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Civica benemerenza a Giovanni Naselli, maggiore dei carabinieri: è stata consegnata nei giorni scorsi dal commissario prefettizio Antonio Paglialonga, con riferimento a quanto deliberato in febbraio dalla giunta Cristella, su segnalazione della locale Associazione dei Carabinieri “Nunzio Larocca”. «Cerimonia sobria, ma significativa» l’ha definita Paglialonga, leggendo, nell’auditorium comunale “Michele Giannico” le motivazioni che hanno portato al riconoscimento. Di madre laertina e padre castellanetano, nato quarant’anni fa a Piacenza, Giovanni Naselli ha frequentato il liceo scientifico al “Vico” di Laterza prima di intraprendere la strada che l’avebbe poi portato a bruciare i tempi nella Beneamata.
«Quegli anni mi hanno segnato positivamente la vita» ha detto il maggiore, ringraziando. «Insieme al tricolore porterò con me in Italia e nel mondo il gonfalone di Laterza, città in cui torno sempre volentieri e a cui mi legano affetti, ricordi e amicizie». Introdotta da Leonardo Pugliese, ex vicesindaco, si è svolta a seguire la presentazione del libro scritto a quattro mani da Cataldo Pantaleo, già comandante della locale stazione dei carabinieri, cittadino onorario di Laterza dal 2004, tarantino, e il giornalista Mirco Maggi: “Nome in codice, Ombra” (Laurus Robuffo, 2008). Racconta la storia del maresciallo dei carabinieri Sebastiano D’Immè, barbaramente ucciso il 6 luglio 1996 durante un'indagine sulla malavita, a Locate Varesino: aveva 31 anni ed era sposato da appena otto mesi. La testimonianza e il dolore del collega ed amico, Cataldo Pantaleo, hanno poi ispirato il libro: «E’ stato come rivivere quei giorni terribili – ha detto il capitano Pantaleo -, ma era doveroso far conoscere, soprattutto ai più giovani, Sebastiano D’Immè: come uomo e come carabilniere. Un esempio per tutti noi».
» La Gazzetta del Mezzogiorno
» Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno » Autore: Francesco Romano
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