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«Nelle cellule staminali, l'eternità». Per un attimo, lo sguardo di Patrizio Mazza, oncologo, incrocia quello di don Domenico Affortunato, vice parroco di Santa Croce, e l'incontro che si tiene nel salone della chiesa laertina, per iniziativa del Polo della donazione (Admo, Fidas, Ato) sul cordone ombelicale che "alimenta la speranza", si accende di luce condivisa. Concetti da divulgare: la capacità delle cellule staminali emopoietiche ad «automantenersi» e a trasformarsi in un «prodotto di utilizzazione immediata», e, appunto, la grande speranza sottesa alla donazione. Concetti lenti a farsi strada, spiega il dottor Mazza. Al Sud «le cose vanno peggio» rincara l'oncologo: ma è proprio dal Sud, magari dalla Puglia, che il cambiamento può partire. Il presente: «Si è persa la continuità che la cultura del Mediterraneo rappresentava», si è perso il senso del «tramandare» che con l'«eternità» ha molto a che fare, insiste il neo consigliere regionale. Dell'uditorio, raccolto nello spazio discreto del salone, si sente quasi il respiro.
Il da farsi: «Bisogna tornare alla semplicità della gente, al lavoro della terra, allo stupore fecondo per le cose conquistate passo dopo passo». Le cellule staminali intente ad «automantenersi» sono la con tinuità cercata, la gratuità del dono ne può amplificare l'«onnipotenza»: ma «serve un progetto» perché la donazione, del midollo osseo o del cordone ombelicale, trovi, in un colpo solo, riscontri e slanci. Intorno a problemi giuridici possibili (il cordone, di chi è?), riflessi etici e limiti organizzativi, fioccano dubbi e domand e.
Certezze: «Avessimo oggi dati più confortanti per agire su vasta scala - dice Mazza -, saremmo impossibilitati a farlo: centri di raccolta diradati, spazi ristretti, operatori insufficienti». Si parla della "Banca del cordone ombelicale" di San Giovanni Rotondo (alla Casa sollievo della sofferenza, autorizzata dalla Regione): "Una conquista, ma servono punti di raccolta e di stoccaggio che facciano rete col centro dauno, e si rendono necessari investimenti e risorse indispensabili per dare riferimenti alla donazione e funzionalità agli interventi". Sollecitati da Gianvito Bruno, coordinatore del Polo laertino, sulla donazione che prova a farsi "cultura" intervengono i responsabili territoriali dell'Admo (midollo osseo), dell'Ato (trapianti d'organo), della Fidas (sangue). Cifre e percentuali (popolazione, malati, donatori) stridono ancora, ma il volontariato batte un colpo, e Patrizio Mazza rilancia il segreto, tutto umano, dell'«immortalità» solidale.
» La Gazzetta del Mezzogiorno
» Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno » Autore: Francesco Romano
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