ancora: «Il consumo delle case ex Eca, con un solo contatore e 12 utenze, finiva sempre in eccedenza…».
Toppe per chiudere falle, in tutti i sensi. Di qui la decisione di lottare contro gli sprechi, oltre che contro evasione o elusione fiscale; e soprattutto andando a recuperare somme dai contribuenti facendogli pagare bollette Ici e Tarsu che giacevano da mesi nei cassetti comunali, oppure chiedendo il rientro di somme per multe elevate nel 2009 e 2010. Un altro pentolone scoperchiato dall’assessore Stano, nei sette mesi di Amministrazione, è stata la verifica di oneri di urbanizzazione mai riscossi tra il 2001 e il 2011. Risultato: 200mila euro accertati e da far rientrare nelle casse comunali. In più dando un’occhiata anche alle polverose pratiche dei condoni edilizi degli ultimi 15 anni, anche qui con fondi da incassare.
L’assessore Stano ha poi allungato le mani sulla pratica degli impianti fotovoltaici presenti sul territorio, tenuti a pagare l’Ici eppure non censiti: «Ora – spiega – ne stiamo chiedendo l’accatastamento per imporre l’Ici. Potrebbero rientrare sino a 150mila euro». Tra le altre stranezze scovate negli uffici comunali e in via di regolarizzazione, c’è poi il caso del parcheggio attiguo ad una sala ricevimenti e da questa gestito ma di proprietà del Comune (frutto di un accordo di scomputo sugli oneri di urbanizzazione), il quale avrebbe dovuto ricavarne il canone d’affitto, se non fosse che la pratica non era mai stata completata.
In ogni caso, da quest’anno si cambia. Imu, Tarsu e altri tributi locali saranno riscossi direttamente dal Comune, che ha già deliberato l’internalizzazione del servizio: «Anche per questo – rivela l’assessore Stano – ci stiamo dotando di un software per gestire le pratiche urbanistiche direttamente online. Una piccola rivoluzione, già fatta a Roma: e noi vogliamo fare altrettanto. E a breve lanceremo un bando per giovani geometri che inseriranno i dati relativi agli ultimi 15 anni». Nessuno escluso.
]]>
Wed, 4 Jan 2012 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[Laterza, il sindaco Lopane: «Il 2012 sarà l’anno della svolta»]]>
]]>

Un anno breve, da maggio a dicembre, che però sembra racchiudere il lavoro di 365 giorni. In soli sette mesi di Amministrazione (elezione a metà maggio con un’ubriacatura di voti e in carica subito dopo), il sindaco Gianfranco Lopane e la sua giunta hanno dovuto affrontare diversi nodi, tra vecchi e nuovi.
Per fare il punto di questo “rodaggio” amministrativo, venerdì sera nella Cittadella della Cultura si è tenuto un incontro con la cittadinanza. Non un monologo degli amministratori ma un dialogo ricco di spunti e appunti, perché nessuno è più bravo del cittadino-elettore, quando gliene si dà la possibilità, nel disquisire dai massimi sistemi (dello sviluppo) alle minime deiezioni (canine). Proprio così: perché la vivibilità di un paese la si giudica dal modello urbanistico e dalla gestione del traffico, dalla percentuale di differenziata e da certe “cose” fastidiose che si pestano oppure si annusano, come il puzzo della Progeva (“a febbraio – dice il sindaco pungolato sul tema – verificheremo se i correttivi avranno funzionato”).
Per la giunta Lopane, del resto, l’inizio è stato subito in salita, col Bilancio di previsione (scritto dal commissario straordinario) approvato in fretta e furia dopo 50 giorni di mandato.
«Anche per questo – annuncia il sindaco – a gennaio abbiamo l’intenzione di convocare un’altra assemblea per ascoltare la comunità e scrivere assieme il prossimo bilancio di previsione, un bilancio partecipato». Nel frattempo si fanno i conti con l’anno che se ne va e «con la necessità di amministrare con risorse sempre più scarse». «Abbiamo dovuto fare i conti – spiega Lopane – con entrate decurtate di 350mila euro e ulteriormente diminuite con le tre manovre successive del governo». Tempi di vacche magre per tutti ma a Laterza di più, per via di «un indebitamento di 14,5 milioni, 1000 euro a testa per ogni laertino». Dunque, si stringe la cinghia. A cominciare dalle indennità degli amministratori: 1300 euro lo stipendio del sindaco a dicembre, qualche centinaio di euro per ognuno dei cinque assessori, 16 euro al mese per i consiglieri (il gettone per un Consiglio). Lopane affonda il colpo: «La casta non coincide con la politica». Almeno non con questa: e giù l’applauso del pubblico.
Poi una serie di messaggi mirati. «Trasparenza e competitività su ogni tipo di gara d’appalto»; il ricordo di un momento tragico per la comunità, «la scomparsa del giovane William Perrone»; la lotta agli atti di vandalismo nelle scuole, al “rito” assurdo dei cassonetti bruciati di notte: «Fatti che vanno denunciati affinché i responsabili paghino».
Il resto tocca alla politica. Come la scelta di rinserrare i legami coi livelli amministrativi superiori, Provincia in primis. «In sette mesi – dice il sindaco – risultati significativi: 900mila euro per sistemare il ponte Selva San Vito; 300mila per la rotatoria sulla provinciale per Gioia Del Colle; e l’ultimo, di oltre un milione, per progetti ambientali». «Risultati – aggiunge – che arrivano dalla collaborazione con Provincia e Regione, la stessa collaborazione che ricerchiamo con le opposizioni in Consiglio. Stiamo portando avanti opere cominciate da precedenti amministrazioni, vogliamo migliorarle, correggerne gli errori, sapendo che il lavoro fatto in precedenza non può essere annullato o nascosto». Discorso che riguarda la recente inaugurazione dell’ex Gendarmeria oppure la riqualificazione del vecchio campo sportivo.
Il messaggio per il 2012 vale come un augurio: «Sarà l’anno della svolta. Punteremo su ambiente, innovazione tecnologica, cultura e sociale».
A seguire gli assessori e le loro agende. Giovanni Caldaralo, assessore ai lavori pubblici, sottolinea che «l’opera pubblica deve avere una funzione sociale», con un approccio trasparente: «Gare d’appalto anche per 3500 euro di spesa: modalità più corretta rispetto all’affidamento diretto».
Franco Frigiola, assessore alle Politiche sociali, mette in vetrina «la mappatura sociale del territorio». Il risultato è chiaro: «Niente più file negli uffici comunali, ma interventi mirati su 80 cittadini che hanno avuto bisogno del nostro aiuto». E poi «l’integrazione scolastica garantita per i soggetti diversamente abili attingendo in parte alle indennità degli assessori». Un quadro completato dalla rete della solidarietà e dal nuovo centro.
Più politico l’intervento del vicesindaco Sebastiano Stano, assessore al Personale e vecchio marpione della Casa comunale: «La nostra caratteristica è questa: armonia, coesione e tantissima voglia di fare». Riuscendo così a sintonizzarsi anche coi dipendenti comunali che «hanno capito subito che si cambiava rotta».
A caccia di soldi, invece, ci va Mimma Stano, determinato assessore al Bilancio, che ha già messo gli occhi su 200mila euro di oneri d’urbanizzazione non riscossi, 800 “case fantasma” mai accatastate e scoperto, in un mese, almeno 100 passi carrabili non censiti. Segugio anti-evasione, dice, «per pagare tutti e pagare meno».
Sulla nuova raccolta differenziata “porta a porta” ha puntato l’attenzione Enzo Calella, assessore all’Ambiente. Un sistema sperimentale lanciato da poco nel quartiere pilota (350 utenze sulle 5mila totali) e già con buoni risultati, con la raccolta passata dal 9 al 35-40%. «L’obiettivo è il 60% di differenziata nel 2012, anche se alla Regione basta il 40». E a giugno scompariranno dal paese tutti i cassonetti.
Infine, Arcangelo Cirielli, presidente del Consiglio, ricorda la sua «funzione super partes», e il lavoro delle commissioni che «stanno funzionando». «Fondamentale – aggiunge – è l’informazione sull’attività del Comune data ai cittadini, nella massima trasparenza».
Un metodo, quello del dialogo coi cittadini, elevato a strumento di governo: «Non per dire – chiosa il sindaco – quanto siamo bravi e belli, ma per avere un confronto costruttivo con essi». Suggerimenti e critiche sono già arrivati. E ben accetti.
]]>
Mon, 2 Jan 2012 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[Tra cinghiali e lupi, la vittima è… l’agricoltore]]>
]]>

Prima o poi doveva succedere: lupi e cinghiali scorrazzano per il Parco delle Gravine, qualche agricoltore rischia la cotenna. Da queste parti, a Laterza Castellaneta e Mottola soprattutto, la presenza dei famelici suini selvatici era nota da tempo. Un po’ meno quella del suo nemico naturale (e protetto), il lupo, introdotto per mettere un freno alla proliferazione dei cinghiali, specie altrimenti libera di gironzolare a piacimento. Un po’ troppo per la Coldiretti di Taranto che, preoccupata per le dimensioni del fenomeno, ha chiesto un incontro urgente all’assessore provinciale Antonio Scalera per affrontare il problema dei danni causati da questi animali selvatici.
Secondo quanto riferisce Franco Carbone, direttore della Coldiretti, si è di fronte ad uno «stato di malessere che vivono gli imprenditori agricoli che operano sia nell’area del “Parco Regionale Terra delle Gravine” che nelle aree contigue al Parco, le cosiddette “zone cuscinetto”». «La presenza diffusa ed invasiva di cinghiali – continua – sta arrecando danni ingenti alle colture praticate nella zona, compreso l’uva da tavola e, recentemente, per la presenza di lupi».
E’ facilmente comprensibile quanto questo fenomeno, collegato alla già critica situazione di mercato, possa preoccupare le imprese agricole del comprensorio.
«La preoccupazione si amplifica – insiste Carbone - se si considera che i cinghiali sono animali molto prolifici e capaci di adattarsi facilmente ai cambiamenti ambientali». Così come, dopo un periodo nel quale la specie era scomparsa, a seguito degli interventi di ripopolamento, «i lupi sono ricomparsi anche in molte zone in cui non era più presente da molti anni e ciò sta mettendo a rischio la stessa presenza e il lavoro degli agricoltori in molte aree della Provincia, soprattutto nel comprensorio di Mottola; infatti si moltiplicano sempre di più le segnalazioni di attacchi ad animali e non è più possibile lasciare gli animali, soprattutto cavalli e vacche allo stato brado».
«Occorre sicuramente lavorare sulla prevenzione – conclude Carbone – ma è anche necessario rivedere il sistema di accertamento e risarcimento dei danni non solo da animali selvatici, ma anche quelli causati da cani inselvatichiti».
]]>
Thu, 29 Dec 2011 09:00:00 GMT
, Diocesi di Castellaneta <![CDATA[Morte di Mons. Martino Scarafile]]>
]]>

Diocesi di Castellaneta

E’ DECEDUTO SUA ECCELLENZA REVERENDISSIMA
MONS. MARTINO SCARAFILE, VESCOVO EMERITO DI CASTELLANETA

Dopo una lunga malattia, vissuta nel totale abbandono alla volontà di Dio, si è spento S.E.R. Mons. Martino Scarafile, Vescovo emerito di Castellaneta.

«Fu per loro pastore dal cuore integro e li guidò con mano sapiente» (Salmo 77,72). Le parole del testo biblico bene descrivono la figura del compianto presule.
Nato a Cisternino il primo luglio del 1927, era stato ordinato sacerdote il 23 luglio del 1950. Eletto Vescovo Ausiliare della Diocesi di Conversano-Monopoli, fu consacrato nella Basilica di San Pietro a Roma per l’imposizione delle mani di Sua Santità Giovanni Paolo II il 6 gennaio 1981.
Nel 1985 - il 31 ottobre - venne eletto Vescovo della Diocesi di Castellaneta della quale prese possesso canonico il 23 novembre dello stesso anno.
Alla guida della Diocesi di Castellaneta per oltre 18 anni, ha lasciato nei sacerdoti e nei fedeli un vivo ricordo della sua passione pastorale e della sua bontà d’animo.
Di Mons. Scarafile, il Vescovo di Conversano-Monopoli che lo ebbe accanto come Vescovo Ausiliare - S.E.R. Mons. Antonio D’Erchia - ebbe modo di dire che si trattava di un “pastore umile, povero, disinteressato, instancabile, paterno”.
L’attuale Vescovo di Castellaneta, S.E.R. Mons. Pietro Maria Fragnelli ha dichiarato: «Mons. Scarafile ha tracciato un solco di spiritualità eucaristica e mariana nel quale ho potuto continuare a seminare con fiducia, seguendo in particolare la sua predilezione per le famiglie e le vocazioni, in una feconda intercessione per l’unità della Chiesa e la coesione sociale».

Le esequie saranno celebrate nella Chiesa Cattedrale di Castellaneta giovedì 29 dicembre p.v. alle ore 15,00.


Data e sede delle esequie:
Giovedì 29 dicembre 2011, ore 15, Chiesa Cattedrale a Castellaneta.

Per informazioni e contatti:
- don Oronzo Marraffa, Caporedattore del Mensile diocesano “Adesso”
Email: oronzomarraffa@gmail.com

Link: www.diocesicastellaneta.net
]]>
Tue, 27 Dec 2011 09:00:00 GMT
, Cooperativa ADAM <![CDATA[LABORATORIO URBANO BOLLENTI SPIRITI A LATERZA]]>
]]>

29 Dicembre 2011:inaugurazione laboratorio urbano Bollenti Spiriti, PHILOS LAB4ART, LATERZA (TA).
Segue comunicato stampa della COOPERATIVA SOCIALE ADAM LATERZA (TA).

Il Laboratorio Urbano Bollenti Spiriti PHILOS LAB4ART è lieto di presentarsi finalmente alla città.
L’Open Day è previsto per il 29 Dicembre prossimo, col taglio del nastro e i saluti da parte delle autorità e, a seguire, mostre, proiezioni e concerti.

ore 18.00
- Conferenza Stampa nell’AUDITORIUM “GIANNICO M.” ex Chiesa del Purgatorio.
Saluti:
Gianfranco Lopane - Sindaco di Laterza:

Presentazione del progetto
Lassandro Domenico- Presidente Ente Gestore Cooperativa Sociale ADAM
Clemente F., Mastrodomenico R.,DiTinco M.- Progettisti
Interventi
Nicola Fratoianni - Assessore Politiche Giovanili Regione Puglia
Giovanni Caldaralo-Ass. Lavori Pubblici di Laterza
Leonardo Matera - Delegato alle Politiche Giovanili di Laterza
Staff Bollenti Spiriti Puglia
ore 19.00
– Cerimonia inaugurale del Laboratorio Urbano PHILOS LAB4ART
negli spazi dell’ex Gendarmeria nel Rione Mesola
ore 19.30
-INSTALLAZIONE D’ARTE di Maurizio Sansevrino e associazione ”Officine Culturali Arthemisia”
-INSTALLAZIONI AUDIO VISIVE allestite dall’associazione Confidea
- Partecipazione della associazioni del territorio.
Per info:
COOPERATIVA SOCIALE ADAM, Via C. COLOMBO, 27. 74014 Laterza – TA Tel0998213052
www.adamcooperativasociale.it
Link:Bollenti Spiriti


BOLLENTI SPIRITI E’ il programma della Regione Puglia per le Politiche Giovanili, un insieme di interventi e di azioni dedicate ai giovani pugliesi e a chi lavora con e per loro. L’idea principale dell’iniziativa è quella di considerare i giovani come una risorsa e non come uno dei problemi della Puglia. L’accento sul talento, l’energia e la voglia di partecipare. E’ considerato “programma” in quanto le politiche regionali per i giovani non sono fatte di tanti singoli progetti, scollegati fra loro, ma costituiscono un disegno coerente per la realizzazione di un grande obiettivo: fare delle giovani generazioni il vero motore della rinascita sociale, economica e culturale della nostra regione. …… non risolvere il problema dei giovani…ma permettergli di partecipare attiva-mente a tutti gli aspetti della vita della comunità….
Il programma “Bollenti Spiriti” viene attivato attra-verso “Laboratori Urbani”, immobili dismessi, edifici scolastici in disuso, palazzi storici abbandonati, ex monasteri, mattatoi, mercati e caserme ristrutturati e dotati di attrezzature, arredi e strumenti per di-ventare nuovi spazi pubblici per i giovani. La gestione dei laboratori urbani è stata affidata con bando pubblico ad organizzazioni giovanili, Associazioni, impegnati attraverso dei progetti finanziati dalla Re-gione Puglia, presentati dai Comuni.


CENNI STORICI DELL’EX GENDARMERIA DI LATERZA

Il palazzo della Ex Gendarmeria, sito in via Fontana, fu abitato nell’800 dal Dott. Giovanni De Biasi. Lo stabile è addossato ad una antica costruzione del sec. XV-XVI. Sono visibili gli archi romani della torretta di avvistamento e di controllo delle mura della città. Alla fine dell’ 800 e per alcuni anni del ‘900 fu adibita a caserma dei Carabinieri. La caserma dei Carabinieri ha subito nel tempo vari rimaneggiamenti e si sono affiancati ad essa costruzioni di recente fattura. Il grande arco a sesto ribassato del portone d’ingresso (sec. XVIII), anch’esso ristrutturato, si presentava precedentemente diviso in due porte più piccole. Ha le celle carcerarie che ospitavano i detenuti per qualche giorno per poi passare al Mandamento di Ginosa e infine al Carcere di Sant’Antonio di Taranto. Una porta di una cella carceraria con spioncino munito di sbarre di ferro fu rinvenuta dalla Sig. ra Raffaella Bongermino nel giardino di via Fornace nel Cantiere Petrelli. La Caserma è stata usata fino al primo decennio del secolo scorso quando il Comando dei Carabinieri si trasferì nello stabile di via Porta Pia.
(Fonte: “Storia di Laterza” di Raffaella Bongermino, Congedo Editore)



]]>
Mon, 26 Dec 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Domenico Savino <![CDATA[Laterza, nasce il nuovo Osmairm]]>
]]>

Organizzazione Sanitaria Meridionale Assistenza Inabili Recupero Minori: ovvero Osmairm. Una costante presenza nell’ambito della riabilitazione e sostegno alla persona con disabilità nella Provincia di Taranto; centro specialistico e punto di riferimento per tutta la Terra di Puglia e del Mezzogiorno d’Italia.
Un’azienda privata a forte vocazione “sociale” dotata di un management e un’organizzazione qualificata ramificata su tutto il territorio. Non solo. Punto di riferimento da oltre quarant’anni della riabilitazione fisica, particolarmente indirizzata alle disabilità fisiche e mentali gravi, ha da sempre ospitato soggetti gravemente svantaggiati, costituendo un faro nella gestione dei pazienti la cui permanenza in forma stabile, all’interno del nucleo famigliare di appartenenza, è del tutto o in parte incompatibile, e riuscendo nel contempo anche ad attrarre degenti provenienti da Regioni limitrofe.
Il nuovo plesso, che sarà inaugurato oggi, è in grado di ospitare 270 utenti ed è suddiviso in 14 moduli da 20 posti letto: ogni camera di degenza a due letti è munita di servizi igienici e comfort alberghieri, per il pieno soddisfacimento dei bisogni dei pazienti.
Nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, l’inaugurazione di una nuova struttura sanitaria, all’avanguardia per le tecnologie riabilitative che utilizzerà, a Laterza, nel cuore del versante occidentale della Provincia di Taranto, ai confini fra le due splendide regioni meridionali quali la Puglia e la Basilicata, al centro del Mediterraneo, mare che collega e avvicina continenti, culture e costumi oltre che problematiche di carattere sociale e assistenziale, rappresenta un appuntamento molto significativo, un “segno” tangibile di speranza in un periodo contrassegnato da una crisi non solo economico-finanziaria ma anche etica e morale.
L’Osmairm di Laterza con il suo presidente, Maria Luisa Paciulli, il Consiglio di amministrazione, dirigenti e funzionari, medici, collaboratori, dipendenti e consulenti, con la “forza della tradizione” intendono vincere la sfida del futuro con fiducia, professionalità, determinazione, passione in piena sintonia con il territorio e con tutti i “protagonisti” e gli interlocutori istituzionali e sociali ivi presenti.
]]>
Sat, 17 Dec 2011 09:00:00 GMT
, laterza.org <![CDATA[MERCATINO DI NATALE 2011]]>
]]>

La Consulta delle Associazioni e l’agenzia “Perla Studio”, in collaborazione con le associazioni di categoria, organizzeranno il tradizionale mercatino di natale nelle giornate di

22 - 23 Dicembre
dalle ore 16:00 alle ore 22:00
presso Piazza Plebiscito


Se siete interessati a partecipare vi preghiamo di comunicarlo, compilando l’allegato modulo disponibile anche sul sito www.laterza.org (Home page – Appuntamenti a Laterza) e sul sito www.comune.laterza.ta.it (Home page – Avvisi)
ed inviarlo tramite e-mail a: info@perlastudio.com
o consegnarlo a mano presso Perla Studio in Via Cadorna n.19 a Laterza

entro e non oltre il 21 dicembre p.v.
]]>
Sat, 10 Dec 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Pierpaolo D'Auria <![CDATA[La Sanità fa litigare in Consiglio provinciale]]>
]]>

A tenere banco nel Consiglio provinciale di ieri sono stati i temi della Sanità sollecitati da un ordine del giorno presentato dal consigliere Lariccia dell’Udc preoccupato per la gravità della chiusura temporanea dei reparti di Ginecologia e del Punto nascita dell’ospedale di Manduria e del fatto della lontananza della cittadina messapica dai centri ospedalieri più vicini. Un ordine del giorno che impegna la Provincia a guardare in maniera globale a tutta la problematica e che ha incassato il sì convinto del consigliere Pinto che ha poi invitato i consiglieri a condividere la richiesta di utilizzare le sedi degli ospedali chiusi per altri scopi «come l’istituzione di centri del risveglio», e quello con riserva dei consiglieri Pdl, Santoro («L’importante è che non venga penalizzata Grottaglie») e Lattarulo («Purtroppo della Sanità si è fatta una guerra di campanile. La problematica è stata sollevata quando i tagli hanno riguardato gli ospedali del versante orientale mentre sulle chiusure di Mottola e Massafra non si è aperta bocca») mentre Brigante dell’Idv ha sottolineato come quello della Provincia sulla questione «è stato un intervento tardivo a giochi ormai fatti»). Un ordine del giorno finito in bagarre perchè non iscritto tra i punti del Consiglio provinciale ma subito trattato in aula. Tanto da aver fatto prendere capello ai pidiellini Cristella e Laterza i quali hanno lamentato «l’attesa di anni per la trattazione dei nostri ordini del giorno e delle nostre mozioni. Evidentemente dobbiamo sottoscrivere la tessera dell’Udc per essere presi in considerazione». Una polemica tutta politica con Santoro del Pd che cerca di gettare acqua sul fuoco proponendo una nuova seduta monotematica al netto delle battaglie campanilistiche sulla manovra di rientro e sulle scelte del direttore generale Asl, Scattaglia. «La cosa più importante – ha concluso Santoro – è non dividerci. Su queste questioni abbiamo anche manifestato contro Vendola, non ci siamo fatti alcun problema. La seconda fase del piano di rientro è importante e possiamo ancora incidere purché non ci dividiamo».
Poi la precisazione di Laterza che, «se ho usato toni che non mi appartengono chiedo scusa», si è inalberato perché la mozione avrebbe dovuto riguardare l’aspetto complessivo del piano ospedaliero e non concentrarsi solo sui problemi di Manduria. Mentre Sampietro ha sottolineato la necessità di «entrare nell’ottica dei pazienti e di tutelare gli interessi di tutti i cittadini». Ma il problema è, ha poi rincarato la dose Cristella, che se «abbiamo condiviso quanto detto dal presidente Florido al cospetto dell’assessore regionale Fiore che senso ha presentare un ordine del giorno che riguarda parte della provincia. Per cui quella mozione va rivista nei contenuti anche perchè il Consiglio ha accettato di discuterne per assicurarsi poi il voto sull’assestamento di bilancio».
Di una questione di metodo «nella presentazione della mozione» ne ha fatto il consigliere Tamburrano per il quale la mozione presentata da Lariccia risponde ad una sua esigenza «di visibilità a Manduria».
Tocca a Florido chiarire che il voto di Lariccia sull’assestamento «è a prescindere dall’approvazione dell’ordine del giorno che non mette in discussione il punto di riequilibrio raggiunto. Poi, caro Tamburrano, D’Azeglio scrive che in una democrazia che funziona ognuno svolge il ruolo che gli compete. Per cui è la conferenza dei servizi dei sindaci deputata a decidere e non la Provincia che non ha deleghe in materia. Comunque accetto la proposta di riconvocare un consiglio monotematico con la presenza dei consiglieri regionali tarantini che il piano di riordino ospedaliero lo hanno votato».
Risultato finale? Lariccia ritira la mozione perchè «non si tratta di alcun ricatto posto in essere nei confronti del Consiglio provinciale».
]]>
Wed, 30 Nov 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[Laterza: addio vecchio stadio, diventerà un grande parco]]>
]]>

Era un vecchio stadio, diventerà il più grande polmone verde del centro urbano.
Il “comunale” e la sua lunga storia di pedate ad un pallone e calzoncini corti finiscono in soffitta, archiviati da un Pirp. Che detto così suonerebbe pure un po’ irriverente, se non fosse che dietro all’acronimo di Piano Integrato per la Riqualificazione delle Periferie si apre una prospettiva nuova e certamente più “ossigenante”. Come può esserlo il bell’ulivo monumentale che ieri mattina gli amministratori laertini hanno fatto posare simbolicamente al centro del vecchio rettangolo polveroso del campo sportivo.
«Un albero – dice il sindaco Gianfranco Lopane – al posto della posa della prima pietra, proprio perché qui nascerà un grande parco attrezzato, il primo polmone verde nella città». Un cambio di rotta deciso, alla cui origine c’è comunque un progetto avviato nel 2006 dalla seconda Amministrazione Cristella, ma che testimonia di un diverso modo di pensare la vita della comunità dopo un decennio di cementificazione arrembante e di case costruite in ogni buco possibile.
Il verde, insomma, al posto del grigio. Un po’ come il monito in poesia di Gianni Rodari, “Un pezzo di prato”, che due alunni delle elementari (tra i tanti presenti della “Diaz” e della “Marconi” ma anche i più grandicelli della Dante-Michelangelo) leggono al cospetto di sindaco, assessori, consiglieri e architetti. «Voi metteteci il prato che l’altalena la facciamo noi». Appunto. E opportuno, in quest’ottica, è anche il messaggio di don Oronzo Marraffa, parroco di Santa Croce, stavolta rivolto ai bambini: «Piantare un albero è un piccolo gesto, ma può far andare meglio il mondo». Che poi anche i grandi abbiano “ascoltato” è, ovviamente, cosa buona e giusta.
E se poi un’opera del genere servirà pure a «tenere i bambini un po’ più lontani da Facebook – una volta si diceva “dalla strada” – e più vicini al verde», beh c’è solo da augurarselo. Motivi, data un’occhiata al progetto illustrato dal sindaco, ne avranno. Più di metà del vecchio stadio, infatti, diventerà un’area a verde attrezzata, con laghetti e area ristoro (chi la gestirà dovrà curare la manutenzione del complesso); mentre dall’altra parte sorgerà un campo di calcetto, giusto per rendere onore all’illustre “avo”. Non solo: nei 780mila euro dell’appalto, un primo stralcio affidato alla ditta Di Taranto di Laterza, c’è anche altro. Nella zona 167, sulla strada per Santeramo, sorgerà un altro campo polifunzionale attrezzato, e le due zone saranno collegate da una pista ciclabile. Muri abbattuti e cemento “cancellato”, con via Monte Sabotino che avrà finalmente uno sbocco.
Il resto arriverà col secondo stralcio, ancora da progettare (per un totale di 1,9 milioni) ma qualche idea nuova in cantiere, come il park & ride.
«Tutto ciò – spiega il sindaco ai bambini – lo stiamo facendo per voi». E, raccolta la poesia dalle mani dei bambini, non si lascia sfuggire l’occasione: «Ne faremo il nostro manifesto della bellezza, regalandolo a tutti gli amministratori e ai tecnici comunali». E a quelli un po’ più anzianotti che si lasciano andare all’amarcord (“tanti anni fa giocavamo noi su questo campo…”), basterà la seppur magra consolazione che, almeno lo stadio, una seconda chance l’ha avuta.
]]>
Tue, 29 Nov 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[Maltempo, resta l’allerta su tutta la provincia]]>
]]>

Anche per oggi viene mantenuto “al massimo” il livello di guardia in tutti i comuni della provincia di Taranto interessata già da martedì da forti piogge che hanno investito soprattutto il versante occidentale.
E’ quanto deciso durante un vertice del Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica allargato, svoltosi ieri nella Prefettura del capoluogo jonico e presieduto dal prefetto Carmela Pagano. Un avviso di condizioni meteo avverse di elevata criticità per rischio idrogeologico è stato lanciato ieri dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e confermato dalla Regione Puglia e durerà fino a stamattina e per le successive 24-36 ore.
Sotto osservazione soprattutto il bacino dei torrenti Lato e Lama di Lenne, sul versante occidentale, dove diversi sindaci hanno anche deciso la chiusura delle scuole nella giornata di ieri e, a Castellaneta e Massafra e Palagiano, anche per oggi.
Anche le Forze dell’ordine e il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco mantengono alta la vigilanza su tutto il territorio provinciale. Massima resta l’attenzione riservata al controllo dei livelli dei fiumi del versante occidentale, costantemente monitorati nel loro andamento idrometrico. In tale direzione, peraltro, molti primi cittadini hanno sensibilizzato le componenti del volontariato. Non si sono evidenziate, al momento, esigenze di evacuazione di abitazioni, sebbene resti particolarmente in fase di attenzione la situazione del torrente Patemisco, nella zona di Chiatona. La pioggia, del resto, ieri sera ha ricominciato a scendere copiosa a Massafra, Castellaneta, Marina di Ginosa, Laterza e Palagiano. Qui il sindaco Ressa ieri sera ha attivato la centrale operativa in Comune, frutto della brutta esperienza dell’alluvione dell’8 settembre 2003.
Analoga forte cautela viene riservata proprio alla zona di Marina di Ginosa, già interessata dall’alluvione dello scorso marzo, in relazione anche ai livelli di allerta del bacino lucano del Basento-Bradano; in tale direzione vi sono costanti contatti, oltre che con il sindaco del Comune di Ginosa, anche con la Prefettura di Matera e la Sala Operativa Regionale. Dalla serata di martedì, in cui maggiore è stata l’intensità delle piogge, fino a ieri mattina sono stati complessivamente una trentina gli interventi effettuati dai Vigili del Fuoco, che hanno riguardato per lo più svuotamento di acqua da scantinati o soccorso ad automobilisti in panne (come è successo a Maruggio, sul versante orientale della Provincia).
All’incontro di ieri hanno partecipato il sindaco di Taranto Stefàno, il capo di gabinetto e comandante della Polizia Provinciale Semeraro, il questore Mangini, il comandante provinciale dei Carabinieri Sirimarco, della Guardia di Finanza Paiano, del Corpo Forestale dello Stato Cavaliere e il comandante dei Vigili del Fuoco Boscaino.
]]>
Thu, 24 Nov 2011 09:00:00 GMT
, comune.laterza.ta.it <![CDATA[ORDINANZA IN MATERIA DI DECORO E QUALITA’ URBANA]]>
]]>

CONSIDERATO:
• che è stato rilevato in vari punti dell’abitato abbandono di rifiuti di ogni genere, e che tale attività, in contrasto con le norme riguardanti la tutela dell’igiene e della salubrità, è altresì causa di disagio e oggetto di lamentele da parte di molti cittadini;
• che si rende necessario avviare una revisione dell’aspetto sanzionatorio applicato a singole fattispecie di atti vietati al fine di scoraggiare comportamenti di singoli che compromettono l’igiene ed il decoro dell’intero centro abitato; .............
]]>
Tue, 22 Nov 2011 09:00:00 GMT
, laterza.org <![CDATA[CITIES FOR LIFE]]>
]]>

LATERZA from Cities for Life ITA on Vimeo.

]]>
Fri, 18 Nov 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Michele Cristella <![CDATA[Da un convegno sulla storia della Cantina Spagnola emerge il futuro possibile]]>
]]>

Dentro la propria storia. Due giorni, cinque sessioni, trenta relatori di più università, molti ascoltatori, su tre temi: la cantina spagnola di Laterza, i Perez Navarrete, marchesi di Laterza e il viceregno spagnolo, organizzatrice l’infaticabile Raffaella Bongermino, storica del paese.
Lo scopo e l’esito di questo bagno dentro la propria storia l’ha colto il vescovo della diocesi di Castellaneta, cui Laterza appartiene, Pietro Maria Fragnelli: “Dal campanile al cuore d’Europa”, che è poi il magistero più proprio della storia: riuscire a vedere tutto l’universo dalla propria infinitesima porzione d’universo.
Come s’usava in antichità, per difendersi da aggressori e malaria, gli uomini laboriosi s’insediavano su alture accessibili e Laterza è stata fondata sulle pendici delle ultime murge pugliesi che dominano la vasta pianura che va verso il mare e poi nell’attuale materano, terra ricca di acque e argilla, da cui il fiorire della lavorazione delle argille, che, dicono Biancofiore e Bongermino, ha dato il nome alla “Civiltà di Laterza”. Altro luogo tipico di Laterza è la gravina, che nei momenti più bui dell’Europa meridionale ha dato vitto e rifugio ai locali e ai fuggitivi; e nell’accidentata orografia della gravina è fiorita anche una comunità religiosa che non sarebbe eccessivo definire come un seconda fase dei “Padri del deserto”, quegli eremiti, alcuni dei quali sono stati sapienti del loro tempo e poi santi, che hanno consumato i loro giorni nell’ascesi e nel lavoro per la sopravvivenza nel deserto nordafricano. Cos’altro, infatti possono essere le cripte, o chiese rupestri, che adornano tutta la gravina ionica, da Ginosa a Grottaglie?
Una comunità d’asceti, ha popolato per un po’ di decenni la gravina, ma anche d’artisti; e il Petruscio di Mottola è il culmine della loro altissima arte.
In questa popolazione, ad un tempo misera e civile, affaticata e raffinata, politica e Chiesa hanno introdotto le loro usanze, castelli ed episcopi, cattedrali e chiesette, palazzi signorili e conventi e monasteri, tutti ricchi di affreschi e dipinti e sculture e libri scritti e da leggere.
I relatori, hanno raccontato il “come”, lasciando il “perché” agli ascoltatori e hanno mostrato che le opere di Laterza, dal Castello, alla Chiesa Matrice con i suoi dipinti, dalle chiese rupestri alla cantina spagnola, erano in linea con quelle del resto dell’Italia meridionale, quella parte di Grecia che aveva contribuito a diffondere “le arti nell’agreste Lazio” e in tutto il mondo, passata dal dominio romano, al buio che precedette e seguì a lungo l’anno mille, a quello barocco e paludato della Spagna.
E’ stata fatta la storia del feudo laertino, assai povero, se le entrate dei feudatari erano ricavate soltanto dal raccolto di cereali; la pastorizia, che pure, stando allo stemma laertino, era l’attività più diffusa, doveva essere al minimo della sussistenza, se non poteva pagare alcuna gabella, se non, al massimo, in natura, cioè con agnelli e formaggi.
E come avrebbe potuto l’economia laertina decollare e progredire se allora si usava che il feudatario si facesse rappresentare in loco da un suo fiduciario, sicché succedeva che il popolo, già povero, doveva mantenere due politici, o da questi essere derubato: il feudatario e il suo fiduciario. Allora, infatti, la nobiltà usava consumare senza produrre, o consumare in eccesso il poco prodotto dai poveri; la stessa Bongermino in un altro suo libro narra delle nozze del fratello di un vescovo di Matera, i cui festeggiamenti, pranzi e balli, durarono due mesi. E in sala è stato raccontato di un laertino, tal Francesco Antonio Gallo, che giunse ad essere vescovo di Bitonto che visse nello sfarzo, sfarzo poi dispersosi dalle mani bucate di una sua sorella. Forse che la fama di Francesco d’Assisi non era giunta fino a Bitonto? Oppure da far dire che la ricchezza che sprofonda nel superfluo proviene soltanto da introiti immeritati e illeciti.
In effetti, la pagina al limite dell’ignominia che il feudalesimo ha scritto a Laterza la si legge con tristezza passeggiando nel centro storico: un succedersi di povere case e catapecchie e tuguri, grotte nel costone della gravina con impervie scalinate per uscire in piano, stalle comunicanti con case e così continuando e su di esse un palazzo marchesale, un manufatto del feudalesimo già immiserito dallo scialo come stile di vita. Ed è in questi contesti che bisogna andare a cercare le cause del divario, economico ed etico, fra Nord e Sud d’Italia: secoli di estraneità al resto del mondo non possono essere recuperati in pochi decenni.
Laterza ha almeno una trentina di chiese rupestri, un enorme giacimento culturale, molte sono state stravolte in cantine e garage, altre abbandonate, molte irrecuperabili. Fra i lasciti medioevali la Cantina spagnola è la meno peggio conservata, per tenuta delle pareti e affreschi ancora leggibili; dalla Soprintendenza ha ricevuto il vincolo di bene culturale e gli studiosi avanzano ipotesi sulla sua funzione: sede di reclutamento di soldati, stante ai suoi scritti latini; ma la dama indecisa fra pretendenti che cosa suggerisce? E a che cosa fa pensare il piccolo corteo di dignitari ed ecclesiastici con oggetti liturgici? Anche la sua ubicazione deve avere un significato: in periferia, dentro il costone non della gravina ma di una propaggine murgiana, nascosta, ma di facile accesso.
La politica di ieri e d’oggi, seppure intrisa di scetticismo e di indifferenza, sa che la gravina è un bene paesaggistico e culturale che, come ieri ha dato ai suoi poveri abitanti vitto, alloggio, sacro e arte, oggi, per la sua gente, se non benestante di certo non più misera, può essere uno dei traini dello sviluppo economico. Il convegno, raccontandone la storia, ha mostrato ancora una volta un futuro possibile.
]]>
Wed, 16 Nov 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Angelo Di Leo <![CDATA[Pd, volti nuovi in segreteria: rispettata la ripartizione fra le sei anime]]>
]]>

Sei anime in segreteria, coordinate dal neo eletto Parisi che per giovedì ha convocato i neoulivisti, o presunti tali.
L’assemblea provinciale del Pd chiude di fatto il congresso e ricalca il canovaccio di quindici giorni fa. Pelilliani e antipelilliani incrociano le spade appena possono. Ieri è stato Mimmo Cotugno a sguainare per primo, con Scarcia che risponde a tono e Mancarelli, tra gli altri, impegnato ad abbassare i decibel della contesa, chiedendo all’intero Pd di moderare i termini dello scontro. Intanto, Brunetti chiede di sapere cosa fare al Comune: siamo in Giunta e in maggioranza, il partito si decida!
Finisce così, ma non solo, naturalmente, la riunione provinciale che domani passerà il testimone a quella cittadina. Sullo sfondo, al di là delle questioni calde che riguardano il territorio, restano la scelta del prossimo sindaco, le alleanze improbabili e quelle da rimettere su.
E quando Cotugno si chiede, e chiede alla platea, quale sia la linea reale del partito, o dei due partiti che il Pd adesso pare contenga, la bagarre è automatica e l’orizzonte torna precario. Parisi dovrà lavorare parecchio per comporre tutti i cocci, anche se negli ultimi quindici giorni il Pd ha cercato di ritrovare se stesso dopo essersi dato nuove guide e una linea, più o meno tracciata, che andrà misurata sul campo.
Non a caso, il neo segretario provinciale rompe gli induci e convoca l’avvio delle danze che dovrebbero portare, così pare, alla sessione elettiva primaria di gennaio. Giovedì in via Principe Amedeo ci saranno Sel, Idv e il Psi. Dovrebbe essere il Nuovo Ulivo ma a Taranto, come spesso accade, rischia di assumere una forma diversa da quella che Bersani in Italia vorrebbe modellare. Intanto, i nomi e i cognomi danno il senso delle scelte adottate dal Pd. In direzione entrano 111 delegati più i 40 segretari di circolo e i rappresentanti delle istituzioni.
L’assemblea ha inoltre eletto Rocco Ressa vicepresidente, su proposta di Parisi la cui segreteria è composta da
Massimo Serio, coordinatore: Giuseppe Fontana, capo segreteria politica. Walter Musillo, organizzazione. Mimmo Rochira, Enti Locali. Valerio Papa, Lavoro. Annarita Leone, Giustizia. Amleto Della Rocca, Piccole e medie imprese. Gabriella Fretta, Politiche sociali. Dino Caruso, Area occidentale. Nunzia Convertini, Associazionismo. Pino Mellone, Comunicazione. Angelo Prontera, Area Orientale. Lanfranco Rossi: Sviluppo economico. Michele Pierri, Formazione politica e responsabile rapporti con la stampa.
I segreteria anche Sergio Scarcia, segretario cittadino del Pd, e Gianfranco Lopane, sindaco di Laterza e responsabile del forum degli eletti, e la coordinatrice delle donne, Francesca Battista. Quindi, il segretari dei Giovani democratici, il presidente della Commissione di Garanzia, il presidente della Direzione, il capogruppo della Provincia, Luciano Santoro.
Il Pd ha inoltre costituito il nuovo coordinamento politico e istituzionale: Ludovico Vico, Donato Pentassuglia, Michele Mazzarano e Michele Pelillo, Gianni Florido, Costanzo Carrieri, Raffaele Brunetti e Luciano Santoro, i sindaci dei Comuni sopra i 15.000 abitanti Rocco Ressa, Aldo Maggi, Ciro Alabrese, Gianfranco Lopane, il coordinatore e il capo segreteria, Serio e Fontana.
I tre giovani del nuovo esecutivo Giuseppe Fontana, Valerio Papa e Michele Pierri, rapresentano l’assoluta novità.
Così come Lopane, giovane sindaco che una novità l’ha rappresentata alle scorse amministrative.
Tra i volti nuovi, in segreteria, anche quelli di Nunzia Convertini e di altri giovani amministratori come Anna Rita Leone, Amleto Della Rocca e Angelo Prontera.
Una platea che divisa per aree suona così: Musillo, Della Rocca e Fretta (area Pelillo). Rochira, Caruso e Convertini (area Florido), Serio, Papa e Leone (area Vico), Rossi e Fontana (area Mazzarano).,Mellone (area Battafarano), Prontera (area Emiliano), Lopane (area Ressa). Papa, Fontana e Pierri (Giovani Democratici) sono stati indicati anche dal segretario Parisi.
]]>
Sun, 13 Nov 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[Cantina Spagnola, Laterza chiama a raccolta gli studiosi]]>
]]>

Affreschi del ’600 e personaggi con vestiti di foggia ispano-napoletana, donne, gentiluomini, sacerdoti e soldati: sono le immagini sacre e profane raffigurate nell’ipogeo a cui è dedicato interamente il convegno internazionale di studi ‘La “Cantina Spagnola” di Laterza, i Perez Navarrete feudatari e il Viceregno spagnolo’ (11-12 novembre 2011, Auditorium “Giannico”, ex chiesa del Purgatorio, via Concerie).
Il convegno, organizzato dall’Università di Bari e dal CRSRP-Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia, diretto da Mimma Pasculli Ferrara (Facoltà Lingue, Univ. Bari, presidente CRSRP) e Raffaella Bongermino, è promosso dall’Ambasciata di Spagna, dal Comune di Laterza, dalla Camera di Commercio di Taranto, dal GAL “Luoghi del mito”, e dalla Fondazione Banco di Napoli. “Per la prima volta è attestato l’interesse degli studi internazionali verso la “cantina spagnola” – spiega Mimma Pasculli -, ipogeo affrescato che ha ricevuto recentemente il riconoscimento del vincolo come bene culturale da parte della Direzione Regionale e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e del Paesaggio della Puglia. L’intervento dei relatori spagnoli suggella un rapporto antico tra il territorio pugliese (Laterza) e la Spagna, grazie alla presenza dei feudatari Perez Navarrete”.
Oltre a relatori spagnoli – il console di Spagna a Bari Bruno Gallo, Carmen Garcìa (Univ. Saragozza), Adele Condorelli (Belle Arti, Valencia) – e al direttore del Museo “Castromediano di Lecce, interverranno i professori delle Università: di Bari Pasquale Guaragnella (preside Facoltà Lingue), Elena Papagna, Pietro Sisto, I. Diliddo, M. Saccente, C. Petrarota, Pietro Grimaldi (Politecnico); del Salento Vincenzo Pugliese; della Basilicata Elisa Acanfora; della Calabria Alessandra Anselmi.
L’apertura dei lavori, venerdì 11 novembre alle 15,30, si avrà con la sessione “Mezzogiorno e viceregno spagnolo”, seguirà quella dedicata alla famiglia “Perez Navarrete tra Laterza, Napoli e la Spagna”, mentre nella seconda giornata dei lavori, sabato 12 novembre (alle 9), l’ambito del convegno sarà ampliato alle “Lettere e scienze”, alla “Città di Laterza”, per chiudere con la sessione “La cantina spagnola a Laterza”, presieduta da Cosimo Damiano Fonseca.
“La prima giornata del convegno – evidenzia Raffaella Bongermino, storica di Laterza – è incentrata sulla presenza della famiglia spagnola Perez Navarrete nel feudo laertino, dove si è insediata nel 1650. Sarà affrontato il problema della committenza degli affreschi, datati 1664. La grotta è stata scoperta negli Anni ’70, durante le campagne di ritrovamento degli antichi ipogei condotte da Cosimo D. Fonseca”. Dall’analisi di alcune scritte in latino si ritiene che la grotta fosse adibita a ritrovo per l’arruolamento dei soldati, ma non sono escluse altre ipotesi. “Ci sono dei soggetti a tema amoroso, come una dama indecisa tra due pretendenti – conclude la Bongermino -, e figure a tema sacro, con un corteo di dignitari ed ecclesiastici, con oggetti liturgici”.
La partecipazione al convegno consente il riconoscimento di crediti formativi per gli studenti della Facoltà di Lingue dell’Università di Bari e degli Istituti superiori dei 7 paesi del GAL. Info: Facoltà di Lingue, Università di Bari: tel. 080.5792435 e 080.5717466.
L’apertura dei lavori, venerdì 11 novembre alle 15,30, si avrà con la sessione “Mezzogiorno e viceregno spagnolo”. Tra gli interventi, quelli del console di Spagna a Bari Bruno Gallo, di Augusto Ressa (Soprintendenza BAP), Pasquale Guaragnella (preside Facoltà Lingue, Univ. Bari), Elena Papagna (Univ. Bari), Angelo Disanto (CRSRP), Alessandra Anselmi (Univ. Calabria) e Mimma Pasculli Ferrara (Storia dell’Arte Moderna, Facoltà di Lingue, Univ. Bari; presidente CRSRP). Seguirà la sessione dedicata alla famiglia “Perez Navarrete tra Laterza, Napoli e la Spagna”, con le relazioni di Adele Condorelli (Belle Arti, Valencia), Carmen Garcìa (Univ. Saragozza), Maria Alfonzetti (Archivio Stato Taranto), Isabella Diliddo (Univ. Bari) e Leonardo Catucci (architetto).
Nella seconda giornata dei lavori, sabato 12 novembre (alle 9), l’ambito del convegno sarà ampliato alle “Lettere e scienze”, con i contributi di Dora Donofrio Del Vecchio (vicepresidente Crsrp), Pietro Sisto (Biblioteconomia, Univ. Bari), Gianni Iacovelli (pres. Accademia Arte Sanitaria), Stefano Milillo (dir. Archivio Diocesano Bari-Bitonto), Domenico Giacovelli (rettore Mater Domini, Laterza), Angelo Beccarelli (vicepres. Acc. It. Storia Farmacia), Rosa Melluso (Biblioteca Com. Ginosa). Poi l’attenzione sarà rivolta alla “Città di Laterza”, con gli interventi di Mimma Pasculli Ferrara, Raffaella Bongermino, Elisa Acanfora (Univ. Basilicata), Antonio Cassiano (dir. Museo “Castromediano”, Lecce), Vincenzo Pugliese (Univ. Salento), Marianna Saccente e Gianluca De Pinto (Crsrp), Giulio Mastrangelo (Archeogruppo Massafra), Cinzia Petrarota (Univ. Bari). Infine, le conclusioni saranno affidate all’ultima sessione, “La cantina spagnola a Laterza”, presieduta da Cosimo D. Fonseca (Accademico Lincei); i relatori: Elio Scarciglia (Amici Ceramica-Puglia), Pietro Grimaldi (Politecnico Bari), Leonardo Petrosino (CRSRP), Paola Nitti (Univ. Bari), Tommaso Galiani (CRSRP).
]]>
Wed, 9 Nov 2011 09:00:00 GMT
, Donato Conte <![CDATA[PROGETTO MELANOMA]]>
]]>

Il Melanoma maligno cutaneo è un tumore maligno caratterizzato da una elevata mortalità. Nella maggior parte dei casi nasce da un nevo preesistente.

La prevenzione primaria tende a ridurre l'incidenza del tumore rimuovendo le cause che lo provocano e si attua mediante la divulgazione delle misure di prevenzione atte ad evitare le ustioni solari. Gli effetti positivi si possono valutare solo a distanza di anni.

La prevenzione secondaria mira alla riduzione della mortalità e si conduce attraverso adeguate campagne di informazione e di educazione sanitaria, ma soprattutto mediante controlli dermatologici periodici in grado di consentire la diagnosi precoce di lesioni sospette e la conseguente rimozione chirurgica.

Con la presente illustriamo l’iniziativa congiunta tra il Comitato Madonna del Carmine e la Fondazione A.N.T. Italia - Delegazione di Laterza (Ta) mirata a diffondere il messaggio del diritto alla salute e della sensibilizzazione alla cura di se. Giovedì 17 novembre dalle ore 15,00, alle ore 19,00 presso la sede dell’A.N.T. alla Via A. Moro n. 4 si darà la possibilità ai cittadini di sottoporsi ad un controllo dermatologico, al fine di consentire una diagnosi precoce individuando lesioni sospette attraverso un macchinario altamente tecnologico in dotazione presso l’A.N.T.; sarà il Dott. Marcello Stante, dermatologo specialista nella cura dei melanomi, che metterà a disposizione la sua professionalità.

Il Comitato Madonna del Carmine e la Fondazione A.N.T. invitano gli organi di stampa a partecipare all’evento ed a pubblicizzarlo al fine di richiamare la cittadinanza ad aderire al progetto di prevenzione e di informazione in ordine ai melanomi.

Al fine di permettere una visita dermatologica più accurata scrupolosa si informa che le visite hanno un numero limitato di 25 persone, pertanto si rende necessario prenotare il controllo dermatologico chiamando il numero 3480152206 a partire dalle ore 17,00 di giovedì 10 p.v.; per informazioni è possibile recarsi presso la Fondazione A.N.T., Via A. Moro n. 4 il lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 17,00 alle ore 19,00 oppure telefonando al numero 3480152206.

Si ringraziano i consiglieri componenti il Comitato Madonna del Carmine, i volontari della Fondazione A.N.T. e il Dott. Marcello Stante per l’impegno profuso e per la fattiva collaborazione.


Il Delegato dell’ A.N.T.: Sig. Donato Conte
Il Presidente del Comitato Madonna del Carmine: Sig. Mario Montrone
]]>
Tue, 8 Nov 2011 09:00:00 GMT
, Laterza.org <![CDATA[NEL CORPO DELLA PAROLA - La parola del corpo]]>
]]>

NEL CORPO DELLA PAROLA
La parola del corpo

70 Voci dall’Eros
Edizioni Le Nuvole – Teatro
Roma

70 Poeti italiani si confrontano sul tema dell’Eros,
tra i quali tre laertini: Dino D’Aprile, Morena Tamborrino e Nunzio Tria

“Ed è manifesto che il corpo
secondo natura e con utilità sua,
obbedisce all’anima”
Aristotele

“Su tale esplicito presupposto nasce l’idea prima, e il progetto poi, della presente “Opera a più voci” che raccoglie Settanta autori del territorio nazionale sul tema comune dell’Eros, tema quanto mai presente nell’uomo di sempre”.
A cura di Giovanni Amodio
Copertina, retrocopertina e logo di Grazia Lodeserto.
]]>
Mon, 31 Oct 2011 09:00:00 GMT
La Gazzetta del Mezzogiorno, Francesco Romano <![CDATA[Il bis solitario di Clemente e il primo acuto di Minei marciatori col tricolore]]>
]]>

Il bis di Anna Clemente, campionessa nazionale nella 5000metri femminile, il primo acuto di Vito Minei in quella maschile, i piazzamenti da podio di Erika Scolozzi e Michele Palmisano, terzi nella prova "corale" di Rieti: alla 46ma edizione dei Campionati italiani allievi di Atletica leggera, che al reatino «Guidobaldi» ha vissuto ieri la seconda delle due giornate-evento, la marcia giovanile nazionale è tutta una musica ionica. O quasi: la Don Milani di Mottola veste di tricolore due giovani atleti di Laterza e si ripropone inesauribile fucina di talenti; coach Tommaso Gentile somma titoli a titoli, confermandosi tecnico dalle mille risorse. E di poche parole: «Lavoro, lavoro e passione» ama ridimensionare, facendo da schermo ai suoi ragazzi, e lasciando che la pista ci metta il resto. I risultati.
Sabato, a sorpresa ma non troppo, era arrivato l'exploit del laertino Vito Minei, primo al traguardo con il tempo di 21'06"53: alle sue spalle il barese Francesco Fortunato, superato di slancio nel momento decisivo della gara (21'32"42), e, appunto, Michele Palmisano (fratello d'arte della più esperta Antonella, speranza azzurra, 21'56"93). Di certo, per i due allievi della Don Milani non c'era modo migliore per riscattare la cocente delusione patita il 9 luglio scorso ai mondiali di Lille, nella 10km, con la maglia della nazionale (fatale fu la campana dell'ultimo giro di pista, rimasto in canna).
Come da copione invece, ieri mattina, la corsa della pluiridecorata Anna Clemente, campionessa di Laterza: marcia in assoluta solitudine (4'32"9 al primo chilometro, il più veloce, 23'31"14 all'arrivo) per l'olimpionica di Singapore, avversaria di se stessa, in procinto di passare tra le juniores (a gennaio). Dietro di lei è praticamente un'altra gara: Nicole Colombi, bergamasca, si supera di 20" e giunge seconda (24'13"16"), davanti a Erika Scolozzi, che perfeziona la doppia coppia ionica al «Guidobaldi» e chiude in bellezza la partecipazione dell'Atletica Don Milani alla rassegna tricolore di Rieti.
]]>
Mon, 3 Oct 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Antonio Bargelloni <![CDATA[Minei oro, Palmisano bronzo ai Tricolori Allievi]]>
]]>

Inizia alla grande la 46ª edizione dei Campionati Italiani Allievi (16-17 anni) per la marcia targata Don Milani Mottola.
Ieri, nella prima giornata del week-end tricolore di Rieti, Vito Minei ha conquistato il suo primo titolo italiano, nella gara sui 5 km che ha visto il suo compagno di squadra Michele Palmisano piazzarsi terzo. In mezzo, a conferma del grande livello raggiunto dalla Puglia nella specialità, Francesco Fortunato (Aden Exprivia Molfetta).
Proprio quest’ultimo era il grande favorito, perché in possesso del miglior tempo stagionale, 20’37”61 (secondo miglior tempo all time dopo che il record di Giovanni de Benedictis).
Ma contro un Minei scatenato («Ho dovuto tenerlo a freno – ha confessato ieri a fine gara il tecnico Tommaso Gentile – perché è un cavallo irrequieto») il molfettese non ha potuto nulla.
Ottimo anche il terzo posto di Michele Palmisano, fratello di Antonella, al termine di una prova secondo le sue capacità. «È un fondista come la sorella – ha spiegato Gentile – e farà grandi cose sui 20 km».
Per Minei, nativo di Laterza come la più famosa Anna Clemente, ma anche per Palmisano, un bel riscatto dopo la prova dei Mondiali di Lille, dove si fermarono un giro prima per un malinteso, finendo come ritirati e mancando l’occasione per migliorare il personale (erano comunque fuori dalla zona medaglie).
Minei si è tenuto “tranquillo” nei primi chilometri, poi si è scatenato e ha vinto in 21’06”53”con un buone margine su Fortunato (21’2”42), mentre Palmisano ha chiuso in 21’56”93.
Oggi si attende il “bis laertino” di Anna Clemente (1994), che si presenta da grande favorita nella 5 km femminile. L’oro delle Olimpiadi Giovanili di Singapore 2010 (dove fece il primato italiano) ha il miglior tempo stagionale, 22’47”32, quasi due minuti meglio della seconda accreditata, Nicole Colombi (Us Scanzorosciate).
Da medaglia appare sulla carta anche l’altra allieva di Gentile Erika Scolozzi (1995), che quest’anno ha marciato al tempo manuale di 24’29”9, terzo tempo di accredito.
In gara anche Valeria Cicco (25’06”5) e la massafrese Giorgia Palmisano (25’13”3).
Nel salto in lungo, la Don Milani presenterà la manduriana Chiara Eena D’Ostuni, quinta accreditata con 5,57 metri.
]]>
Sun, 2 Oct 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Marilena Surdo <![CDATA[Marcolana, la via toscana per far ripartire il Tessile]]>
]]>

E’ il tessile la soluzione per la vertenza Miroglio. Presentata, o meglio “rivelata” ieri mattina nel padiglione della Presidenza della Regione Puglia alla Fiera del Levante di Bari la proposta industriale per gli stabilimenti Miroglio siti a Ginosa: Marcolana srl, azienda pratese che si occupa di alta manifattura tessile pronta ad assorbire 170 “miroglini” per le sue produzioni. All’incontro erano presenti il direttore di Confindustria Taranto, Francesco Murgino, gli assessori provinciali, Luciano De Gregorio, delegato alla Formazione, e Marta Teresita Galeota, rappresentante anche del territorio, i sindaci di Castellaneta, Laterza e Ginosa, comuni sui quali grava la vertenza dei 223 cassintegrati, rispettivamente Italo D’alessandro, Gianfranco Lopane e Vito De Palma, le tre sigle sindacali di categoria.
La presenza al tavolo regionale oltre che di Davide Pellegrino, responsabile della task force, anche della vicepresidente della Giunta, Loredana Capone, ha confermato la positività dei lavori “riservati” condotti con un gioco di squadra tra Miroglio, al tavolo con il dott. Fois, ministeri coinvolti, istituzioni e parti sociali. «Ritengo che l’evoluzione della vertenza Miroglio dimostri quale sia il vero ruolo delle Istituzioni: cercare non solo soluzioni per le emergenze – ha commentato la vicepresidente Capone – in questo caso la rioccupazione della forza lavoro, ma anche in prospettiva per lo sviluppo del territorio». Soddisfazione è stata espressa anche dall’assessore al Welfare Elena Gentile: «Ci auguriamo di arrivare presto al traguardo del completo assorbimento di tutti i 223 lavoratori».
Nonostante le trattative siano ancora in piedi e molto c’è ancora da definire, la Marcolana srl ha diversi elementi che giocano in suo favore: innanzitutto il rientro in patria, dalla Bulgaria, di una parte della sua produzione. «Paradossalmente mentre Miroglio sceglie di delocalizzare, la soluzione alla vertenza Miroglio – ha rilevato Giuseppe Massafra, Filctem Cgil provinciale – giunge da un’azienda dello stesso settore che invece vuole rientrare offrendo un’opportunità al Tarantino».
L’opportunità la spiega il dottor Andrea Barontini, amministratore delegato della Marcolana srl: «Abbiamo l’ambizione di voler costruire la filiera lunga per le nostre tessiture». “Dalla pecora al sopra-spalla” per dirla in soldoni, come spiegato da Pellegrino. «Devo riconoscere – ha aggiunto il responsabile della task force – il lavoro svolto, soprattutto in questa fase, da Confindustria e come tutte le parti coinvolte abbiano svolto il proprio ruolo per quelle che sono le competenze spettanti».
E proprio in Confindustria Taranto in giugno si è delineata la proposta di Marcolana srl, presentata dieci giorni fa al presidente Nichi Vendola: «Qui in Puglia – ha spiegato l’amministratore Barontini – non solo c’è uno stabilimento, quello ginosino, che è un vero gioiello ma vi è anche la possibilità di creare un distretto con gli opifici sartoriali di Martina Franca. Quindi la costruzione di un polo della moda perché acquisendo i capannoni ginosini e le professionalità delle sue maestranze, andremmo a chiudere il ciclo di nobilitazione dei tessuti». In altre parole la qualificazione del prodotto: tessuti “non pettinati ma cardati” per la confezione di abiti maschili.
Dettagli tecnici per intendere la diversificazione merceologica, ma ad interessare sono i tempi: il “trasloco in corsa” si realizzerebbe in non meno di sei mesi. Tra smontaggio e rimontaggio dei macchinari, il ritorno al lavoro delle 170 unità che dovranno essere assunte, come per Barbero a Castellaneta, entro il 31 dicembre, avverrebbe gradualmente entro un anno al massimo. La fase risolutiva avrà luogo al tavolo inter-ministeriale che si svolgerà il prossimo 5 ottobre al Ministero dello Sviluppo economico a Roma dove si vaglierà il piano industriale e in base a quello si tasterà la disponibilità del Ministero del Lavoro a garantire eventuali forme di ammortizzatori sociali e si verificherà l’eventuale ricorso a iter autorizzativi.
]]>
Wed, 28 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[Ginosa, il Gruppo Marcolana di Prato subentrerà a Miroglio]]>
]]>

Soluzione in vista per la vertenza Miroglio: 170 lavoratori saranno assunti dal gruppo Marcolana di Prato per essere impiegati nello stabilimento di Ginosa. La notizia giunge al termine della riunione tenutasi questa mattina a Bari.
Attorno al tavolo, il vicepresidente della Regione Puglia Loredana Capone, il responsabile della task-force sull’occupazione Davide Pellegrino, gli assessori provinciali al Lavoro e alle Politiche giovanili, Luciano De Gregorio e Marta Teresita Galeota, i sindaci di Ginosa, Laterza e Castellaneta, rispettivamente Vito De Palma, Gianfranco Lopane e Italo D’Alessandro, i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e una rappresentanza degli ex dipendenti del gruppo Miroglio.
]]>
Tue, 27 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[Laterza, Curvet fa marcia indietro]]>
]]>

La svolta è in un fax arrivato in mattinata: la Curvet revoca la richiesta di mobilità per i 43 dipendenti.
Comincia così un’altra giornata di passione davanti alla grande cancellata dello stabilimento di Laterza, fermo da lunedì per lo sciopero ad oltranza proclamato dai sindacati di categoria. Dunque, l’azienda è giunta a più miti consigli, scottata dal braccio di ferro con gli operai (costoso per chi sciopera e per l’azienda stessa in termini di commesse e consegne) e messa in un angolo dalla pressione operata da sindacati e rappresentanti politici locali. «La revoca della mobilità – spiega in conferenza stampa Giuseppe Massafra, Filctem-Cgil – è la condizione che avevamo posto al management per trattare. Quei licenziamenti, chè tale è la mobilità, andavano ritirati dal tavolo per poter riaprire il dialogo e cercare soluzioni sia finanziarie sia gestionali a questa vertenza che vede protagonista un’azienda che, nonostante la crisi generale, ha comunque mercato, anche e soprattutto all’estero».
Linea che Amedeo Guerriero, Uilcem-Uil, sostanzialmente conferma, aggiungendo qualche particolare: «Il problema della Curvet è soprattutto di natura finanziaria, oltre che manageriale. Negli anni scorsi sono stati fatti investimenti cospicui all’estero che hanno letteralmente dissanguato le casse societarie. Oggi la Spa è sotto di almeno un milione di euro e non è più in grado di ricapitalizzare, ecco perché il management sta parlando di liquidazione e di ripartenza con un diverso assetto, ma questo non lo si può fare licenziando il personale e dimenticandosi del notevole finanziamento pubblico incassato».
Insomma, lo spiraglio c’è, ma la strada da percorrere è ancora lunga e accidentata. «Intanto, però – sottolinea Massafra – con la richiesta di cassa integrazione straordinaria guadagniamo un anno di tempo, rispetto alla mobilità, in cui studiare come uscire da questo vicolo che, oggi, sembra senza uscita».
Il fax giunto da Pesaro, in ogni caso, cambia le carte in tavola e mette i sindacati nella condizione di poter fermare lo sciopero ad oltranza e annunciare la ripresa della produzione già da ieri pomeriggio, «anche per poter completare commesse che è la condizione principale per consentire all’azienda di ottenere liquidità e pagare gli stipendi». Due giorni fa, infatti, la Curvet aveva mosso il primo passo in direzione di una schiarita, offrendo ai dipendenti il calumet della pace: una parte dello stipendio non pagato ad agosto – ciò che, tra le altre cose, aveva scatenato la protesta – e promettendo di completare i pagamenti entro la prossima settimana. Il che non spegne la rabbia dei dipendenti assiepati all’ingresso. Il loro malumore è evidente: «Quando i risultati non arrivano – dice uno dei dipendenti – si cambia l’allenatore: qui, invece, vogliono cambiare i giocatori, cioè noi dipendenti. Mentre è il dottor Mancini che andrebbe mandato via, visto che in tre anni qui non s’è visto nessun cambiamento». Di fatto, lo stato di agitazione dei dipendenti resta, ma la novità positiva di ieri quanto meno allenta le tensioni e rasserena gli animi, surriscaldati quando due giorni fa sono stati bloccati e respinti un paio di tir.
Da ieri, invece, è di nuovo possibile individuare, dopo tante incertezze, una prospettiva. A segnalarla il sindaco Gianfranco Lopane, appena giunto davanti alla Curvet assieme agli assessori Mimma Stano e Giovanni Caldaralo: «Per il tavolo ministeriale -spiega – aspettiamo solo la data di convocazione. Siamo soddisfatti della decisione dell’azienda che riporta la vertenza nella sede più adatta, sollecitando la Regione e noi come Ente locale ad individuare alternative imprenditoriali, anche sul territorio, e facendo sedere allo stesso tavolo Invitalia, che ha molte ragioni per chieder conto degli investimenti fatti».
Idea non molto lontana da ciò che chiedono i lavoratori nello striscione che campeggia all’ingresso della Curvet: «Cerchiamo certezze, non illusioni!».
]]>
Sat, 24 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Michele Cristella <![CDATA[Castellaneta, vertenza Miroglio: si decide tutto in cinque giorni]]>
]]>

Or volge il terzo anno.
Una folta delegazione dei 225 operai della Miroglio di Castellaneta e Ginosa, rappresentata da Mimmo Giannuzzi e assistita da Angelo Loreto (capogruppo del Pd), da Giuseppe Massafra (segretario dei tessili della Cgil) e Mario Toma (Rsu Cisl), ieri ha tenuto assemblea nell’aula consiliare con il sindaco Italo D’Alessandro e l’assessore Giuseppe Coriglione sul tema: Miroglio e Barbero hanno chiesto, quasi come “conditio sine qua non”, di acquistare le aree dello stabilimento, regolate oggi dal diretto di superficie, il Comune può e vuole prendere una decisione precisa?
Il sindaco ha fatto un breve excursus della storia del nuovo subentro alla Miroglio, la Barbero, appunto, industria di prodotti da forno, non risparmiando qualche polemica alla commissione presieduta da Giuseppe Rochira che avrebbe potuto prendere tutti i documenti che le occorrevano e prendere una decisione sulla richiesta delle aree; ed invece le ha chiesto a noi, facendo trascorrere invano il mese dal 25 agosto ad oggi. Questa delle aree, ha detto il sindaco è una storia nata nel ’95, inutile girarci intorno, pensiamo all’oggi. L’Amministrazione è dalla parte degli operai, vuole che il lavoro torni nel capannone della Miroglio e poiché la vendita delle aree ha bisogno della delibera consiliare, il Consiglio sarà celebrato lunedì prossimo. Nel frattempo, ha aggiunto Coriglione, Miroglio e Barbero verranno qui a dire la loro sul prezzo che di anno in anno il Consiglio fissa sulle sue proprietà ed è il prezzo Ute, 16 euro a mq per tre ettari, circa 500 mila euro. Nel pomeriggio l’incontro fra Barbero e Comune, per la compravendita delle aree, è stato fissato per dopodomani e l’incontro di Roma, presso il ministero dello sviluppo, previsto per giovedì è stato rinviato al 5 ottobre.
Il sindacalista Massafra ha posto in risalto la ricerca dell’affidabilità dell’azienda, l’essere sicuri di essa. Giannuzzi ha sottolineato che a Roma occorre che i dirigenti del territorio abbiano le idee chiare e univoche, in pro dei lavoratori, ovviamente.
Il capogruppo del Pd, Angelo Loreto ha anticipato l’ok del suo partito e delle opposizioni su un accordo che sancisca la contemporaneità di tre eventi: riportare il lavoro nel capannone, assunzione di 50 o più operai e vendita delle aree.
Tutti d’accordo, ma il sindaco ha assicurato i miroglini che venderà le aree al prezzo Ute, perché Miroglio aveva lamentato che il prezzo fosse un po’ eccessivo. E questo, è prevedibile, sarà il tema del dibattito consiliare di lunedì prossimo, oltre al dubbio da sciogliere del perché uno voglia comprare ciò che ha già e per giunta gratis.
Sta per chiudersi il terzo anno di ricerca del lavoro, sostenuti, gli operai, dalla cassa integrazione, la speranza si accende, la realtà sarà conseguente?
]]>
Tue, 20 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[Laterza, sciopero ad oltranza alla Curvet]]>
]]>

La Curvet in un vicolo cieco. O quasi. Azienda che punta a «ristrutturare» e dipendenti in sciopero ad oltranza. Con un piano B tirato fuori dal cilindro dalla mediazione di sindacati e politici locali: un incontro al Ministero dello Sviluppo economico e il ricorso alla cassa integrazione straordinaria, evitando i licenziamenti.
Lo scontro cominciato sotto il sole di luglio continua, più forte ancora, con la prima pioggia di settembre. Il cielo grigio di ieri è anche cromaticamente la prova che la crisi è profonda e che la vertenza volge decisamente al peggio. Perchè se da una parte il direttore generale Domenico Mancini spiega che «il ritardo di alcuni giorni nel pagare lo stipendio non è motivo sufficiente per uno sciopero che aggiunge danni ad una situazione già grave», proprio mentre riceve una telefonata dal gruppo Natuzzi per avere notizie di una commessa rimasta “impantanata”, dall’altra i dipendenti hanno le loro sacrosante ragioni a sentirsi “scaricati” dall’azienda.
La messa in mobilità per tutti e 43 i dipendenti, annunciata ad inizio agosto e formalizzata ieri, è la notizia che nessuno di loro avrebbe voluto ascoltare: significa essere destinati al licenziamento, sebbene alla fine di un iter che prevede il coinvolgimento dell’Ufficio provinciale del Lavoro. Tra gli operai, piazzati al coperto davanti all’ingresso della Curvet in una specie di sit-in imposto dalla pioggia, serpeggia il malcontento: «Come si dice – spiega uno di essi ricordando i periodi di cassa integrazione – meglio feriti che morti. Ma ora qui siamo morti».
Quadro a tinte fosche che, del resto, corrisponde a quanto dall’altra parte della porta va raccontando il manager: «E’ ora di cambiare registro – spiega -. La crisi va avanti da tempo, sia nel settore sia per il nostro gruppo. Quando sono arrivato, tre anni fa, quest’azienda era destinata alla chiusura perchè aveva accumulato crediti inesigibili per diversi milioni». Situazione che, dopo un periodo di nuove commesse, si sta ripresentando con aspetti diversi: «Dobbiamo affrontare una ristrutturazione profonda perchè il core business dell’azienda è legato al mondo dell’edilizia e dell’arredo e quindi c’è un eccesso di personale in alcuni settori e carenza in altri e non è più possibile fare passaggi interni. Serve più personale amministrativo, commerciale e nell’ufficio tecnico, mentre esiste un eccesso di manodopera». Insomma, la parola d’ordine, dolorosa, è ristrutturare: il personale (avviato al dimezzamento, come già subodorano i dipendenti), il prodotto e la struttura aziendale. L’altra faccia del problema, infatti, è proprio quest’ultima, visto che il destino della Curvet Manifacturing Spa è segnato. Avviata alla liquidazione per mancanza di fondi per ricapitalizzare (le banche hanno chiuso i rubinetti), dovrebbe essere sostituita da una più leggera Srl che manterrebbe il brand e potrebbe (Mancini parla di «eventualità») subentrare nell’attività ma con una più spiccata propensione alla commercializzazione «riassorbendo gradualmente una parte dei lavoratori».
In pratica, il classico cane che si morde la coda: poche commesse, rapporti azienda-dipendenti sempre più tesi e futuro nebuloso e finanziariamente zoppicante. Anche se il manager non vuol sentir parlare di chiusura: «Non ne abbiamo proprio voglia. Tuttavia, bisogna ristrutturare…». Anche a costo di finire di pagare le rate di ammortamento dei 15 milioni di finanziamenti pubblici incassati con la legge 181 per realizzare uno stabilimento (che, ammette candidamente Mancini, «senza… non sarebbe nato») che è tra i due in Italia in grado di curvare superfici oltre i 5 metri.
Un “gioiello” che i lavoratori temono di dover pagare di tasca loro e perciò sollevano una serie di appunti alla dirigenza: dalla “mancanza di chiarezza” alla “chiusura pilotata”, dai macchinari «mai usati» ai sei forni «di cui ne lavorano solo due». Una bomba ad orologeria non ancora disinnescata ma quanto meno col timer spostato più avanti dall’intervento dei sindacati e della trojka del Pd (il sindaco di Laterza Lopane, l’on. Vico e il consigliere provinciale Cassano).
Il dialogo col dg Mancini ha infatti prodotto uno spiraglio: riportare la questione sul tavolo del Ministero dello Sviluppo economico (in pratica l’accordo di luglio, poi saltato) e rimettere in gioco la possibilità della cassa integrazione straordinaria. «Non potevamo accettare la mobilità e quindi il licenziamento – il commento di Giuseppe Massafra, Filctem-Cgil – senza riportare la vertenza su un binario diverso, cioè governandola e tenendo i lavoratori ancorati al destino dell’azienda e dei finanziamenti pubblici». Il Ministero, sentito telefonicamente, ha dato la propria disponibilità. A breve la data per “trattare”. Senza coltelli alla gola.
]]>
Tue, 20 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[Laterza, Curvet in crisi: sciopero ad oltranza dei dipendenti]]>
]]>

Sciopero ad oltranza alla Curvet. I 43 dipendenti, da stamattina, hanno incrociato le braccia bloccando completamente la produzione dell’azienda che opera nel settore del vetro curvato. All’origine dello scontro col management, il ritardo nel pagamento dello stipendio di agosto e, soprattutto, la decisione presa agli inizi di agosto e ufficializzata proprio oggi di mettere in mobilità tutti i dipendenti, procedura che correrebbe parallela alla messa in liquidazione della Curvet Manifacturing Spa, in forti difficoltà finanziaria. Percorso al quale dipendenti e sindacati si sono fermanente opposti.
]]>
Mon, 19 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[Natuzzi, entro dieci giorni l’accordo]]>
]]>

Importante svolta nella crisi che riguarda la vertenza Natuzzi nelle aree di crisi di Santeramo, Altamura, Ginosa, Laterza e Matera. Ad annunciarla è il parlamentare del Pd Ludovico Vico che ieri mattina ha incontrato appositamente il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Stefano Saglia.
«Ho chiesto la riapertura urgente della pratica che riguarda l’accordo di programma per l’area murgiana e il rilancio del polo del divano – spiega Vico – e dall’on. Saglia ho ricevuto rassicurazioni in merito: il Mise riconvocherà le parti per addivenire ad un accordo più preciso entro 10/12 giorni».
La notizia giunge come una boccata d’ossigeno, considerato il piano di esuberi presentato dall’azienda (oltre 1.300 unità) e il black out occupazionale che aveva colpito oltre 2.800 lavoratori diretti.
«Lì si gioca una fetta importante della nostra economia territoriale e del nostro decantato “made in Italy” – spiega ancora Vico – e sarà opportuno rilanciare un comparto che ha già perso 7mila unità in tutta l’area di crisi. L’accordo di programma in questo senso potrebbe costituire l’architrave del possibile rilancio del settore».
Documento che vagliato dai sindacati e dalle forze politiche in campo incardina la sua struttura su un cofinanziamento Stato-Regioni. Le strutture regionali coinvolte sono quella della Puglia e della Basilicata.
«Occorrono 80 milioni e il Governo finalmente sembra voler quantificare in maniera precisa la sua parte di finanziamento individuando una modalità che assegnerebbe alle Regioni la metà dell’investimento previsto in quei territori – spiega ancora l’on. Vico –. Ora si tratta di coordinare velocemente le attività propedeutiche alla stipula dell’accordo di programma per tornare a ridare dignità e speranza a tutti i lavoratori».
Subito dopo l’incontro con l’on. Saglia il parlamentare del Pd ha provveduto ad informare i referenti delle Regioni Puglia e Basilicata e i segretari generali di categoria di Cgil, Cisl e Uil, Nicastri, Gallo e Bevilacqua.
]]>
Sat, 17 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[A Castellaneta incendio brucia 15 ettari di pineta e macchia]]>
]]>

Un incendio di vaste proporzioni ha bruciato 15 ettari di pineta e macchia mediterranea in zona Montecamplo a Castellaneta. La bella zona collinare, a confine con Laterza è stata interessata, da diversi focolai che, alimentati dal vento e dal caldo, si sono estesi dopo mezzogiorno sino al pomeriggio e hanno interessato, anche se fortunatamente solo in maniera molto parziale, alcune masserie invase dal fumo nero e denso.
Per oltre quattro ore due pattuglie dei Vigili del fuoco del Comando provinciale di Taranto e del Distaccamento di Castellaneta, nonchè diversi volontari dell’Airf (Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali) e uomini del Corpo Forestale hanno dovuto combattere contro le fiamme sempre più minacciose ed invadenti tanto da devastare un’ampia zona di macchia mediterranea e diversi pini e sino quasi a lambire alcune masserie presenti in zona.
Per spegnere l’incendio è stato poi necessario far intervenire un fire-boss che, decollato dall’aeroporto di Grottaglie, ha effettuato diversi lanci d’acqua. Operazioni che hanno consentito agli uomini a terra di poter tornare a tenere sotto controllo le fiamme ed arrestare il loro cammino definitivamente.
Gli attimi più preoccupanti sono stati vissuti quando il fuoco sembrava dirigersi verso due masserie. Per fortuna l’intervento dei Vigili del fuoco, degli uomini della Forestale e dei volontari dell’Airf ha scongiurato il peggio. Limitando i momenti di tensione alla dispersione di una vasta nuvola di acre fumo nero.
Secondo gli esperti potrebbe trattarsi di un incendio doloso visto che i focolai accertati sarebbero diversi, e non uno solo, e che quindi possa esserci la mano di un piromane. Non è da escludere nemmeno che qualche contadino possa aver invece appiccato il fuoco ad alcune sterpaglie cercando così di pulire il terreno da coltivare in maniera più celere e meno faticosa, invece di usare la tradizionale zappa. Ma perdendo il controllo avrebbe poi causato gravi danni all’ambiente circostante.
Il caldo afoso di un insolito settembre fa dunque registrare l’ennesimo, ed in un periodo insolito, incendio estivo che ha causato un ulteriore ingente danno all’ecosistema oltre che al naturale paesaggio territoriale. Con ulteriore sovraccarico di lavoro per Vigili del fuoco, Forestale e volontari già ridotti in numero sufficiente per interventi di routine.
]]>
Tue, 13 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[Polo del salotto, pressing di Vendola]]>
]]>

Sulla crisi del distretto del salotto non si può più perdere tempo: è ora di decidere. E soprattutto di mettere soldi su un piatto che piange da parecchio. Il pressing del presidente Nichi Vendola, che ieri ha scritto al ministro Paolo Romani, serve proprio a chiudere la partita finanziaria che dovrebbe dare sostanza all’accordo di programma per il settore del Mobile Imbottito dell’Area Murgiana. La posta in palio è la possibilità di dare nuovo slancio ad aziende come il Gruppo Natuzzi, gravato da 1280 esuberi e che nel Tarantino basa la sua produzione su due grossi stabilimenti, a Laterza e Ginosa, con quasi 1100 dipendenti.
Di qui la missiva di Vendola, che ricorda l’incontro svoltosi il 7 settembre scorso al Ministero dello Sviluppo economico, nel quale «è stata presentata alle parti sociali una bozza di Accordo di Programma elaborato sulla base di un testo già condiviso con le parti sociali e frutto del lavoro congiunto degli uffici ministeriali e regionali». «Alle parti sociali ed agli enti locali interessati – scrive il presidente pugliese - è stato chiesto in tempi assai brevi di fornire eventuali osservazioni sul testo, che potrà successivamente considerarsi definitivo. Definiti gli strumenti che ciascuna parte metterà a disposizione per provare a dare risposte ai territori interessati ed ai lavoratori coinvolti, si pone ora la necessità di una condivisione politica con il suo Ministero e con la Regione Basilicata, volta a definire l’entità delle risorse finanziarie a disposizione dell’intervento e le modalità di coordinamento tra lo Stato e le Regioni coinvolte». «La situazione di crisi del settore – sottolinea Vendola - sempre più preoccupante, ci impone di non differire oltre tale momento». La richiesta inoltrata a Romani è la logica conseguenza del quadro disegnato da Vendola: «La convocazione di un apposito incontro politico che definisca l’ammontare delle risorse finanziarie disponibili per l’Accordo».
Sullo sfondo l’importante scadenza di ottobre: il rinnovo della cassa integrazione straordinaria per centinaia di lavoratori del settore, legata a doppio filo con il via libera all’accordo di programma. Come si dice: il tempo è denaro.
]]>
Tue, 13 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[Incendio distrugge sette ettari di pineta nei pressi di Laterza]]>
]]>

Continua l’emergenza incendi in Puglia e più precisamente nella provincia tarantina. Un incendio boschivo spento nella tarda serata di ieri nel comune di Laterza (TA), nella Murgia Fraggennaro, ha distrutto 7 ettari pineta e 35 di pascolo. Stando a quanto comunicato dalla Regione, per spegnere le fiamme sono stati necessari circa 40 lanci d’acqua con liquido ritardante eseguiti da quattro velivoli fire boss e del lavoro di numerose squadre di Vigili del fuoco, Corpo forestale, Arif e volontari. L’intervento si e’ protratto fino a tarda sera. Squadre a terra stanno invece completando in queste ore le operazioni di bonifica della località Monte Spigno, nel comune di Sant’Angelo (FG), interessata ieri sera da un altro incendio boschivo per il quale si e’ reso necessario anche l’intervento di tre fire boss, a supporto delle squadre a terra.
]]>
Tue, 6 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[Laterza, l’assessore regala 4mila euro al Liceo “Vico”]]>
]]>

Non succede spesso, anzi quasi mai, di raccontare che un amministratore regali la sua indennità.
Il beau geste appartiene a Mimma Stano, da pochi mesi assessore al Bilancio del Comune. Che, da bancaria, tra i soldi – non suoi, naturalmente – ha passato una vita, andando in pensione da direttore.
Insomma, la persona giusta al posto giusto per provare a far quadrare i conti ballerini del Palazzo di città. E capace, oggi che è prestata a quella politica che da semplice cittadina ha guardato con occhi critici, di offrire un buon esempio. Concreto, soprattutto, come possono esserlo i 4mila euro donati al Liceo Vico e che hanno fatto brillare gli occhi al preside, Franco Cristella, in tempi in cui il verbo più coniugato non è “donare” ma “tagliare”. Questi soldi andranno agli studenti più meritevoli: probabilmente per acquistare una dozzina di computer. Ma questa è un’altra storia.
Qui interessa sottolineare che, anche in politica, esistono mosche bianche. Quattro stipendi e mezzo regalati sono una bella fetta dell’indennità annuale prevista per l’assessore (circa 900 euro netti al mese). La Stano conferma, quasi a bassa voce: «Questa idea – spiega – è nata insieme alla candidatura. Ho parlato con la mia famiglia e con le associazioni che mi sono vicine e ci siamo ritrovati d’accordo nel donare questi soldi alla Scuola. Avevo una grossa remora ad accettare l’indennità…».
Una remora che ora diventa un modello, con un “rischio” calcolato: essere contagioso. «Magari – risponde l’assessore – ma non lo dite troppo in giro: voglio mantenere il profilo basso, non esaltate troppo questa cosa…».
Se poi questo sassolino diventerà una valanga forse è solo un’illusione. E anche questa, in ogni caso, ce l’avrà regalata l’assessore.
]]>
Fri, 2 Sep 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[Laterza, Progeva: arriva il “freno” alla puzza]]>
]]>

Il “caso Progeva” imponeva una soluzione rapida e ieri sera ci si è messi su questa strada. Almeno è questa la speranza partorita, assieme a due soluzioni tecniche, alla fine del tavolo-fiume che ha messo di fronte per oltre tre ore la giunta comunale al completo, Arpa, Asl, Provincia (con l’assessore Conserva e il consigliere Cassano) e la proprietà dell’azienda che produce compost ad un paio di chilometri da Laterza. L’intesa raggiunta si basa su due interventi di ottimizzazione della lavorazione da realizzare nel giro di 3-4 mesi e sotto il controllo diretto e mensile del Comune. Il primo riguarderà il processo di biossidazione del compost, con l’uso di enzimi in grado di abbassare la fermentescibilità del materiale; il secondo, all’interno del capannone, interesserà la torre di lavaggio, in cui saranno impiegati agenti chimici, sotto la supervisione dell’Arpa, al posto dell’acqua.
L’obiettivo dell’incontro, del resto, è ben noto all’olfatto dei laertini, che quest’estate hanno dovuto, loro malgrado, convivere con l’olezzo insistente dell’impianto. La tregua degli ultimi due anni è stata rotta dallo spirare del vento di tramontana, che ha messo in evidenza le pecche delle mezze soluzioni adottate sinora. Il biofiltro raddoppiato un paio di estati fa, infatti, non è stato sufficiente ad evitare il ripetersi dei fastidiosi “effetti collaterali” che hanno investito l’abitato, prima solo di sera, poi anche di mattina. Nel limbo delle ipotesi, invece, resta la possibilità, ventilata a suo tempo, di copertura anche della parte dell’impianto in cui avvengono lavorazioni a cielo aperto. Questo proprio per evitare al minimo le dispersioni nell’aria dei cattivi odori frutto della “maturazione” del compost.
Tutte questioni su cui l’Amministrazione ha scelto la linea del dialogo – anche in vista dell’avvio a breve della raccolta differenziata dell’umido – piuttosto che lo scontro frontale. Una tattica che comincia a portare i primi frutti. Ora si vedrà se sarà in grado anche di “scacciare” la puzza. «Se non basteranno questi due interventi – ha commentato a fine incontro il sindaco Gianfranco Lopane – si passerà ad altro, o sull’impianto oppure sul processo di lavorazione. Spero che tutto vada bene e si possa ottenere la salubrità dell’aria di cui godevamo. Da entrambe le parti, in ogni caso, c’è la volontà di risolvere la questione». Senza lasciare nulla d’intentato.
]]>
Wed, 31 Aug 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Michele Cristella <![CDATA[Il vescovo ai giovani: autonomia e cura]]>
]]>

La gioia, il lutto, un vescovo.
Giorni intensi per i giovani di tutto il mondo: i nordafricani mettono a rischio la vita per fuggire da miseria e dispotismo, in Europa scendono in piazza per manifestare il loro disagio per l’inadeguatezza della politica, dal mondo si raccolgono intorno a un vecchio signore vestito di bianco che ha parole di amore e lungimiranza, in Italia stanno per aprirsi le scuole, la più importante palestra umana per bambini e adolescenti, a Laterza un ragazzo muore giocando. Monsignor Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Castellaneta, dunque anche di Laterza, torna dalla 26.ma Giornata mondiale della Gioventù, ha da raccontare la gioia che soltanto i ragazzi sanno diffondere, ma trova il lutto che solo la morte di un ragazzo può spargere intorno a sé.
Monsignore, la sua gente è attonita qui, che dirle?
«Mi sento nella casa di questo giovane, con la sua famiglia, ho desiderato condividerne il dolore. Sogni infranti su una ragazzata che i genitori non avrebbero condiviso. Mi sento in comunione con la madre e il padre di William, ho pregato, ho chiesto al Signore di dare a tutti i giovani la prospettiva della vita eterna in tutto ciò che fanno: amore, scherzo, protesta».
Prospettiva di vita eterna, mentre il presente giace nel buio…
«Ecco, la prospettiva di vita eterna è uscire dal perpetuo presente, da questa cultura che ci fa vivere l’oggi chiudendo occhi, orecchie e cuore al passato e al futuro. Ci prende l’anima quando muore un nostro ragazzo, che è figlio di questa condizione culturale. Il Papa ci esorta a portare Dio nel mondo dei giovani, non perché il mondo sia senza Dio, ma perché vive come se Dio non ci fosse».
Però, oggi, par dio chiunque riesca a sedurre i giovani…
«Abbiamo bisogno di ritrovare educatori come San Giovanni Bosco, i fratelli marco e Antonio Cavanis, del ‘700, o Giuseppe Calasanzio del ‘600. La storia della chiesa ha una sua linea pedagogica, fatta di presenza fra i giovani per riabilitarne tutte le espressioni: arte, gioco, fantasia, relazioni, capacità di proposta, rottura delle incrostazioni adulte. I grandi educatori capiscono i giovani. A questa sensibilità appartiene l’intuizione di Giovanni Paolo II con la Giornata mondiale della gioventù: opportunità di incontri per conoscersi nelle rispettive diversità, conoscere meglio se stessi, limiti e risorse. Anche questo reciproco conoscersi rompe il perpetuo presente».
Che cosa è stata questa Gmg e chi sono i suoi giovani?
«La Gm è stata non solo un evento, ma opportunità di approfondimenti e riflessioni su tre linee di catechesi: saldi nella fede, Radicati in Cristi, Testimoni di Cristo nel mondo. I giovani. Noi sacerdoti abbiamo preferito stare fra essi, condividerne curiosità culturale, usanze, pronti all’ascolto: tutto molto fecondo. Eravamo fuori dalla diocesi, eppure eravamo nella diocesi. Questi giovani desiderano l’adulto, ma senza che interferiscano con la loro autonomia. Vogliono essere ascoltati, il piacere dell’ascolto. Non è mai sprecato il tempo che si dedica ad ascoltare i giovani, l’attenzione che si dedica loro. Ringiovaniamo anche noi. Domandano, i nostri giovani, autonomia, comprensione, cura, incoraggiamenti, non giudizi moralistici».
Monsignore, il mondo d’oggi par caratterizzarsi don la fuga dei giovani: chi dalla miseria, chi da se stesso in cerca d’altro.
«Per capirsi bisogna uscire da se stessi. Anche noi siamo usciti da noi stessi. In cerca di cosa? Di conversazioni per coniugare l’ideale al reale. E’ difficile mettere insieme ideale e quotidianità. Che cosa significa testimoni dei valori del credere? E come aiutare a correggersi? La correzione è un dato esistenziale e culturale: si può? Si deve? A quale prezzo? La cultura occidentale ha rinunciato ai processi della correzione in pro dell’assoluta libertà di movimento di ciascuno: un fallimento, perché tutti abbiamo bisogno di correggerci, la correzione è un fatto comunitario. La fragilità dei giovani si manifesta quando essi perdono i loro punti di riferimento, genitori, educatori, sacerdoti. Non avvertono subito l’opportunità di crescita che si è loro presentata. La vivono come una disgrazia. E allora bisogna riscoprire il Cristo buon pastore. E l’adulto deve poter dire: non sono più necessario, grazie a Dio».
In effetti, i giovani vivono il disagio di un mondo che è finito, senza averne uno nuovo.
«La Spagna offre molti esempi di fine del mondo presente e inizio di un mondo nuovo. Ma ogni fine e ogni inizio richiedono fiducia nell’essere umano amato da Dio. La Chiesa non si lascia coinvolgere in alcun progetto illuministico, cioè partire da zero, la storia non parte da zero. La Chiesa sta indicando qualcosa: crediamo poco alla gerontocrazia, che è presbitocrazia. E ci domandiamo: a quando le quote giovani? Miguel de Unamuno, 100 anni fa diceva: maledetto quel paese che non ha bisogno di giovani, prima li assordiamo, poi li rimproveriamo perché non ci ascoltano».
Monsignore, si soffermi un po’ di più sulle “quote giovani”.
«I giovani sono antenne per capire il presente e il futuro, l’orizzonte della Chiesa nel mondo d’oggi. Si è parlato molto degli indignados spagnoli; ma il vescovo di Toledo ha detto di loro: né indignados né rassegnati, ma un processo di crescita umana e culturale. Ed ecco perché nella Gmg è stato dato molto spazio all’arte, una ribellione alla provocazione dell’oblio…».
L’arte come sentimento e interpretazione del momento. Monsignore, il Papa ha indicato la via ai ragazzi, dicendo loro: “siamo pellegrine verso Gesù, meta e origine”. Che significa?
«Possiamo rappresentare con una grande opera d’arte spagnola questo pensiero di Benedetto XVI, con la cattedrale della Sagrada Famiglia di Gaudì. Quando si entra in essa, dalla porta del Padre nostro, appena entrati si vede anche la Gloria, cioè la conclusione. Nel cristianesimo si vede subito tutto il cammino».
Cosa dire ai giovani che stanno per rientrare a scuola, dopo la Gmg e la tragedia di Laterza?
«Ai giovani dobbiamo dare autonomia e cura, libertà e correzione, la quale ultima non è visione pedagogicamente corretta, ma frutto d’amore. La relazione deve essere intesa come luogo di crescita, quindi la scuola è parte della famiglia e della parrocchia. E dobbiamo anche dare una lettura religiosa. Vorrei qui ricordare il pensiero di Giovanni Modugno, un pedagogista socialista convertitosi al cristianesimo dopo aver conosciuto fascismo e nazismo, per il quale nel 2005 si è concluso il processo di beatificazione: “Non credo più alla salvezza dell’uomo attraverso la pedagogia e l’etica, ma occorre anche la religione”».
]]>
Sun, 28 Aug 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[“Con la mia vita non voglio scherzare”]]>
]]>

“Con la mia vita non voglio scherzare”. Don Franco Conte, che ha officiato la messa per William Perrone, ha chiesto ai giovani che gli stavano di fronte di pregare il Signore in questo modo.
Diretto, efficace, veloce. Come comunicano i giovani quando chattano o mandano messaggini alla velocità della luce. Ecco con questi ragazzi un po’ sbandati e talvolta aggressivi, ma forse soltanto perché fragili e indifesi, bisogna sintonizzarsi per fargli capire che nella vita non bisogna per forza essere rock. L’elogio della lentezza, della riflessione e del silenzio contro la rapidità, lo sballo e le emozioni forti. Che possono stordire sino a buttarci fuori dalla realtà. O peggio: dalla vita.
Com’è purtroppo successo a William Perrone, ucciso da un colpo al petto sparato da un carabiniere in servizio – tragedia doppia, non dimentichiamolo – ma un po’ vittima di se stesso e di un modello sbagliato. E’ il popolo della notte che tutto può e tutto vuole, avendo smarrito il senso del limite e persino il significato del gioco per come lo insegna Madre Natura: serve a diventare grandi, non ad “imitare i grandi” per giunta quando fanno pessime cose.
Ora si sa solo com’è finita la vita di William. E non si può sapere come andrà quella del carabiniere, né quelle degli altri ragazzi che quella maledetta notte erano con William. Ma si può essere d’accordo con don Franco quando ha ringraziato pubblicamente i quasi 200 ragazzi che l’altra sera sono andati da lui a San Lorenzo per pregare, meditare e stare in silenzio. Una serata “diversa” senza tirar tardi a tutti i costi: è un buon inizio. «Rassicurate il Signore che la morte di William non è stata invano». C’è da sperarlo. Nel frattempo è meglio che i “grandi” offrano ai “piccoli” modelli e maestri da seguire.
]]>
Sat, 27 Aug 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[«Questa tragedia ha bisogno di silenzio»]]>
]]>

William Perrone ieri pomeriggio è andato via per davvero. Dopo tre giorni in cui una città intera, non solo la sua famiglia, ha stentato a credere che fosse realmente morto in circostanze così assurde, incredibili: ucciso da un carabiniere mentre “giocava” a fare il rapinatore nel buio di una notte di fine agosto. Se n’è andato così, chiuso in una bara sorretta dai suoi amici di sempre, accompagnato dagli applausi e dalle lacrime di centinaia di persone in corteo che gli hanno fatto ala nel suo ultimo viaggio sino alla chiesa dello Spirito Santo. Forse, come ha suggerito il vescovo Fragnelli nella sua omelia, solo il silenzio può aiutare a capire perché è morto in quella maniera atroce. Meglio: a imparare. Che così non dev’essere. Non doveva essere.
Eppure fa riflettere che il mondo giovanile e quello degli adulti debbano ritrovarsi insieme, con le lacrime che riempiono gli occhi stretti a fessura e le facce stravolte, soltanto a un funerale. Il rito catartico che mette spalla a spalla generazioni, faccia a faccia giovani e adulti che spesso non hanno il tempo nemmeno per stare seduti alla stessa tavola. Ecco perché – ha attaccato il vescovo – «non potevo non essere qui». Come non potevano non esserci i tanti laertini, con in testa il giovane sindaco Lopane, che in questi giorni hanno vissuto con sgomento un fatto traumatico trasformato in lavacro collettivo, perché un dramma così induce a riflettere e a dubitare: «Poteva capitare anche a mio figlio?».
Nel dubbio, il conforto delle parole del vescovo che ha materialmente abbracciato i genitori di William e i suoi due fratelli e idealmente tutto il mondo giovanile “riunito qui oggi”, i laertini e anche “i cari carabinieri”. «Perché – ha detto – abbiamo il dovere, la responsabilità e la gioia di portare avanti il positivo che il Signore vorrà indicare in questa vicenda». Sapendo che «il Signore può allontanare da noi le oscure suggestioni del male». «Che ci sono – ha insistito mons. Fragnelli – e a tutte le età. L’oscura suggestione del male la sperimentiamo sin da bambini; sono una realtà con cui abbiamo a che fare e che ci può scoraggiare sino a farci abbandonare alla corrente. Preghiamo per i giovani, gli adulti e gli educatori perché lo Spirito Santo allontani queste oscure suggestioni». «Non so se William è un angelo – ha aggiunto – come per affetto hanno scritto i suoi amici su uno striscione, ma la misericordia del Signore per lui, per i giovani e gli adulti qui presenti, non è finita».
E’ in queste situazioni, insomma, che ci si ritrova fragili e per questo – ha sottolineato il vescovo «abbiamo bisogno di chiedere compassione». Con un consiglio rivolto ai più giovani: «E’ bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore. Stasera non accendiamo la tv, la radio, internet. Non ci droghiamo col rumore, dovunque esso provenga». «Questa tragedia – ha aggiunto – ha bisogno di silenzio per trovare pace. Il dono più grande, che William inconsapevolmente ci dà, è proprio questa Messa e questo silenzio», nella consapevolezza che «è Cristo che può riempire di senso la nostra vita».
«Ai ragazzi che si sentono strappato un affetto importante – ha concluso Fragnelli – dico che il senso mistico della storia di William è di indicare che ci sono altre strade, tra le tante del Signore, che ci possono dare pace con tutti e con le istituzioni». E che ci possono far ricordare quel ragazzone dinoccolato col suo sorriso da monello stampato in faccia. «Resterai sempre con noi» hanno scritto su un lenzuolo bianco, mentre la sua gioventù è già volata via assieme ai palloncini bianchi che gli hanno indicato la via. Quella che non ha ritorno.
]]>
Sat, 27 Aug 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Gianni Svaldi <![CDATA[«Stiamo facendo di tutto per arrivare alla verità»]]>
]]>

«Mi hanno chiesto di cercare la verità e io ho confermato che è un’esigenza che abbiamo anche noi»: un incontro pacato, sereno, quello avvenuto il giorno prima dei funerali tra il comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Taranto, colonnello Giovanni Di Blasio e i genitori di William Perrone, il 19enne ucciso da un militare di una pattuglia della Stazione di Laterza che lo ha scambiato per un rapinatore durante un tragico gioco. «Ho incontrato il padre e la madre del ragazzo e alcuni parenti», ha detto il colonnello al Corriere, «ho incontrato gente molto composta e riguardosa delle istituzioni e delle legalità. A loro ho confermato che abbiamo lo stesso interesse di arrivare alla verità su questo episodio». Secondo le prime indiscrezioni dei due colpi esplosi dal militare dall’interno dell’auto, a finestrino chiuso, uno si è conficcato all’interno dell’abitacolo e l’altro ha raggiunto Perrone al petto.
La morte è stata istantanea. Il giovane, insieme ad altri amici, aveva sistemato delle pietre sulla strada provinciale in contrada ‘Selva San Vito’ e si era vestito con una tuta blu, una mascherina al volto e un turbante in testa. Quindi si era nascosto dietro un muretto e con in pugno una pistola fedele riproduzione di una Beretta, attendeva l’arrivo dell’auto della coppia di amici.
Ma invece è arrivata l’auto dei Carabinieri. Il militare che ha sparato è indagato per omicidio colposo (articolo 589 del codice penale) ma a lui è stato attribuito anche l’articolo 59 (circostanze che potrebbero attenuare o escludere la pena, in particolare il fatto che il giovane impugnasse una pistola).
]]>
Sat, 27 Aug 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Anna Caiati <![CDATA[Un’ora prima il gruppo di amici aveva fatto uno scherzo simile]]>
]]>

Lo scherzo a due amici, con la simulazione di un’imboscata per una rapina, costata la vita al 19enne William Perrone nella notte tra martedì e mercoledì scorsi non era l’unico caso.
All’incirca un’ora prima dalla tragedia, avvenuta intorno alle 2.30 a Laterza in via Selva di San Vito a pochi chilometri dal centro abitato, lo stesso gruppo di amici di William ne aveva organizzato e messo in atto un altro simile. La “vittima” designata sembra però abbia subito smascherato gli amici, un gruppo di 16 persone di età tra i 17 ed i 22 anni. La simulazione riuscita ha ispirato il gruppo di giovani a ripetere la finta aggressione armata per sorprendere e spaventare altri due amici che sarebbero passati nello stesso punto all’incirca un’ora dopo.
E’ questa una delle novità emerse nell’inchiesta sulla morte del 19enne ucciso da un colpo di pistola esploso da un carabiniere in servizio nella Stazione di Laterza.
Il militare, insieme con un collega, era intervenuto con un’auto di pattuglia dopo una segnalazione al “112” per qualcosa di strano che avveniva nella zona. Improvvisamente si sono trovati la strada ostacolata da alcuni massi. Costretti a fermare il mezzo, hanno visto sbucare dall’oscurità una sagoma che indossava una tuta da blu da meccanico, una mascherina bianca ed un turbante ricavato da un asciugamano, in pugno una pistola risultata essere giocattolo (una riproduzione fedele di una Beretta privata del tappo rosso) puntata contro i carabinieri. Uno dei due, quello sul lato passeggeri, spaventato ha esploso due colpi dall’interno. Uno ha raggiunto il 19enne che è morto sul colpo.
A riferire i particolari, oltre ai due militari, i 16 giovani ascoltati dai carabinieri. Ieri mattina i Carabinieri del Nucleo Operativo di Taranto, diretti dal tenente colonnello Antonio Servedio, le indagini sono continuate. Altre quattro persone erano state convocate nella caserma di viale Virgilio a Taranto. Le indagini, coordinate dal procuratore capo Franco Sebastio e dal sostituto procuratore Italo Pesiri, hanno portato a prime importanti conclusioni.
In totale sono state ascoltate 19 persone, 16 amici di William e tre parenti. Dalle testimonianze raccolte è emerso che il gruppo di amici era giunto sul posto, poi diventato luogo della tragedia, con quattro auto. Qui avevano organizzato il primo scherzo. Al momento gli investigatori stanno cercando di verificare con certezza se il 19enne avesse partecipato anche lui alla prima finta imboscata e se avesse ricoperto lo stesso ruolo o se a fingere di essere “il rapinatore” sia stato qualcun altro.
Intanto ieri mattina il carabiniere è stato iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo. Si tratta di un atto dovuto per consentire di nominare il perito di parte in vista dell’autopsia tenuta nel pomeriggio di ieri.
]]>
Fri, 26 Aug 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[Indagato il carabiniere ed ascoltate 19 persone tra cui anche minori]]>
]]>

Sono continuate intense per tutta la mattina le indagini da parte dei Carabinieri del Nucleo Operativo di Taranto diretti dal tenente colonnello Antonio Servedio. Stamane gli investigatori hanno consegnato da parte della Procura di Taranto l’informativa al carabiniere ora indagato di omicidio colposo ai danni di William Perrone a Laterza a seguito di uno scherzo organizzato dal 19enne con un gruppo di ragazzi ad altri amici. Per l’indagato si tratta di un atto dovuto per consentirgli di nominare perito di parte in vista dell’autopsia prevista tra circa un’ora. Tra ieri e questa mattina i carabinieri hanno ascoltato 19 persone, 16 amici e 3 parenti. Dalle indagini è emerso che il gruppo di amici composto da 16 ragazzi, giunti sul posto con 4 auto e di età compresa tra i 17 ed i 22 anni, avevano organizzato due ore prima della tragedia e messo in atto uno scherzo simile ad altri amici. Al momento non è chiaro se avesse partecipato anche il 19enne poi morto né chi abbia avuto il ruolo del finto rapinatore. Ulteriori particolari sugli sviluppi dell’inchiesta saranno pubblicati domani sul Corriere del giorno.
]]>
Thu, 25 Aug 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[La vita smarrita nella selva]]>
]]>

Nel mezzo del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura / ché la diritta via era smarrita.
Nel primo verso della Divina Commedia di Dante, se abbiamo ancora voglia e tempo per pensare in questo mondo che va a trecento all’ora, c’è tutto quello che serve per riflettere su questa tragedia dell’assurdo.
Il luogo evocativo: via Selva San Vito. La causa: la giovane età. Il perchè: lo smarrimento di una notte. L’effetto: il dramma, per chi lo piange e per chi ne è causa.
Basta andare lì a camminare sull’asfalto bollente di quell’incrocio maledetto, all’altezza della strada comunale numero 49, per sospettare che davvero, certe volte, il destino cerca proprio te. T’insegue. E purtroppo, come nel caso di William Perrone, ti trova. Dovunque tu sia.
Per terra ci sono i vetri del finestrino della volante dei carabinieri, un po’ di terriccio a coprire forse una macchia di sangue e qualche pezzo del nastro che ha incorniciato la “scena del crimine”, a due passi da un muretto a secco usato probabilmente per nascondiglio. William è morto proprio là, dove alcuni suoi amici vanno a mettere le suole delle scarpe, quasi a ripercorrere i suoi ultimi passi in un saluto rituale, gli attimi fuggenti di una vita sprecata in uno scherzo del cavolo. Sì, certo, lui voleva fare un’imboscata per gioco all’amico che arrivava in macchina, così almeno raccontano i tanti ragazzi che ieri mattina erano in pellegrinaggio sul luogo del dramma. E invece sono arrivati i carabinieri in normale pattugliamento in una sperduta zona di campagna. Un incontro imprevisto, per i militari incappati in uno sbarramento di pietre e per il povero William. Un faccia a faccia forse non compreso pienamente – e comunque troppo tardi per tornare indietro – nei secondi in cui questo ragazzo che voleva giocare all’orrore è stato risucchiato nel terribile gorgo della realtà.
William si è trovato al posto sbagliato e all’ora sbagliata in una notte fonda dove non gira un’anima e regnano gli ulivi e i sassi, testimoni silenziosi. Luoghi “segnati”, dicono i ragazzi, perchè proprio da quelle parti aveva colpito “il mostro delle gravine”. Un pazzoide – tuttora uccel di bosco – che un paio d’anni fa aveva seminato il terrore prima tra le coppiette appartate nei pressi della pineta poco distante, poi s’era avvicinato al paese, pare proprio dalle parti di selva San Vito. Una sera, raccontano, s’era persino scatenata una sorta di caccia all’uomo, con il padre di un ragazzo vittima di un’aggressione che aveva organizzato una ronda per andare a caccia del mostro.
A sentire qualche amico di William è proprio questo voler imitare (coscientemente?) queste sinistre modalità, l’imboscata, il travestimento «da mostro» per mettere paura, che lascia sgomenti. Come e forse più del fatto che «un carabiniere gli ha sparato» così, praticamente a freddo, credendolo un rapinatore vero.
Lo scherzo tutt’altro che innocente che finisce male, la vita di un ragazzo sbattuta sulla ruota di una indecifrabile roulette russa. Per chi ha qualche anno in più e memoria solida sembra il remake di un’altra storia, assurda come questa: la morte di Luciano Re Cecconi nel 1977 mentre voleva rapinare una gioielleria. Naturalmente per scherzo. «Fermi tutti questa è una rapina» urlò il calciatore della Lazio con una mano in tasca che sembrava un revolver, giusto un attimo prima di finire ammazzato dal gioielliere Bruno Tabocchini, che non lo riconobbe perchè aveva il bavero alzato a celare il volto. Ebbe solo il tempo, colpito a morte, di mormorare: «Era uno scherzo, era solo uno scherzo».
Ecco, davvero sembra di sentire William Perrone, diciannove anni volati via in due secondi di smarrimento, pronunciare quelle stesse inutili parole. Lì per terra, senza vita, su una strada dritta come un colpo al petto. Nel paese in cui non succede mai nulla e stavolta, per un gioco storto del destino, è successo quello che non doveva succedere.
]]>
Thu, 25 Aug 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Corriere del Giorno <![CDATA[19enne punta la pistola contro un carabiniere e viene ucciso]]>
]]>

Uno scherzo ad un amico è costata la vita ad un 19enne di Laterza ucciso da un carabiniere in servizio nella zona periferica del paese. Stando ad una prima ricostruzione, ancora da accertare, erano circa le 2.30 quando una pattuglia dei carabinieri in via Selva di San Vito è stata bloccata sulla strada ostruita da diversi sassi. Fermato il veicolo, è comparso dal buio uno sconosciuto che indossava una tuta da meccanico ed una maschera da lavoro che ha puntato contro i militari un’arma, pare la fedele riproduzione di una Beretta, poi rivelatasi giocattolo. Uno dei carabinieri ha sparato credendolo un rapinatore, colpendo il giovane alla gola. Sul posto anche il 118. I sanitari non hanno potuto far nulla se non constatare il decesso. Il giovane si chiamava William Perrone, ed era incensurato. In queste ore i carabinieri della locale Stazione e della Compagnia di Castellaneta stanno ascoltando militari e gli amici del giovane morto per cercare di ricostruire con esattezza l’accaduto.
]]>
Wed, 24 Aug 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Mario Gianfrate <![CDATA[Ricordiamo i 22 pugliesi che persero la vita a Mercinelle]]>
]]>

Marcinelle, in Belgio, a pochi chilometri da Charleroi. Ore 8,10 circa, dell’otto agosto 1956, mercoledì.
Dal pozzo “Bois du casier” della miniera, un filo di fumo si innalza al cielo. Poi, improvvisa, l’esplosione. Pochi attimi, solo pochi, maledetti attimi, e la tragedia è compiuta. Duecentosessantadue minatori resteranno laggiù, sepolti dalle macerie, stritolati, soffocati. Delle vittime, centotrentasei erano italiani. I più numerosi, come sempre. Ventidue i pugliesi. Erano andati lì per trovare pane e lavoro. Trovano, invece, la morte. Violenta, spietata, assurda direbbe Pavese.
C’era stato un “patto” tra i due governi – italiano e belga – : forza-lavoro, in cambio di carbone. 200 kg al giorno per ogni lavoratore inviato. Ed erano partiti in 140.000 per sottrarsi alla miseria, agli stenti, ai sacrifici in cui versavano in un Paese, sconfitto e umiliato dalla guerra, ancora in fase di ricostruzione. E quel lavoro in miniera era apparso come un miraggio nel deserto. Allettante, da suscitare speranze e illusioni, destinate a infrangersi al freddo impatto con la realtà. Niente case per gli emigranti italiani; “ni animaux, ni étranger”, ne animali, ne stranieri, – ne è comparso qualcuno, qualche settimana fa in Italia, riservato agli immigrati – ammonivano i cartelli esposti sulle case da affittare. E per le migliaia di giovani arrivati in Belgio per offrire le loro braccia, non rimaneva che adattare gli ex campi di concentramento, campi di gelo in inverno e di caldo torrido in estate. Un gabinetto ogni 200 e passa persone.
Fuori dalla miniera, dietro i cancelli, le donne si disperano, urlano, piangono, poi i loro singhiozzi si spegneranno nella rassegnazione, i loro occhi non avranno altre lacrime da versare. Due giorni, due lunghi giorni di attesa e di trepidazione, forse anche di speranza. Che si spegne definitivamente quando alle 5 del mattino, Van Den Heulvel, il direttore della miniera, con voce rotta dall’emozione comunica che “le squadre di soccorso stanno murando le gallerie. Per tutti i minatori sepolti nelle viscere della terra ogni speranza è perduta”.
Ora si attende che, sulla vicenda, sia fatta giustizia. Che non ci sarà. Per quei morti – morti per un pezzo di pane – mogli e figli delle vittime, padri e madri, attenderanno invano che giustizia sia fatta.
Il Tribunale attribuirà la responsabilità della tragedia, al caso.
Ricordiamo i pugliesi, vittime del dramma, perché l’oblio non ne cancelli la memoria e la loro sorte ingiusta sia di monito per quanti dimenticano, con meschina superficialità o per idiota xenofobia, che ci sono stati italiani, figli della povertà, morti così, senza un perché, nella disperata ricerca di un lavoro in terra straniera:
Della provincia di Taranto: Ernesto Spiga, cinquantaquattro anni di Martina Franca. Sposato e padre di due figli. Abramo Tamburrano, di anni 40 di Crispiano. Celibe. Osmano Ruggieri, di anni trentatre, nato a Martina Franca. Lascia la moglie. Vito Larizza, trentadue anni di Laterza. Sposato con quattro figli a carico.
Della provincia di Lecce: Bruno Pompeo, trent’anni, di Racale. Celibe. Salvatore Capoccia, ventotto anni, di Salice Salentino. Sposato con un figlio. Roberto Corvaglia, trent’anni, di Racale. Anche lui sposato con un figlio. Salvatore Cucinelli, di Gagliano del Capo. Trent’anni, lascia la moglie. Santo Martignano, di anni ventisette, nato a Tuglie. Sposato, padre di tre figli. Cosimo Merenda, anche lui di Tuglie, trentadue anni. Sposato con tre figli. Francesco Palazzo, di anni quarantatre, di Salice Salentino. Lascia la moglie e tre figli. Cosimo Ruperto, quarantatre anni, di Alezio. Sposato con quattro figli. Carmelo Serrone, di anni quarantacinque, di Serrano. Celibe. Vito Verneri, trentunanni, di Racale. Celibe. Salvatore Ventura, trentasei anni, di Tuglie. Lascia la moglie e tre figli. Rocco Vita, di Racale. Ventisette anni, è padre di due figli. Cesario Perdicchia, di Melissano, di anni quarantasette. Sposato con due figli. Donato Santantonio, ventinove anni, anch’egli di Racale. Lascia la moglie e un figlio. Pasquale Sifani, trentadue anni di Taurisano. Sposato con due figli.
Della provincia di Bari: Giuseppe Pinto, trentotto anni di Mola di Bari. Lascia la moglie e quattro figli.
Della provincia di Brindisi: Natale Santantonio, ventotto anni, di Brindisi. Celibe.
Della provincia di Foggia: Giovanni D’Apote, di Lesina. Trentacinque anni, lascia la moglie e due figli.
]]>
Wed, 24 Aug 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Michele Cristella <![CDATA[Due summit per la Progeva]]>
]]>

Summit per restituire al maestrale la sua benefica opera.
D’estate la frescura della sera fa scendere in piazza, nello struscio, un gelato, una bibita, un guardarsi e salutarsi e commentarsi, uno stare nel balcone, o ancora sul marciapiede davanti a casa, per una partita di carte gli uomini o per far due chiacchiere le donne, ieri l’altro per recitare il rosario. E se s’annuncia tramontana, che il colonnello del Tg3 Laricchia chiama “l’amico maestrale”, ci si sente già più freschi e riposati. Ed invece, molte sere il maestrale per i laertini, non è amico, perché in paese invece di fresco porta fetore. È quello della Progeva.
La Progeva è un’azienda moderna e benemerita, perché partecipa al riciclo dei rifiuti, trasformando l’umido in concime e risparmiando ai terreni il lento e inesorabile avvelenamento sterilizzante della chimica. Però, d’estate, per la sua distanza dal paese, che alcuni giudicano troppo vicina, i suoi umori, anch’essi “lasciano le case e per le vie s’espandono”. Al loro arrivo, però, finisce la serata: chi sta in casa chiude le finestre e accende il condizionatore, chi sta a passeggio s’allontana dal paese.
L’altro ieri sera summit fra il sindaco Gianfranco Lopane, l’assessore Enzo Calella, l’avvocato Marcello Lasalvia e il comitato formatosi due anni fa. E ieri mattina incontro fra il sindaco e l’assessore provinciale all’Ecologia Michele Conserva e la proprietà dell’azienda.
Sul municipio laertino è stata ricordata l’annosa vicenda di questi odori. Nel 2008 un’ordinanza del sindaco ne dispose la chiusura che si protrasse per alcuni giorni, vi fu l’intervento della Provincia e dell’Arpa, un Consiglio comunale sul tema, nel quale fu spiegata la funzione dei biofiltri, legati anche alla temperatura esterna e si concluse con un protocollo d’intesa nel quale l’azienda s’impegnava a fare il possibile perché i cattivi odori non giungessero in paese e la Provincia si impegnava a monitorare la situazione due volte l’anno. Il 2009 e il 2010 sono passati inosservati; invece quest’anno qualche zaffata maleodorante s’è sentita.
Nella riunione dal sindaco il dibattito è oscillato fra l’annuncio di proteste clamorose e la prudenza di non guastare l’immagine mentre è in atto il poco turismo estivo ed è stata chiesta anche la presenza del comandante dei vigili urbani, come memoria storica del paese. In mattinata in Provincia, nell’assessorato di Michele Conserva, assessore, proprietà e sindaco hanno deciso di tenere un tavolo tecnico il 30 agosto per le decisioni del caso.
A Laterza la Progeva è la sola azienda sopravvissuta alla crisi, la Miroglio ha chiuso e la sua riapertura è il solito business fra politica e imprenditori con i soldi pubblici, la Curvet è in gravi difficoltà e la Natuzzi ansima. La Progeva è ampia 3 ettari, è autorizzata a trattare 45mila tonnellate di umido cioè rifiuti biodegradabili e a trasformarlo in compost, meglio detto concime, fertilizzante per campi e giardini e dà un po’ di posti di lavoro. Se non fosse per quel cattivo odore, che ogni estate guasta molte serate, sarebbe la beniamina dei laertini.
Dicevano gli antichi: per un acino di pepe s’è guastata la minestra.
]]>
Fri, 19 Aug 2011 09:00:00 GMT
La Gazzetta del Mezzogiorno, La Gazzetta del Mezzogiorno <![CDATA[Recuperati migliaia di beni archeologici ]]>
]]>

BARI - Il Nucleo dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Bari ha scoperto alcuni tombaroli che, soprattutto di notte, nelle province di Taranto e Matera, pur di impossessarsi di materiale archeologico da rivendere, non si facevano scrupolo di utilizzare escavatori per tracciare trincee lunghe metri, rivoltando la terra per individuare le tombe da saccheggiare. In questo modo in alcuni casi hanno danneggiato gli stessi beni. Nell’indagine risultano coinvolte 47 persone, responsabili a vario titolo di ricettazione, violazione in materia di ricerche archeologiche ed impossessamento illecito di beni appartenenti al patrimonio dello Stato. A conclusione dell’inchiesta nei giorni scorsi sono state eseguite 50 perquisizioni personali e locali in 21 Comuni nelle province di Taranto, Brindisi, Lecce, Potenza, Matera, Chieti, Cosenza, Arezzo, Napoli e Roma e sono stati recuperati 2.298 beni archeologici. L’operazione è stata denominata 'Tersitè, personaggio dell’Iliade di Omero, famoso per la sua codardia e simbolo dell’antieroe che non rispetta le regole, non si attiene al codice d’onore degli eroi e delle persone valorose.
L’indagine ha avuto inizio nel mese di dicembre 2010, sotto la direzione dell’Autorità Giudiziaria di Taranto ed è nata dalla segnalazione di scavi clandestini nelle aree di interesse archeologico della provincia jonica, avvalendosi di strumenti tecnici. Intensa l’attività di trafugamento di beni constatata. I militari hanno individuato, anche in flagranza di reato, alcune squadre di 'tombarolì che eseguivano gli scavi clandestini, spesso di notte. Oltre che nel tarantino, in particolare a Castellaneta e Laterza, zone molto ricche di necropoli, agivano anche a Metaponto e Montescaglioso, in provincia di Matera. I beni sottratti al patrimonio dello Stato giungevano ai ricettatori tramite l’intermediazione di personaggi locali, in contatto diretto con i tombaroli. Questi ultimi operavano senza scrupoli. I pesanti lastroni in pietra, posti a protezione delle tombe, venivano frantumati, causando spesso anche il danneggiamento dei delicati recipienti in ceramica, riccamente decorati, che costituiscono l’offerta simbolica di cibi e bevande.
Le squadre di tombaroli potevano anche contare su sofisticati metal detector che consentivano di individuare oggetti metallici di ornamento personale quali anelli, bracciali, fibbie, medaglie oppure monete, molto ricercate e richieste dai collezionisti. Oltre alle necropoli venivano saccheggiate anche le aree dove sorgevano antiche città. Sono state recuperate 1241 monete (di cui 66 in argento e 1 in oro); 29 reperti archeologici in ceramica (olle, askos, sphagheion, epichysis, oinochoe, ecc. del VI - IV secolo avanti Cristo); 25 reperti archeologici frammentati; 117 oggetti in metallo quali pendenti, anelli, medaglie (alcuni in oro); 6 fibule in metallo; 39 pesi da telaio in terracotta e metallo; 334 selci, 26 fossili; 1 spada antica in ferro; 1 statuetta in bronzo; 13 metal detector; 57 frammenti in metallo; 311 frammenti in terracotta; 6 frammenti ossei.
]]>
Wed, 6 Jul 2011 09:00:00 GMT
La Gazzetta del Mezzogiorno, La Gazzetta del Mezzogiorno <![CDATA[Clemente in marcia]]>
]]>

«Farò la mia gara, speriamo basti». I diciassette anni di Anna Clemente, medaglia d’oro nella 5Km di marcia alle olimpiadi giovanili di Singapore 2010, sanno di saggezza immediata, istintiva. Il Giappone è lontano, la Francia è più vicina, ma le distanze c’entrano poco, come la geografia: è una questione di tempo, è il futuro che sgomita. E allora: ai Campionati mondiali Under 18 di atletica leggera che si disputano a Lille dal 6 al 10 luglio, Anna Clemente, «allieva» laertina in forza alla Don Milani di Mottola (Fiamme Gialle in arrivo), si appresta ad andarci di tacco e di punta. Difenderà l’oro olimpico conquistato il 21 agosto di un anno fa, quando la sua marcia, lo sport e il web, portarono il mondo in Puglia. Fino a Laterza. Fino ai piedi della Murgia, passando per la collina mottolese.
Bene, nella casa di campagna dove la domenica ha altri colori e il tempo altre scansioni, le valigie sono quasi pronte: «Ci ho messo quello che serve, forse un po’ di più» dice Anna alla Gazzetta del Mezzogiorno. Il ritorno in paese fra qualche ora, poi il pranzo con papà Enzo, mamma Flora e il fratello Stefano a casa di nonno Luigi, poi ancora serata di avvicinamento al volo verso Lille, città della Francia settentrionale a due passi dal Belgio. La partenza, fissata alle 9,30 di questa mattina da Bari Palese, tinge di Jonio la marcia nazionale, che si fa due volte azzurra per questo: con Anna Clemente viaggiano anche Vito Minei (pure lui di Laterza) e Michele Palmisano (fratello 16enne della professionista Antonella), attesi nella 10km, e Tommaso Gentile, infaticabile «coach» della Don Milani e tecnico federale che ai miracoli senza fatica non crede. Il calendario: «A me tocca alle 16,15 di venerdì 8, Vito e Michele corrono alle 9,45 di sabato 9: per loro, tutto bene negli allenamenti , i russi gli avversari da battere» informa l’olimpionica di Singapore.
Lei, l’Anna dei miracoli impastati di lavoro, passione e talento, lei che ritrova in terra di Francia, forse molto più temibili di allora, le avversarie del «Bishan Stadium»: l’ucraina Alina Galchenko, superata di slancio alla penultima curva (prematuro, forsennato e suicida il suo allungo: arrivò sesta), e la russa Nadezhda Leontyeva, a sua volta battuta nel finale dalla cinese Mao Yanxue. Uno spettacolo. Che potrebbe ripetersi, a scenario aperto. «Sarà battaglia anche a Lille» prevede Anna Clemente. E poi, a rafforzare il concetto: «In pista, al momento, tempi quasi uguali - aggiunge - : 22’ e 27” il mio, 22’ e 33” per la Leontyeva, 22’ e 37” per la Galchenko». Frazioni di secondo a parte.
Il contesto, però, si preannuncia diverso: le avversarie hanno imparato a conoscere Anna. «E io loro, ma non cambia molto le cose» ribatte, con calma olimpica, a prova di metafora, l’atleta di Laterza. «Marcerò senza guardarmi intorno, come so fare» aggiunge. Sapendo che ci sono anche le altre, pronte a correre come sanno fare. Pronte come le valigie di Anna. Tante le «dita incrociate» sistemate alla rinfusa. Lille (significa isola in fiammingo) è più vicina.
]]>
Mon, 4 Jul 2011 09:00:00 GMT
Corriere del Giorno, Massimo D'Onofrio <![CDATA[Economia, la crisi del modello “Pantalone”]]>
]]>

Il «modello Pantalone» non funziona più. Almeno non da noi, dove il sistema della legge 181 – messo a punto per il rilancio di aree industriali – ha dato una pessima prova di sè.
Miroglio, Natuzzi e Curvet sono tre case history esemplari di come dalla metà degli anni ’90 sino alla metà del decennio successivo si sia puntato su un modello sbagliato o che, ora si può dire, non è stato in grado di funzionare. I tre casi, certo, hanno origini e sviluppi diversi ma in comune hanno il finanziamento pubblico erogato prima con Spi, poi con Sviluppo Italia, quindi con Invitalia e “piovuto” su un territorio ben circoscritto che va da Castellaneta a Ginosa, passando per Laterza, dove mancava totalmente un tessuto industriale che perciò è stato “inventato” di sana pianta.
Non c’era il tessile di Miroglio, un settore maturo e soggetto a crisi congiunturali, come sanno tutti gli studenti di economia. E infatti un paio d’anni dopo l’apertura degli stabilimenti (nel ’97) il Gruppo di Alba ha cominciato ad accusare la “crisi tarantina” – perchè il resto della holding ha continuato a fare profitti, diversificando – conclusasi con la chiusura dei due stabilimenti e la messa in cassa integrazione di centinaia di dipendenti (227 quelli attualmente in attesa di futuro). In mezzo 96 miliardi di vecchie lire di fondi pubblici (quasi il 62% sul totale investito, 155) erogati praticamente a babbo morto, cioè senza eventuali meccanismi di restituzione o comunque di “radicamento” al territorio, con una lunghissima trafila tra Regione Puglia e Ministero dello Sviluppo economico per trovare un’alternativa imprenditoriale credibile.
Cospicuo anche il finanziamento incamerato dal Gruppo Natuzzi di Santeramo per i due stabilimenti di Ginosa e Laterza, avviati nel 2001: siamo nell’ordine di 50 milioni di euro secondo dati aziendali. Tempo fa, quando la crisi ha investito il polo del divano imbottito, l’allora consigliere regionale Pd Paolo Costantino si chiedeva «perché si sono concessi ingenti finanziamenti pubblici se la strategia perseguita fin dal 2000 era di affrontare un riposizionamento produttivo, logistico e commerciale?».
Bella domanda. Forse bisognava pensarci prima, visto che ora sono diverse centinaia i lavoratori dei due stabilimenti in cassa integrazione (1540 nel Gruppo) e a metà luglio, a Roma, sarà riesaminato un accordo di programma che doveva rilanciare il sistema-salotto e a tutt’oggi non è mai stato concretizzato. Ci vorranno buone idee (innovazione nei prodotti e nei sistemi) per consentire al colosso di Santeramo di rimettersi in moto.
Nel caso Curvet, invece, sotto accusa sembra essere la gestione dell’azienda che lavora vetri speciali, con un management che dopo aver incassato 15 milioni di fondi pubblici (sui 21 investiti) non ha praticamente mai messo piede a Laterza. E oggi siamo alla cassa integrazione a rotazione per i 42 dipendenti (ma nel progetto finanziato dovevano essere 86) e con la continuità aziendale messa a rischio dalle difficoltà finanziarie della casa madre.
Tre casi in cui i soldi pubblici hanno temporaneamente generato occupazione e, subito dopo, prodotto cassa integrazione, crisi e chiusura. Ciò che non è nato, e che serviva più di tutto, è un tessuto economico autonomo e non trapiantato, con una classe imprenditoriale autoctona capace di innovare e rischiare in proprio: ecco perchè la legge 181 ha sostanzialmente fallito i suoi obiettivi.
]]>
Mon, 4 Jul 2011 09:00:00 GMT